Immuni | Competenze digital per tornare alla normalità

Immuni

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E’ di Bending Spoons la App con la quale l’Italia cerca di dare un impulso tecnologico alla ripresa della normalità dopo quel 12 gennaio 2020, data in cui l’OMS dichiara per la prima volta l’esistenza di un nuovo virus polmonare: Covid-19. 

Immuni non è soltanto una App, o solo il frutto di una necessità, del genio di un team capace di realizzare e proporre una soluzione di tracciamento del virus, MA è SOPRATUTTO uno strumento di senso civico che, ora come mai, serve perseguire nella nostra quotidianità per controllare, isolare e intervenire sul virus. 

Ecco spiegato IMMUNI con 3 semplici TIPS.


Perché installarla


Con l’emergenza sanitaria alle spalle, il tessuto economico italiano necessità di interventi governativi ma sopratutto di riprendere le attività e di non fermarle. Un secondo lockdown avrebbe degli impatti devastanti su alcune filiere produttive, generando una depressione di liquidità che, sommata a quella già in essere, affonderebbe gran parte delle PMI e ditte individuali. Non solo, i risvolti economici si andrebbero a sommare a quelli psicologici, a lungo discussi ma poco compresi.

Immuni non è la soluzione, ma un’arma in più capace di tracciare il virus attraverso la tecnologia, di ripercorrere le interazioni avute da un singolo individuo con il fine di poter ricostruire la catena del contagio.

Lo scopo è semplice.


Che tecnologia usa Immuni


Basata sullo scambio di trasmissione attraverso Bluetooh low energy, Immuni è capace di generare codici chiave random creando una catena di contatti da ripercorrere nel caso di un paziente positivo.

Semplificando: Tizio ha scaricato la App Immuni e il suo cellulare ha il bluetooth acceso. Caio ha anch’egli scaricato la App Immuni ed incontra Tizio.

I due smartphone, in background (quindi senza bisogno di intervento da parte di uno dei due amici), si scambiano dei codici chiave temporanei appartenenti alla propria entità: ad esempio a Tizio sarà associato il codice A1B.1 – A Caio il codice A1B.2

Quando i due amici si incontrano, l’app Immuni di Tizio capta e registra il segnale bluetooth con il codice A1B.2 (appartenente a Caio) e gli invia il suo di codice. Così si genera localmente un record A1B.1+A1B.2 che definisce il contatto tra due soggetti.

Lo stesso accadrà per l’incontro con Sempronio in cui Caio scambierà nuovamente i codici, creando un nuovo contatto tra due soggetti.

Se Sempronio dovesse risultare positivo al Covid-19, genererà un “codice allarme”, e le autorità nazionali sanitarie avviseranno tutti i codici che Sempronio ha ricevuto. Nel nostro caso avviserà Caio.

Se Tizio dovessere risultato positivo al Covid-19, le autorità nazionali sanitarie avviseranno Caio del contatto, ma anche Sempronio, entrato successivamente a contatto con Caio.

Mi preme fare una precisazione, non è proprio così! Cioè se Sempronio è positivo, Caio non verrà subito avvisato, ma la App cercherà di capire la durata dell’esposizione, la distanza fra i due e altri fattori che ne attesteranno o meno il rischio di contagio (con ovvia marginalità di errore dovuta a disallineamenti di dispositivi etc.).

Uno strumento potentissimo e utilissimo per ricostruire la rete di relazioni avvenuta tra soggetti.


Chiarimenti sulla privacy


La privacy è una chimera da sempre sui tavoli di discussioni di ogni individuo. 

La App Immuni non ti traccia, non conosce la tua meta, al mare o in montagna, verifica unicamente se hai visto o no quella persona (non ha un sistema di geolocalizzazione che lavora in background).

La App non registra nome, data di nascita, indirizzo, email o numero di cellulare. I codici sono random, non associa il codice AB1.1 a Tizio per il resto dell’attività, ma cambiano periodicamente e cambiano a seconda degli incontri. E queste sono solo alcune delle implementazioni messe in atto dalla società per rispettare e tutelare la privacy di chi la scaricherà.

Lo ribadiamo: nessuno ha la presunzione di sostenere che sia la soluzione a tutti i problemi, ma sicuramente la digitalizzazione, così come ha permesso a migliaia di lavoratori di lavorare in smart, a numerosissime aziende di continuare il proprio business, può ancora una volta essere di supporto al sistema sanitario.

E’ ora di metterci in gioco, con responsabilità civile e perché no, un pizzico di curiosità.

Leggi anche: Gestione delle emergenze causate da Virus

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Giampiero D'Arconso

Giampiero è nato a Noci, in provincia di Bari. Trasferitosi a Torino all'età di 19 anni, è diventato dottore magistrale in Ingegneria Gestionale al Politecnico. Attualmente Relationship Manager in una multinazionale del settore bancario. Appassionato al tema dell'innovazione. Fra i suoi interessi la fotografia, il calcio ed il food.

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