fbpx

Impatto ambientale e sanitario della centrale a carbone di La Spezia

impatto ambientale

Centrali Termoelettriche 

Premessa

Da decenni si dibatte circa l’impatto ambientale e sanitario delle centrali termoelettriche alimentate a carbone, senza che peraltro si affronti a livello nazionale la strategia energetica nazionale, cosa che ha portato l’Italia, unico Paese fra quelli appartenenti all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), a non avere un Piano Energetico Nazionale ed a dipendere per l’84% del suo fabbisogno energetico dall’importazione.

Al netto da tasse ed imposte, gli Italiani pagano l’energia elettrica il doppio dei francesi, il triplo degli svedesi ed il sessanta per cento più della media europea.

Ciò ha come conseguenze nefaste:

1) la criticità dell’approvvigionamento, dipendente dalla situazione congiunturale variabile nel tempo;

2) la minore credibilità come affidabilità energetica. Come è noto una delle voci più importanti nel calcolo del rating da parte delle Agenzie si basa proprio su questa voce;

3) un aggravio nella competitività da parte del comparto industriale, pagando l’energia molto più delle industrie straniere degli stessi comparti;

4) un pesantissimo aggravio del debito pubblico, secondo gli economisti dell’energia, addirittura per un terzo del totale.

A ciò si aggiunge il pesantissimo carico fiscale:

le tasse e le imposte sull’energia costituiscono la seconda entrata per lo Stato, dopo i prelievi in busta paga e prima delle partite IVA. Si paga persino l’IVA sulle accise, cosa peraltro incostituzionale, cosa sottolineata da uno degli Autori (Ruberti) il 13 aprile dello scorso anno nel corso del Convegno svoltosi in Senato.

Tuttavia, in questa breve comunicazione, desideriamo rimarcare il pesantissimo impatto ambientale e sanitario della centrale termoelettrica “Eugenio Montale” sita a La Spezia. Impatto ambientale e sanitario Se volessimo tracciare un bilancio corretto dell’impatto dell’utilizzo del carbone per produrre energia, per correttezza dovremmo farlo per tutto il ciclo del combustibile.

Partire cioè dall’estrazione, che presenta un altro grado di inquinamento e di perdite di vite umane per incidenti (senza contare gli invalidi ed i morti causati dall’antracosi, malattia altamente invalidante), secondo il WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità) valutabile statisticamente in circa 7000 addetti l’anno, di cui 5000 in Cina, per continuare con il trasporto con la conseguente dispersione delle polveri, cosa che si verifica puntualmente anche nel corso dell’alimentazione degli impianti, specialmente in caso di vento (vedi ad esempio Fossamastra), la combustione con la conseguente formazione di gas e ceneri, l’impatto dei gas sull’atmosfera e delle ceneri su suolo e falde, per finire con lo smantellamento degli impianti.

Inoltre è noto che il carbone che viene combusto non è mai puro:

presenta quantità significative di metalli pesanti (uranio compreso), mercurio (altamente tossico e cancerogeno, causa effetti nefasti al sistema nervoso provocando ritardi mentali), zolfo (ad esempio il carbone del Sulcis ne presenta quantità industriali, tanto che a volte prende fuoco quando portato in superficie!), ossidi di zolfo e di azoto, metano ed altri inquinanti.

Secondo un articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista Scientific American nel dicembre 2007, una centrale a carbone disperde nell’ambiente 100 volte più radiazioni di una centrale nucleare che produce la stessa quantità di energia”. Inoltre, le scorie sono disperse nelle ceneri.

Tra l’altro, una centrale da 1000 MW termici produce ogni anno 240.000 metri cubi di ceneri che, inevitabilmente, sono disperse nell’ambiente. E’ vero che, da alcuni anni, per Legge, le ceneri sono (o dovrebbero essere) compattate e/o utilizzate nei cementifici, ecc., ma questo avviene da pochi anni, mentre per decenni le ceneri sono state sotterrate (vedi Pitelli) o disperse in mare.

Quelle sotterrate, oltre ad inquinare i terreni, inquinano le falde, quelle disperse in mare, provocano danni minori, soprattutto morie di organismi delle zone interessate. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) una centrale a carbone da 1000 MW termici, ossia 400 MW elettrici, causa ogni anno 4000 morti per carcinomi e malattie polmonari.

Sempre secondo lo stesso Ente, in Europa possiamo quantificare una morte ogni due causata dalle emissioni delle centrali a carbone, questo senza calcolare le morti e le malattie indirette causate dall’inquinamento delle falde causato dalle ceneri.


miniera a carbone e impatto ambientale
Un minatore al lavoro in una miniera di carbone in una foto senza luogo e datata “circa 1915” (Hulton Archive/Getty Images)

impatto ambientale
Esplosione miniera di carbone in Cina si scava per cercare i sopravvissuti – Da Internet

impatto ambientale
Esplosione miniera di carbone in Cina Caschetto di una delle vittime – Da Internet

Centrale “Eugenio Montale” ubicata a La Spezia


impatto ambientale
Centrale ENEL Eugenio Montale – Da Internet

La centrale in oggetto è stata originariamente costruita per essere alimentata ad olio combustibile ed è stata resa operativa nel 1962.

L’impianto era costituito da ben quattro Unità  di produzione energia elettrica di cui due da circa 320 MWe cadauna, dotati di caldaie a corpo cilindrico con produzione di circa 1000T/h di vapore, e due di doppia potenza rispetto alle prime.

I successivi revamping delle unità  1 e 2, durante gli anni di scelta del combustibile “metano”, che hanno determinato una conversione da caldaia originale, del tipo a circolazione acqua assistita e con circuito aria-fumi a tiraggio bilanciato dotato pertanto di ventilatori aria prementi ed aspiratori gas, a “scambiatori di calore” che sfruttano pertanto le caratteristiche termiche dei gas di scarico dei turbogas, oggi installati ed  attualmente  non utilizzati, per la produzione di vapore utile ad ottenere energia meccanica in adeguate turbine a vapore e quindi, tramite un generatore elettrico coassiale, a produrre energia elettrica determinando così un “ciclo combinato” con potenza di circa 300MWe.

Rimane per ultima ed unica in esercizio  l’unità 3 che può bruciare anche carbone in una caldaia a ciclo termodinamico ipercritico.

Secondo alcuni residenti, che in passato hanno lavorato nella centrale, per alcuni anni nella stessa sono stati bruciati anche residui non riutilizzabili provenienti dalla raffinazione del petrolio, cosa che peraltro andrebbe verificata attraverso la caratterizzazione delle scorie presenti in vari siti dove sono state sotterrate le ceneri.

Come più sopra brevemente delineato, nel 2001 l’ENEL attuò la riconversione della centrale: due delle unità erano state riconvertite per bruciare metano, molto più caro del carbone ma meno inquinante, producendo circa il 10% di polveri sottili rispetto al carbone.

Va sottolineato che il metano è 44 volte più efficiente dell’anidride carbonica come gas serra, ma questo è un altro discorso.

Attualmente però l’unico gruppo che è funzionante è alimentato a carbone poiché, secondo l’ENEL, è il più conveniente. Questo è vero se si esclude il pesantissimo impatto causato dalle emissioni, comprese le polveri sottili, e le ceneri prodotte.

Inoltre, la centrale di La Spezia è l’unica in Italia ad avere il pontile di scarico dalle navi scoperto, con inevitabile dispersione di polveri sottili e non, che si depositano nei siti limitrofi, provocando ovvi problemi sanitari ai residenti.


Utilizzo del Carbone a minore impatto ambientale


Mentre a La Spezia ed in generale in Italia continuare con il carbone ha poco senso, anche perché è comunque importato, i Paesi che dispongono di vaste riserve ed incrementano continuamente i consumi energetici, difficilmente ne abbandoneranno l’utilizzo. Questo rende critica la situazione ambientale globale. Sono però attualmente in corso studi e ricerche volte a diminuire drasticamente l’impatto ambientale e sanitario del carbone.

Pregevole da questo punto di vista la ricerca effettuata dall’ENEA:

“Modelli avanzati di combustione del carbone e della produzione di inquinanti. Simulazioni CFD del reattore ISOTHERM-ITEA alimentato con carbone Sulcis”, poiché dimostra la fattibilità di abbattere drasticamente l’impatto prodotto dalla combustione di carbone anche di scarsa qualità.

Gli autori di queste righe rimangono però dell’opinione che la soluzione migliore per produrre energia resta quella nucleare, affiancata ove possibile dal solare termodinamico a concentrazione (brevetto dell’ENEA).

Viene in mente la famosa frase che ebbe a dire nel 1972 il ministro delle risorse energetiche dell’Arabia Saudita: “… l’età della pietra non è finita perché sono finite le pietre, ma perché sono state sviluppate nuove tecnologie, così l’età del petrolio (e del carbone aggiungiamo noi) non deve finire quando finirà il petrolio, ma quando saranno disponibili nuove tecnologie”.

Coautore del presente articolo è Enrico Fregoso.

Leggi anche: Inquinamento Marino | Il Dramma dei Rifiuti Plastici.

Avatar photo
Ettore Ruberti

Naturalista, giornalista scientifico. Professore di Biologia, Chimica, Fisica e Geografia fisica presso il Liceo Scientifico e Linguistico “Maroni” di Varese dal 1983 al 1989. Giornalista free lance, dal 1977, con collaborazioni con le seguenti testate: La Prealpina, Il Giorno, La Stampa, Inquinamento, Il Medico e il paziente, Oasis, Geodes, Migratori Alati, Le Scienze, Petrolieri d’Italia, Ambiente, ecc. Redattore da luglio 1988 a febbraio 1990 presso la rivista Acqua & Aria. Attualmente scrive, per conto dell’ENEA e come attività intellettuale su 21mo Secolo, MuseoEnergia, L’Eco dei Laghi, ecc. Collaborazioni con Enti ed Istituti di ricerca nel campo zoologico, in particolare inserito nel Gruppo di Lavoro Uccelli Migratori dell’Organizzazione Ricerche Ornitologiche dell’RGF dal 1978 al 2010, in cui curava anche l’informatizzazione e l’elaborazione statistica dei dati validati dall’INFS di Bologna e dall’IWT di Slimbridge. Partecipazione gratuita e svolta fuori dall’orario di lavoro, dal 2011, con la Fondazione Gianfranco Realini per la valorizzazione del territorio che si occupa di Zone Umide (paludi, canneti rivieraschi, torbiere, ecc.), in relazione alla possibile partecipazione (in collaborazione con due gruppi di lavoro dell’ENEA Casaccia) ad un progetto LIFE. Collaborazione con l’Università di Pavia, in seguito ad una richiesta ufficiale di quest’ultima all’ENEA, volta alla classificazione di Aracnidi ed Insetti. Collaborazione portata a termine. Collaborazioni con vari Editori per opere editoriali nei campi suddetti e per la referizzazioni di studi e ricerche. I campi in cui ha acquisito le maggiori competenze sono: Entomologia, Aracnologia, Erpetologia, Evoluzionismo, Gestione delle Risorse naturali, Fotografia e Cinematografia Scientifica, Microscopia (sia ottica che elettronica), oltre naturalmente all’elaborazione e gestione dell’informazione, sia a livello divulgativo che scientifico Dipendente dell’ENEA dal 9 aprile 1990, Assunto per concorso per assunzione in prova, con qualifica di giornalista scientifico (7° livello) (Gazzetta Ufficiale – IV Serie Speciale – “Concorsi ed Esami” – n. 103 del 30 dicembre 1988) approvata dal presidente dell’ENEA con delibera n. 24/89/G del 21/12/89, cui si richiedevano almeno otto anni di esperienza nei settori giornalistico scientifico e didattico (provati con ampia documentazione), con graduatoria 95/100. Assunzione divenuta a tempo indeterminato dopo sei mesi (sempre al 7° livello). Inserito nella Divisione Relazioni Esterne, sede di Milano, si è occupato di diffusione dell’informazione, con interventi anche in ambito scolastico ed universitario, organizzazione di Convegni, Conferenze, ecc., spesso ha anche coadiuvato il personale della sede, in particolare Dr. Sani, Dr. Gavagnin, Prof. Bordonali, Sig. Griffini, Dr. Valenza, Prof. De Murtas. Ha pubblicato vari articoli sulla problematica relativa agli OGM sulla rivista “AgriCulture”, aprile 2003, su Migratori alati nel 2001, 2002, 2003, 2004, su La Padania nel 2005, 21mo Secolo. Dal 1991 segue le problematiche relative allo sviluppo dell’Idrogeno come vettore energetico, per conto della Divisione Tecnologie Energetiche Avanzate, che rappresenta ufficialmente al Forum Italiano dell’Idrogeno, inserito nel Consiglio Direttivo e all’AIDIC dove, dal 1993 al 1997, era stato costituito un gruppo di lavoro “CO2: riduzione, contenimento della produzione e riuso” che ha cessato la sua attività nel 1997. Nel contesto di questo incarico ha organizzato vari Convegni e tenuto Conferenze in Italia e all’estero, ha inoltre pubblicato vari articoli su riviste Scientifico-divulgative, tra cui: un articolo interno su “Le Scienze” (edizione italiana di Scientific American) del settembre 2000: “Idrogeno: energia per il futuro” N° 385, settembre 2000, pag. 90/98; un articolo concernente il sistema idrogeno sul numero monografico del 1996 dell’Organo ufficiale degli Ingegneri della Svizzera italiana, pubblicato come Atti di un Convegno sull’argomento; un numero, quasi monografico, di “Petrolieri d’Italia”, 2001; alcuni articoli su 21mo Secolo dal 1994 al 2006; ha inoltre effettuato vari interventi su televisioni italiane e svizzere; .ha partecipato, nel l’ambito del Forum, in qualità di Docente al Corso sulla sicurezza del sistema idrogeno, tenutosi nel 2002 presso l’Istituto Superiore Antincendio dei Vigili del Fuoco, sotto l’egida del Ministero degli Interni. E’ coautore del libro bianco sull’idrogeno “Linee guida per la definizione di un piano strategico per lo sviluppo del vettore energetico idrogeno”, scritto dai membri del Forum. Ha presentato, primo in Italia, un lavoro concernente l’utilizzo di nanotubi di carbonio per l’accumulo ed il trasporto dell’idrogeno (sotto forma di poster), al SolarExpo di Verona nel dicembre 2000. Nell’ambito degli incarichi portati a termine, ha seguito, per conto del Professor Umberto Colombo, gli sviluppi delle ricerche sulla Fusione Fredda, campo in cui ha anche pubblicato alcuni articoli, ed è in corso di stampa un libro che ha scritto sull’argomento. Lavorando in questo ambito, ha acquisito una significativa conoscenza della meccanica quantistica e dei fenomeni nucleari ed elettromagnetici nella materia condensata. Per questo motivo, nel 2004 è stato eletto Membro dell’International Society For Condensed Matter Nuclear Science. E’ Autore di diverse pubblicazioni concernenti la produzione energetica per mezzo della fissione dell’atomo ed i relativi problemi legati alla sicurezza ed all’impatto ambientale. Dal giugno 1996 al giugno 2010 Ricercatore nella Divisione GEM (1996-2001) e BIOTEC (2001-2010) inserito nel Board di Direzione, anche se ha continuato a dedicare una parte del tempo (valutabile al 20% del totale) all’idrogeno. In questo ambito ha lavorato in sinergia con il Professor De Murtas, con il quale collaborava anche precedentemente. Ha pubblicato, sulla rivista Energia Ambiente e Innovazione, n° 6/1997, una monografia sull’Evoluzione Biologica, campo in cui è uno specialista. Ha sviluppato una nuova ipotesi sul ruolo svolto da un debole campo elettromagnetico in argille di origine magmatiche (le montmorilloniti) nella formazione delle prime macromolecole biologiche, ipotesi che sta sottoponendo a verifica sperimentale. In particolare, la parte sperimentale sarà sviluppata presso il laboratorio del Dr. Francesco Celani dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali di Frascati. Sta sviluppando un sistema per la riconnessione di tessuto nervoso reciso, attualmente sui Molluschi Gasteropodi Polmonati (Limax ruber), ma con l’obiettivo di applicarlo ai Vertebrati e, quindi, all’Uomo (si tenga presente che non vi è nessuna differenza rilevante fra il tessuto nervoso dei Molluschi e quello dei Vertebrati). Ha sviluppato, in collaborazione con il Prof. Brera (Rettore dell’Università Ambrosiana), un Progetto di ricerca (Progetto Against Malaria) volto all’interruzione del ciclo del Plasmodio che causa la malaria nel ciclo biologico delle Zanzare del genere Anopheles. Progetto per cui ha proposto all’ENEA una collaborazione. Insieme con il Professor De Murtas, nel 1977, ha scritto un libro sulla Biodiversità. Attualmente è impegnato ad una revisione della classificazione animale, ai livelli superiori, in relazione ai principi della Nuova Sintesi, con gli apporti derivati dalla biochimica (non cladista, di cui rifiuta la teoria, i metodi e le finalità); sta realizzando un atlante di Anatomia degli Insetti, per cui ha elaborato una nuova tecnica di lavoro. Relatore, nel 2011, di una Tesi di Laurea concernente l’utilizzo del Batterio Ralstonia detesculanense per il sequestro dei metalli pesanti. Tesi presentata presso l’Università La Sapienza di Roma da Laura Quartieri che si è laureata con un punteggio di 107/110. Tale tesi è stata in seguito oggetto di pubblicazione su una rivista della Elsevier. Dal ’97 Professore a contratto di Biologia generale e molecolare all’Università Ambrosiana. Dal 25 settembre 2012 con qualifica accademica di Licentia Docenti ad Honorem per merito di chiara fama nella disciplina. Associato alla Società Italiana di Scienze Naturali, alla Società Entomologica Italiana, alla Società Herpetologica Italica, alla Società Italiana di Fisica ed alla Società Italiana di Biologia Evoluzionistica di cui è Socio fondatore. In passato associato all’Associazione Italiana di Cinematografia Scientifica e all’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani.

1 Comment
  1. Provate a convincere la K
    MerKel che è per il carbone contro il nucleare…
    TANTO NOI UBBIDIAMO A LEI…

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Il Progresso Magazine Online Logo

 

Associazione culturale “THE PROGRESS 2.0”
Direzione-Redazione-Amministrazione
Via teatro Mercadante, 7
70022 Altamura (Ba)
mail: [email protected]

SEGUICI SU