Marc Chagall, il pittore della meraviglia

Marc Chagall mostra il nostro fanciullo interiore

Marc Chagall, che tutti conosciamo con questo nome un po’ francese, è in realtà un pittore di origine bielorussa, di famiglia ebrea. La sua formazione come pittore avviene, però, a Parigi. Prima, poiché per vivere a Pietroburgo gli ebrei dovevano essere muniti di un permesso di soggiorno, Chagall per mantenersi, era costretto a svolgere diversi lavori, finendo perfino in prigione.

Nel 1910, grazie ad un viaggio finanziato da un mecenate, si trasferisce a Parigi, dove studia pittura e dove conosce le nuove correnti artistiche e di pensiero, interessandosi particolarmente al Fauvismo ed al Cubismo, ma da cui si distacca ben presto. Scopriamo le tematiche principali della sua arte, che si legano molto alla letteratura.

L’interesse per la Bibbia

Chagall è affascinato sin dagli anni giovanili dalla Bibbia, da lui considerata come la più importante fonte di poesia e di arte, ma è solo a partire dagli anni ’30 che inizia a studiarla nel dettaglio. Il suo primo dipinto con questa tematica si ha nel 1930, quando il mercante d’arte Ambroise Vollard, per il quale aveva già illustrato Le anime morte di Gogol e Le Favole di La Fontaine, gli commissiona delle tavole dedicate al tema biblico.

Il tema lo appassiona così tanto che intraprende proprio un viaggio sui luoghi delle vicende narrate dai Testi Sacri, tra Egitto, Siria e Palestina: da questo momento in poi, la Bibbia occuperà un posto fondamentale nella sua produzione. Uno dei soggetti preferiti di Chagall, insieme alla Bibbia, sono i violinisti. Questo in quanto cultura tradizionale ebrea, il violinista aveva un ruolo importante in occasione di nascite, matrimoni e funerali e il violino rappresenta un mezzo per incontrare Dio.

Nel quadro Il violinista in particolare, la figura principale del violinista (che rappresenta lo zio del pittore) è circondata dai ricordi (in piccolo) dell’infanzia e della città natale Vitebsk. Il verde rappresenta la morte, ma anche la speranza. Pensiamo ad esempio a Il violinista sul tetto, la commedia musicale tanto amata, che mostra la vita instabile del musicista che cerca di suonare il suo strumento restando in equilibrio in cima ad una casa, simile alla condizione precaria vissuta dagli ebrei.

Il fauvismo onirico

Riferendosi allo stile di Marc Chagall si parla di fauvismo onirico. Per fauvismo intendiamo quel breve movimento che all’Impressionismo francese tradizionale aggiunse una serie di spunti romantici. Uno dei primi a rivoluzionare questa tradizione fu Munch. Per quanto concerne Chagall, si usa questa doppia definizione in quanto, come Van Gogh, adotta la deformazione delle figure e i suoi dipinti si inseriscono (anche attraverso questa tecnica) in una dimensione onirica, che rappresenta la dimensione dei ricordi.

In Chagall, infatti, è fondamentale il punto di vista dell’infanzia. Nei suoi dipinti ripropone i propri ricordi, che sembrano apparentemente distorti, ma in realtà sono semplicemente raffigurati come visti dagli occhi di un bambino. Per questo le figure mostrano attraverso i colori, lo stupore e la meraviglia dell’infanzia. Il mondo è privo di gravità ed è pieno di meravigliose creature che volano nel cielo come angeli, quindi torna il tema biblico. Non esiste gravità, alcun pensiero negativo, proprio grazie alla presenza costante della divinità.

Il legame con Pascoli

I quadri di Chagall sono considerati spesso allegri e vivaci ed effettivamente nel colore lo sono. Tuttavia, dietro i suoi dipinti c’è molto di più che tinte scintillanti e uomini volanti. C’è un intero mondo sovrannaturale, in cui uomini e donne vengono rappresentati come esseri angelici. Questo perché anche se non siamo in cielo, siamo in costante dialogo con la meraviglia del mondo, specie se riusciamo a coglierne il significato poetico con la stessa ingenua spontaneità di un bambino. I suoi quadri sono basati su questa “meraviglia” di ciò che esiste e quindi ci trasportano altrove. Un altrove, che lo rende precursore del Surrealismo, che sarebbe nato ben 15 anni dopo. Marc Chagall viene spesso paragonato a Giovanni Pascoli, in quanto nel ricordo e nella meraviglia fonda la sua opera e cerca di creare attraverso essa un’infanzia che rimpiange profondamente.

Sorella, a volte penso che tu l’abbia,

che tu lo tenga ancora fra le braccia.

Così mi pare a volte, che ti guardo

e tu non vedi, che tu stai pregando.

– G. Pascoli, Un ricordo

Tuttavia, se per Pascoli il ricordo fondamentale è quello della famiglia, ed è assente il legame amoroso con la donna, per Chagall ciò che ci innalza in cielo e ci permette di volare è proprio l’amore. Come dimostrano quadri come Sulla città (in copertina) o La passeggiata. 

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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