Fonti di nutrimento | Un destino infame

Sapien(temente)s famelici: il destino infame delle fonti di nutrimento

Sull’orlo del baratro tra catastrofismo e allarmismo, la prospettica scarsità e il peggioramento della qualità delle risorse di nutrimento iniziano a turbare seriamente l’uomo.

Dal momento in cui l’”acaro” del consumismo ha fagocitato anche la fruizione dei beni di prima necessità, il settore agricolo ha mal attutito i colpi della nostra (quella umana) bulimia di cibo.

Quest’ultima, ramo avvelenato della solita smania della mal interpretata ricerca di benessere, si è accresciuta, mentre parallelamente il problema fame e malnutrizione sconvolgevano e davano vita ai Paesi del Terzo Mondo.

Bulimia di cibo, fame e malnutrizione sono problematiche gemelle eterozigote dello stesso utero: pessima gestione delle risorse agricole e dell’ambiente.

La parabola ascendente della domanda dei beni alimentari, incentivata anche dall’aumento della popolazione mondiale, ha fatto da propulsore alle produzioni; consegnandoci nel tempo e chiavi in mano terreni stressati e al collasso, animali privi di benessere e pompati di antibiotici, compromissione della biodiversità, fragilità della sicurezza e della qualità del cibo.


Fonti di nutrimento


L’anoressia dell’agricoltura è uno dei tanti grattacapi del presente e del futuro, la compromissione di tutte le filiere agricole è palese. La capacità di compensare la qualità e quantità dei beni di prima necessità è surreale, labile e fragile, anzi essa è stata identificata con una reale incapacità.

Sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare devono essere i nuovi mantra. Le pratiche agricole nei prossimi quaranta anni devono essere molto più flessibili, riflettere la naturale multifunzionalità dell’agricoltura e sapersi adattare ai cambiamenti e alle incertezze ambientali.


Resilienza e adattabilità: queste le proprietà richieste!


La biodiversità, intesa anche come biodiversità agricola, incorpora tali due caratteristiche. Essa è “fiabescamente” un antidoto, presente già in natura, anche se violentata nelle ultime decadi, capace di ridare equilibrio; il suo ripristino li dove affievolita o annichilita o il supporto alla sua intensificazione potranno ridare linfa all’agricoltura.

I piccoli agricoltori, da sempre custodi ancestrali della biodiversità, assumeranno un ruolo da protagonisti per il ripristino delle filiere agroalimentari, soprattutto in realtà come i PVS, Paesi emergenti e Paesi del Terzo Mondo.

Il fascino indiscusso di alcune tecniche di coltivazioni come la idroponica sono la riflessione sulla flessibilità di rivedere le modalità produttive in contesti ambientali incerti.

A suscitare delle perplessità è la prospettiva della creazione del cibo in provetta.

Se qualche decennio fa l’uomo in provetta aveva lasciato basiti tutti, altrettanto sentimento dovrà scuoterci per l’”hamburger in provetta”.

Non scrivo in una fase di delirio, né tale notizia è frutto della personale crepuscolare fantasia, bensì la “cruda” realtà.

Il co-fondatore di Google, Sergey Brin, sta investendo nel “synthetic hamburger” (hamburger sintetico). Forse spinto dalla “illuminata” consapevolezza che neanche il ritorno dell’uomo nelle vesti di cacciatore di cibo potrà dare al sapiens sapiens modo di sfamarsi.

Le perplessità sono dovute, forse per chi crede ancora nel buon senso di rivedere la nostra educazione alimentare, il rispetto della natura e dei suoi processi.

#fontidinutrimento.

Leggi anche: L’impellente sostenibilità del Pianeta Terra

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