King Richard: recensione sul film con Will Smith da Notte degli Oscar 2022

King Richard

King Richard è la storia di un uomo che ha dovuto subire umiliazioni per il colore della pelle

King Richard è la biografia su Richard Williams, il padre delle campionesse di tennis internazionali, Venus e SerenaReinaldo Marcus Green ha diretto una pellicola drammatica e sportiva, scritta da Zach Baylin, ambientata tra la fine degli anni’ 80 e il ’94. Nelle primissime parti, l’opera sembra volere raccontare l’inizio della carriera delle due giovani tenniste, ma, non è del tutto così.

Perché, il vero e proprio protagonista è il loro padre, interpretato da Will Smith, vincitore dell’Oscar come miglior attore. È lui, infatti, a portare Venus e Serena ad allenarsi a Compton, fino all’esordio avvenuto allo Stanford Classic.

Importanti il trasferimento della famiglia Williams in Florida, gli allenamenti con Rick Macci (Jonathan Bernthal) e Paul Cohen (Tony Goldwyn) e la partita giocata da Venus contro Arantxa Sánchez Vicario. King Richard, però, non vuole spostare l’attenzione dello spettatore dal capo famiglia. Quest’ultimo, infatti, all’interno della propria casa di un quartiere svilito black di Compton, ha scritto un documento di 78 pagine. Con esso, ha concepito nei minimi dettagli il futuro delle proprie figlie, interpretate da Saniyya Sidney e Demi Singleton. Richard, quindi, ha stabilito l’istruzione, l’affetto e la fama di due ragazze nere in uno sport e in un mondo fatto esclusivamente da bianchi.

La famiglia Williams in King Richard non è perfetta, ma piena di ferite

Con il passare del tempo, poi, a questo fascicolo ha dato sempre più importanza, tanto da resistere a ogni interferenza esterna, anche se giusta e ragionevole. Accanto a lui, inoltre, c’è la moglie, Oracene, interpretata da Aunjanue L. Ellis, una donna forte a tenere unita la famiglia e accomodante nei confronti dei comportamenti del marito. King Richard, quindi, si concentra esclusivamente su quest’uomo che ha fatto di tutto per realizzare tutto ciò che ha scritto all’interno del documento. Uno dei temi principali del film è che l’impossibile diventa possibile, passando per l’inverosimile. Questo percorso, quindi, è fatto dalla famiglia Williams che rappresenta il sogno americano ancora molto forte nella società degli Stati Uniti prima degli eventi dell’11 settembre.

Il loro desiderio è quello di brillare in una società piena di emarginazione e preconcetti. I Williams, quindi, capeggiati da Richard, hanno avuto il coraggio e la determinazione di affrontare il proprio nemico. Diventando, così, uno dei nuclei familiari sportivi più importanti del tennis mondiale. Uno degli aspetti positivi di King Richard, di certo, è che non viene rappresentata una famiglia perfetta, ma, realistica, con problemi e ferite. Negli anni ’90, infatti, era molto difficile per i neri d’America non finire risucchiati da gang o essere arrestati da poliziotti corrotti. RichardOracene, quindi, sono stati molto bravi a evitare questo destino alle loro figlie.

Ecco perché il padre dice a Venus che “rappresenta ogni ragazzina nera di questo pianeta.” Richard, quindi, oltre a essere un papà, è anche un allenatore deciso e un manager risoluto per le sue figlie. Determinato a organizzare gli aspetti sportivi ed economici delle future tenniste. Per l’uomo, poi, è molto importante che Venus e Serena non soffrano come è successo a lui da giovane. Le vuole, infatti, combattive, ecco perché ripete sempre “chi sta con le mani in mano può solo sognare.” Il personaggio di Richard, però, presenta delle incoerenze. Si fa portatore di modestia, ma lui stesso non lo è.

Il regista mette al centro del racconto Richard Williams

Sottolinea, inoltre, quanto valore abbia la sua famiglia, ma, poi, è solo lui a decidere cosa fare e non fare. E ancora, dice di odiare quei genitori decisi a privarsi della gioventù per portare i figli alla fama, ma, anche qui, lui si comporta allo stesso modo. È chiaro, quindi, che il regista di King Richard dà ampio spazio al capo famiglia. Infatti, lo inquadra da solo, mentre guarda attraverso gli schermi le partite delle figlie, in questo modo, lo mette in primo piano. La scrittura del film, inoltre, segue con fedeltà tutti gli elementi tipici del biopic. In questo caso, però, non è sufficientemente creativo e prorompente come I, Tonya.

La storia e i personaggi, infatti, appaiono retorici, prevedibili e non fanno mai venire dubbi allo spettatore. Quest’ultimo, si sa, vuole essere sempre sorpreso. Purtroppo, infatti, non si entra mai nell’intimo dei genitori e rimangono invadenti. Semplicemente, King Richard è stato creato esclusivamente per portare Will Smith alla Notte degli Oscar e ha funzionato molto bene. Il film, però, potrebbe piacere ai fan del tennis e, soprattutto, di Venus e Serena Williams, produttrici esecutive della pellicola. 

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Renata Candioto

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Sono diplomata in sceneggiatura alla Roma Film Academy (ex Nuct) di Cinecittà a Roma. Amo il cinema e il teatro. Mi piace definirmi scrittrice, forse perché adoro la letteratura e scrivo da quando sono ragazzina. Sono curiosa del mondo che mi circonda e mi lascio guidare dalle mie emozioni. La mia filosofia è "La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”.

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