HEDULIS. LE TRE SORELLE | il libro fantasy di Maurizio Antenore

HEDULIS. LE TRE SORELLE di Maurizio Antenore

HEDULIS. LE TRE SORELLE

La storia dopo la morte di una Entità femminile

Maurizio Antenore è nato a Milano, ma da ormai molti anni risiede a Torino dove lavora per una nota industria meccanica.

“Hedulis. Le tre Sorelle”, è la storia di un’entità femminile che rivive la sua morte. Viene pubblicato nel 2013 con un’idea nata durante un sogno, molto simile a una percezione medianica che porterà allo sviluppo della storia.

“Hedulis. Le tre sorelle” rappresenta il suo esordio in veste di scrittore. Fanno seguito altri romanzo tra i quali “Trinacria Israel” (YoucanPrint), “Jjafeh: ouverture sulla terra” e “Programma Nemesy” (edizioni Amazon).


Maurizio Antenore, in quale genere letterario collocherebbe HEDULIS: Le Tre Sorelle?

Completata l’opera narrativa, non fu inizialmente semplice collocare in quale contesto potesse essere posto tale romanzo. Fantasy? Fantascienza o misticismo?

A seguito di una prima e banale riflessione, suggerii all’editore di porlo tra i fantasy ma con il senno di poi, lo reclamizzai in modo sostanzialmente diverso.

Quindi qual è l’ambito più adatto nella nostra libreria virtuale?

MISTICISMO RELIGIOSO. Questo mi sembrò, e lo ritengo tuttora valido, il termine più consono da proporre al potenziale lettore.

In conclusione, il racconto, ruotando entro questa triade di situazioni, tende a legarsi e scorporarsi di volta in volta, di capitolo in capitolo, entro questi tre ambienti. Perennemente al confine tra finzione e realtà, tra fantasy, fantascienza e misticismo in contrapposizione con le religioni correnti.


Uno dei leitmotiv del suo romanzo è il tema della morte, vista in una prospettiva diversa rispetto a come viene trattata generalmente. Cosa è per lei quindi la morte o come la definirebbe?

Il rischio di decadere in una risposta scontata è quasi inevitabile. Facilmente verrebbe da sentenziare l’essere il protrarsi di una nuova vita, ma ricreata con la medesima matrice di esistenza terrena entro un nuovo contesto sociale, libero da oppressioni e tristezze.

Se poniamo la medesima domanda a qualunque religioso, clericale o meno che siano, cercando di indagare su quali siano le finalità di tale programma, otterremmo le medesime risposte, tutte riconducibili ad una unica banale conclusione: mistero Divino.

Il tema del racconto azzarda nel rispondere a tale domanda, ovvero una finalità ben concepita, lontana da questi schemi di ragionamento cui siamo abituati. Già…un azzardo! In fondo non abbiamo alcuna prova certa, nessuno si è manifestato per raccontare la nuova esperienza in prima persona, magari il padre o la madre nell’addentrarsi nei sogni del figlio.


La donna e il femminile sono protagoniste del suo libro. Perché?

Premetto di essere agnostico; attualmente non c’è una risposta in merito all’esistenza di un “Essere Supremo” specialmente così come descritto dalla totalità delle religioni, ben lungi da essere quell’entità amorevole che non lesina morte e distruzione, assurdamente in nome di un incomprensibile e deviato concetto di “amore”. Le protagoniste del romanzo ritengo siano espressione di una condizione squisitamente naturale, anzi azzarderei “scontata”.

Tanto per semplificare, ovviamente ciò può essere esteso a qualunque forma vivente animale, ogni femmina genera un gamete femminile. Solo il maschio completa il ciclo diversificando o consolidando il sesso del nascituro. Inoltre le prime forme di vita sulla Terra furono “auto create” in cellule primordiali, che potremo semplicisticamente definire femmine, ovvero in grado di generare delle copie di se stesse.

Pertanto fu una scelta ovvia definire le Entità descritte nate ed evolute in modo simile, auto generate. A quest’ultimo dettaglio lo trassi nella Genesi Azteca e Maya: Dei che si auto crearono.Creatori della vita nell’Universo (cosa che ho escluso a priori)? Desiderio di essere adorati e amore incondizionato?

Perché in Oriente e in Sud America furono iconizzati come serpenti? Forse la visione di qualche ignoto medium che tradusse nel modo più ovvio (un serpente) un’onda elettromagnetica, sinusoidale il loro caratteristico modo di viaggiare nello spazio? Perché il numero tre e sette sono considerati segno di perfezione? Il finale del racconto che ovviamente non svelerò, risponderà a tutte queste ed eventuali ulteriori domande che vi porrete.


Il romanzo è costellato da riferimenti a testi sacri come a personaggi del mondo mistico. Quali dal suo punto di vista sono i più significativi?

Leggendo con attenzione ogni singolo capitolo, il lettore noterà che non vi è uno solo da ritenersi significativo ma tutti quanti, legati l’uno con l’altro da una catena di eventi secolari. Partendo da quanto scoperto dagli archeologi: i Neanderthal, ominidi molto evoluti, in possesso di tecnologie litiche elevate, persino orientati nella musica (fu rinvenuto in Slovenia un flauto in osso, realizzato con un femore d’orso) e, cosa più appariscente, una cultura rituale e religiosa squisitamente moderna con tombe e deposizione di fiori.

Ogni religione e il mistico mondo degli Dei Greci, nordici, orientali e via discorrendo, potremo immaginarli composti da molteplici puzzle, quadri incompleti e privi di un bordo, un confine lineare. Se provassimo ad accostare questi “quadri” (ovvero ogni singola religione o iconografia mistica), potremo operare opportuni incastri, vari collegamenti che li unificano suggerendo un unico scenario.


Nel testo sembra che il mondo del naturale e del sovrannaturale siano non solo in relazione, ma anche in continua connessione. È davvero così secondo lei?

Il racconto suggerisce tale configurazione nonché un disegno preciso delle Entità, un progetto che si consoliderà dopo una sconcertante rivelazione.È ovvio che, non essendoci prove di una presenza sovrumana, affermare con certezza una qualsivoglia connessione è un azzardo.

Comunque vorrei precisare un dettaglio singolare: questo racconto fu indotto da un sogno, un evento onirico durante un semplice sonnellino pomeridiano. Iniziai a prendere appunti sino a rendermi conto nell’evolversi in una narrazione ben precisa, variegata. Il frutto di quel sogno è espresso nel prologo, il primo capitolo intitolato: “ELLA”. Sono solo un visionario? Ai lettori il giudizio finale.


La natura dell’uomo è divina, come sostiene Sai Baba. Il tema della non dualità tra il divino e il terreno, come tra la vita e la morte tornano spesso nel romanzo.

Presumo si riferisca a Shirdi Sai Baba, il mistico indiano venerato in India sia dalla componente mussulmana sia induista, deceduto nel 1918. Per lui, valente conoscitore di entrambe le religioni, il Dio degli Induisti e dei Mussulmani erano la medesima divinità cui diede il nome di Fakir.

Preferirei non menzionare, se non escludere in toto, il personaggio che si definì la sua reincarnazione. Il primo viveva in una moschea in totale povertà, rattoppando gli stracci che utilizzava come abito (esattamente come Maometto verso la fine della sua esistenza), mentre Sathya Narayan Raju (Sathya Sai Baba) costruì una ricchissima, opulenta organizzazione, vantando poteri occulti frutto di manipolazione delle menti e illusionismo (mi sa che mi sono guadagnato parecchi nemici…).

Non vorrei addentrarmi eccessivamente sui concetti monoteisti e dualisti, concezioni filosofiche che per un verso o l’altro possono essere applicati in linea generale ai consueti fenomeni di interazione pertinenti a mente e corpo.

D’altronde non sono un esperto in filosofia ma riguardo al concetto se esistesse una “dualità tra divino e terreno” ci giunsi spontaneamente negli anni, forse perché oppresso da quell’eterna idea conflittuale di una inaccettabile interruzione della vita.

Lei afferma una “non dualità” ma sono in disaccordo con la sua asserzione. L’effettiva “dualità” emerge spontaneamente, in particolare verso la conclusione dove le Sorelle offrono una semplice spiegazione ad un’anima sperduta, incapace di trovare o comunicare con la divinità cui credeva fermamente nella vita terrena.Le religioni non concedono alcuna spiegazione logica su cosa accade dopo il decesso, offrendo al devoto solamente un concetto astratto, ancorato alla banale e retrograda sudditanza con un Re.

HEDULIS offre, nell’ambito di una narrazione, una alternativa a mio vedere logica, dove l’amore per un figlio emerge con limpidezza.Questo ovviamente sarà il lettore a concedere il giudizio finale.


Ha in mente un altro romanzo da pubblicare?

In effetti ho già pubblicato altri tre romanzi, un fantasy e due fantascienza editi da Youcanprint e Amazon.

TRINACRIA ISRAEL edizione Youcanprint; fu ispirato da un saggio che reperii casualmente in una libreria mentre attendevo il mio turno per acquistare i libri scolastici per mio figlio.Il titolo del saggio è: ISRAELE E PALESTINA, UNA TERRA PER DUE” di Giovanni Carpinelli e Claudio Vercelli, editore EGA.

JJAFEH: OUVERTURE SULLA TERRA e PROGRAMMA NEMESY (edizione Amazon). Sono due classici romanzi ispirati dalla mia passione primaria che mi ha accompagnato sin da ragazzo: la fantascienza.

Il primo narra sul contatto con una intelligenza extraterrestre. Parla delle inevitabili implicazioni socio economiche mondiali, l’accettazione e sorprendente condivisione con soggetti ben diversi dagli umani, sino a giungere alla creazione di disomogenee coppie cui nasceranno figli mulatti. Singolare genesi che evolverà nel secondo racconto, ovviamente senza lesinare l’avventura, tipica di queste narrazioni.

Spero che tutti i racconti siano apprezzati dai nostri amici lettori, sperando in una condivisione… oppure severamente criticati. Saranno comunque motivi per invogliarmi nel proseguire questa esperienza.

Leggi anche: Luca Ammirati | L’intervista

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Eugenia Porro

eugenia

Eugenia Porro è Dottore di ricerca in Teoria e Ricerca Sociale presso la Sapienza, Università di Roma. Attualmente Docente di Sociologia presso l'Università degli Studi di Tor Vergata. Si è dedicata agli studi di genere e sulla violenza contro le donne e di sociologia dello sport. Da alcuni anni collabora anche con il Forum del Terzo settore per attività di docenza e di ricerca.

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