LEGAL DESIGN, IL DIRITTO INCONTRA LA TECNOLOGIA.

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LEGAL DESIGN.

Tra le nuove competenze che gli studenti dovrebbero acquisire, al momento del loro ingresso nel mondo del lavoro, un posto molto importante occupa la conoscenza e la capacità di applicare la metodologia del ‘design thinking‘.

Tale metodologia si è imposta in questi ultimi anni per la sua capacità di generare risposte innovative a problemi e bisogni concreti.

E’ ormai sempre più utilizzato in contesti aziendali, negli studi professionali, tra i liberi professionisti, come metodo per migliorare costantemente. Viene persino utilizzato dagli avvocati.

Si chiama legal design.

Design thinking is a human-centered approach to innovation that draws from the designer’s toolkit to integrate the needs of people, the possibilities of technology, and the requirements for business success.” – Tim Brown, CEO of IDEO

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Quello del legal design si è rilevato essere uno dei campi di applicazione del design thinking più interessanti e stimolanti.


Per “legal design” si intende l’applicazione del design thinking al mondo del diritto. La finalità è realizzare forme di comunicazione e interazione che si propongono di migliorare le procedure legali e rendere la giustizia più comprensibile, più accessibile, più affascinante, più accattivante.

Una caratteristica del legal design è quella di visualizzare i contenuti legali attraverso sintesi grafiche, infografiche, mappe, schizzi, cartoon, strumenti interattivi.

MATERIA MULTIDISCIPLINARE.

E come potrebbe essere altrimenti visto che coinvolge una varietà di professionisti quali avvocati, giuristi, designer, comunicatori e programmatori.

Il legal design insegna a rendere chiaro e agilmente percepibile il framework alla base del nostro vivere in comune come persone, cittadini, aziende.

Ma, contrariamente agli altri tipi di design, quello legal non è focalizzato a persuadere l’utente finale ad acquistare un prodotto o a provare una particolare emozione.

Tende piuttosto ad incrementare la capacità dell’essere umano a prendere decisioni strategiche per se stesso. Il suo bersaglio è il cervello, e meno il cuore od il portafoglio.

Il legal design riverbera i suoi effetti anche nel campo dei compensi agli avvocati.

Infatti, il decreto dell’ 8 marzo 2018 n. 37  ha modificato il D.M n.55/2014 che regola la determinazione dei parametri di liquidazione dei compensi per la professione forense introducendo un interessante incentivo per i professionisti “giurassici”.


In particolare il comma 1-bis dell’art. 4 relativo ai parametri generali per la determinazione dei compensi in sede giudiziale introduce un aumento del 30% dei compensi quando “gli atti depositati con modalità telematiche sono redatti con tecniche informatiche idonee ad agevolarne la consultazione o la fruizione e, in particolare, quando esse consentono la ricerca testuale all’interno dell’atto e dei documenti allegati, nonché la navigazione all’interno dell’atto”.


E allora sarebbe molto smart inserire i collegamenti ai documenti depositati con l’atto principale; oppure creare link “interattivi” alla normativa citata nell’atto digitale; oppure ancora inserire link alle sentenze della Cassazione citate nell’atto.

E perché non inserire negli atti grafici, immagini a corredo del testo scritto e quale ulteriore spiegazione?

Il risultato sarebbe un atto completamente diverso rispetto a quello che siamo abituati a concepire e ad offrire ai nostri clienti.

MA QUALI SONO GLI IMPIEGHI DEL LEGAL DESIGN?

E’ una disciplina che può avere diverse applicazioni. Ad esempio nella progettazione di procedure, nella realizzazione di norme, nella produzione di materiali informativi nel campo legale.

E QUAL È IL SUO SCOPO?

Sicuramente quello di porre al centro del progetto l’utente finale. Ossia il destinatario del servizio giustizia, il destinatario di una sentenza, il cittadino tenuto ad osservare determinati obblighi.

Oggi il legal design viene studiato e utilizzato soprattutto in Finlandia e in Europa centrale.

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In particolare, nei paesi di lingua tedesca sono stati coniati termini appositi per la legal visualization (Rechtsvisualisierung); la visual legal communication (Visuelle Rechtskommunikation), e la visual law (Visuelles Recht).

ECCO ALCUNI DEI PRINCIPALI ESPONENTI DEL LEGAL DESIGN.

Margaret Hagan, suo il libro “Law by Design”, fellow alla Stanford University, esperta di design legale e della comunicazione, ritiene che sia necessario “to make law more accessible, useful & engaging”.

Accessibile, utile e accattivante:

così dovrebbe risultare la procedura civile all’esito del processo di informatizzazione.

Un processo di informatizzazione che trascura questi aspetti e si appiattisce su regole pensate per la “vecchia carta” può condurre a realizzare programmi e procedure che richiamano alla mente gli oggetti introvabili di Jacques Carelman.

Pensiamo ad esempio all’utilizzo nel processo telematico delle marche da bollo, che poi vanno annullate, per procedure che sono dematerializzate come i ricorsi per decreto ingiuntivo.

Ad un primo impatto parlare di Legal Design può coincidere con l’idea di trattare un argomento che si occupa di rendere più attuale e piacevole un ambito, quello legal, caratterizzato sovente dalla farraginosità, e incomprensibile ai non addetti.

Con il termine “Legal” si può intendere tutto ciò che concerne la legge e la giustizia ossia: contratti, processi e procedure; documentazione, accessibilità e conservazione della prova; i flussi, le metodologie e persino i tempi, biblicamente lunghi, che caratterizzano questo comparto dell’amministrazione pubblica.

Il legal design, che muove dall’esigenza di rendere il mondo del diritto chiaro, semplice, immediato, accessibile e comprensibile a tutti, non deve trascurare l’impatto estetico. Engaging, assolutamente necessario per attirare l’attenzione e rendere piacevole dal punto di vista dell’impatto visivo l’argomento trattato.

Possiamo fare l’esempio della redazione di un contratto o di un atto processuale.

Applicando il legal design otterremo un testo prima di tutto facilmente leggibile; scritto con caratteri abbastanza grandi da poter essere visionato senza l’ausilio di lenti d’ingrandimento (pensiamo alle clausole vessatorie in un contratto prestampato); e che, cosa più importante, esprima i concetti in esso contenuti in modo talmente chiaro e semplice da non necessitare dell’intervento di uno specialista per l’interpretazione dello stesso.

Se facciamo un salto indietro nella storia, una delle prime opere di legal design, certamente inconsapevolmente creato, è stato il Codice Napoleonico.

Ad un certo punto, infatti, si pensò di dare un ordine numerico, ma pur sempre dettato dalla logica, alle leggi che venivano promulgate in modo disorganico ed episodico.


Montesquieu, nel suo immaginato dépôt des lois (il ruolo dei parlamenti, ossia delle corti giudiziali che, come «depositi», garantiscono la “memoria” e l’applicazione delle leggi), ritiene che un’indicizzazione costituisca precondizione della conoscibilità, della stabilità e dell’imparzialità della legge.


In definitiva, un moderno repository delle leggi con quello che oggi definiremmo motore di ricerca; un indice numerico che sia semplice da usare e soprattutto utile.

Di una esperienza più moderna di legal design possiamo fruire grazie al lavoro della su citata  Margaret Hagan.

Grazie all’adozione di schemi e mappe mentali, all’analisi dei testi e della grafica con cui sono redatti, propone soluzioni che, servendosi di tecniche grafiche e progettuali usate nel design, ridisegnano e progettano il documento al fine di rendere gli atti prodotti di facile e chiara comprensione, e tutto senza sacrificare gli intenti e gli obiettivi espressi.

Un’altro esempio di legal design è quello fornito dal team finlandese guidato dall’avvocato Helena Haapio, a cui si deve il concetto di “Proactive law”; ossia la formazione delle persone, in ambito aziendale, perché operino con il supporto di metodologie e strumenti utili a percepire anticipatamente i problemi, le tendenze o i cambiamenti futuri, al fine di pianificare le azioni opportune.

L’obiettivo è sempre il medesimo:

attirare l’attenzione dell’utente finale.

In Italia Stefania Passera, Legal designer del team Lexpert, attraverso le Legal Design Jams, concilia le diverse competenze dei settori legale e progettuale, mediante incontri che hanno lo scopo di individuare gli obiettivi prefissati e lo studio grafico che poi gli obiettivi stessi dovranno possedere.

Le Legal Design Jams sono “type of events that bring together designers, lawyers and like-minded innovators to give an extreme user-centered makeover to existing legal documents”, e si ispirano alle jam session tenute dai jazzisti negli anni ’20.

Pensato per il settore pubblico, invece, è in Canada il legal design concepito da David Berman, veterano del graphic design e dell’information technology all’interno del progetto relativo al Human Resources Development Canada and Justice Canada.

COSA SI PROPONE IL PROGETTO?

Produrre una nuova versione dell’”Employment Insurance Act” riscritta in un plain language e con “a new format that respects plain graphic design principes”.

Anche in questo caso il design viene inteso come riprogettazione della “rule” perché si giunga alla redazione di un testo semplice, chiaro e attrattivo per il maggior numero di destinatari possibili.

Legal design e testi di legge.

Oggi grazie al legal design i testi di legge ed i loro contenuti vanno concepiti in un nuovo modo. L’avvocato deve essere in grado di offrire al cliente una migliore comprensione delle leggi, delle norme e degli atti.

Per fare tanto si avvarrà non solo più delle parole ma anche di disegni o schizzi grafici; di un linguaggio meno complicato e più chiaro, espresso attraverso una terminologia non troppo ricercata e degli schemi visivi, agevolando così la lettura da parte del cliente.

Il Legal Design è utile per la progettazione delle procedure, realizzazione di norme, produzione di materiale informativo in ambito legale.

Last but non least,  attraverso il legal design emergono nuove figure professionali, operanti per ora in Finlandia ed in altri paesi del centro Europa:

  • designer contracts: si occupano del formato, basandosi su aspetti diversi che definiscono l’impatto visivo del documento (design); la relazione con i propri utenti (relationship) e l’efficacia nel raggiungere l’obiettivo (content).
  • lawyer legal design: è una figura professionale che può essere ricoperta da un designer come da un avvocato. L’obiettivo è dare un messaggio più chiaro ai non addetti ai lavori utilizzando anche immagini esplicative.

Largo all’avvocato legal designer e addio alla penna stilografica!


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Maria Teresa De luca
Maria Teresa De luca

Avvocato cassazionista. Si occupa di diritto civile e, in particolare, di diritto bancario ed esecuzioni immobiliari. Svolge la funzione di Professionista delegato alle vendite immobiliari presso il Tribunale di Taranto. Autrice di volumi e contributi su riviste giuridiche e portali on line.

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