Così la tecnologia sta cambiando il gaming

Gaming e tecnologia

Quanto è cambiato il mondo dei videogame nel terzo millennio?

Una volta per divertirsi a platform, sparatutto o simulazioni calcistiche era necessario munirsi di diversi gettoni nelle sale giochi o acquistare una di quelle console casalinghe che si collegavano con un paio di cavi ai televisori rigorosamente a tubo catodico. Con l’arrivo dei sistemi portatili come il Game Boy il concetto di gaming si è espanso ancora più rapidamente, perché l’accesso al gioco era divenuto molto più agevole: già negli anni ’80 c’era a chi in auto o in spiaggia bastavano una croce direzionale e due pulsanti per vivere avventure videoludiche entusiasmanti.

Oggi il gaming non viene visto più come un normale passatempo. Per migliaia di appassionati giocare ai videogame è diventato addirittura competitivo. I giocatori non devono più limitarsi a superare le prove imposte dall’intelligenza artificiale, passando da un livello all’altro e migliorando le proprie abilità per finire il gioco nella maniera più agevole possibile. Con alcuni titoli è possibile avviare sfide persino decennali, perché ogni partita è diversa lo stile che si può adottare in uno specifico gioco può essere affinato a più riprese. Si pensi ai videogiochi sportivi o di guerra, in cui deve emergere necessariamente un vincitore alla fine di ogni incontro.

A cavallo tra il secondo e il terzo millennio la PlayStation, nata da una mancata collaborazione tra Sony e Nintendo, ha rivoluzionato di fatto il significato di videogame, permettendo a molti termini del vocabolario di settore di entrare nel linguaggio comune. Non a caso oggi la PlayStation viene considerata come la console iconica per eccellenza e gode di una notevole longevità, al contrario di quanto accaduto alle macchine di casa SEGA, che ha abbandonato il lato hardware già da molto tempo, ormai.

Gli anni 2000, però, sono noti anche per aver diffuso a tutto spiano internet nelle nostre case, potenziando a dismisura la connettività in tutto il mondo.

Se una volta era obbligatorio avere fisicamente di fianco un amico con un secondo gamepad per giocare insieme, oggi basta collegarsi via rete con chi possiede lo stesso gioco o addirittura sfruttare i servizi cloud per usufruire di titoli che in realtà non si possiedono e che magari non potrebbero essere eseguiti correttamente sul proprio dispositivo.

Già, perché mentre le console sono studiate appositamente per un catalogo di titoli a loro dedicati, i pc sono molto più versatili sotto questo punto di vista e a seconda delle configurazioni di processore, scheda video e altri componenti possono reggere il passo con la “console war”. Anche i telefonini sono ormai in grado di supportare videogame propriamente detti. I giochi virtuali sono approdati su internet parecchi anni fa, diramandosi tra vecchi giochi in scatola digitalizzati, slot machine sul web e singoli portali che ripropongono unicamente storici passatempi alla stregua di “nomi, cose e città”.

Oggi, navigando tra gli store per applicazioni presenti su tutti gli smartphone moderni c’è l’imbarazzo della scelta. Le frontiere del gaming sembrano non conoscere più confini, anche perché l’industria dei videogiochi rappresenta uno dei comparti più fruttiferi dell’intero settore dell’intrattenimento, che nel prossimo futuro non mancherà di giovare di tutte le novità tecnologiche che possano fare al caso dei gamer. Molte aziende stanno già investendo nella realtà aumentata e tra 6G e metaverso gli amanti del gaming continueranno ad essere stuzzicati almeno per un altro decennio. Come ai tempi del Game Boy, basta saper combinare i pulsanti…

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