Il processo | di Franz Kafka

Il processo, romanzo capolavoro di Franz Kafka

Franz Kafka è un autore noto per le vicende difficili, intricate e paradossali che rappresenta. Tanto che, nel linguaggio comune, usiamo l’aggettivo “kafkiano” per indicare una situazione assurda, senza soluzione e molto confusa. Il processo è senza dubbio l’opera che più di tutte rende onore a questo aggettivo. Innanzitutto perché lo stesso romanzo è rimasto incompiuto, il che contribuisce alla difficoltà di comprensione, ma soprattutto perché è stato concepito dallo stesso autore come la rappresentazione dei paradossi della società. Angosciosa vicenda portata sullo schermo da Orson Welles, Il processo dipinge in modo tristemente realistico la condizione umana.

Il processo, la storia del signor K.

Qualcuno doveva aver denunziato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato. Così inizia il romanzo di Franz Kafka. La prima caratteristica particolare dell’opera sta nel protagonista. Di lui non sappiamo mai il nome completo, viene chiamato signor K. Si tratta di un impiegato di banca molto pragmatico e razionale, che un giorno, senza alcuna spiegazione, viene arrestato. Tutto il libro sarà un tentativo dell’uomo di comprendere perché viene arrestato e processato, suo malgrado, pur non avendo commesso nulla. Cercherà aiuto da molte persone e incontrerà molti personaggi.

Questa trama, apparentemente semplice quanto paradossale, non è altro che una grande allegoria della condizione umana. L’uomo sulla terra è solo, alla ricerca di una verità che non può conoscere. Come K. non fa che cercare la ragione del suo arresto, ritrovandosi contro un Tribunale crudele, così l’uomo cerca inutilmente un senso nella sua esistenza. K. non solo non sa perché è accusato, ma nemmeno da chi. Non conosce questo Tribunale, che rappresenta quindi l’assenza di certezza e senso nella vita degli uomini.

Si è anche pensato che il tribunale che lo processa possa anche rappresentare il mistero della vita che la governa e la rende difficile per gli uomini. L’esistenza è dominata da una legge che l’uomo non conosce e non può dominare, non per questo il signor K. si arrende, anzi continua a lottare fino alla fine. A questa situazione assurda e tragica, il protagonista (e quindi l’uomo) tenta, senza risultato, di reagire con la propria razionalità, in totale solitudine. Deve, infatti, scontrarsi con l’incomunicabilità che caratterizza la società e affrontare l’angoscia della vita.

Il film “espressionista”

Il film “Il processo”, di Orson Welles, con Anthony Perkins (famoso protagonista di Psyco di Alfred Hitchcock) e lo stesso Welles, è una pellicola unica nel suo genere, come unico era il romanzo da cui è stata tratta. Nonostante presenti delle differenze rispetto al capolavoro kafkiano, il film ne ha lasciato intatto il significato allegorico ed è riuscito a dipingere visivamente l’angoscia e l’oscurità della prosa kafkiana, adoperando anche tecniche inusuali per l’epoca (uscì nel 1962).

Da un punto di vista della fotografia si è parlato di espressionismo e oscurità. Nonostante il protagonista sia molto diverso come caratterizzazione (è più aggressivo, più ironico e meno passivo in certi momenti) e manchino le riflessioni interiori, difficili da rendere in un film, viene resa benissimo l’atmosfera del romanzo. Infatti, la pellicola sembra quasi rappresentare un incubo, una dimensione onirica, che naturalmente genera una certa “lentezza” per cui il film è stato anche criticato. Tuttavia, come il libro, non poteva essere altrimenti, considerato che, come abbiamo visto, lo scopo finale è quello di rappresentare l’incresciosa condizione umana.

Davanti alla legge e l’ambiguità kafkiana

La sequenza più famosa del film è quella di apertura, che è tratta dal passo anch’esso più famoso del romanzo: la parabola Davanti alla legge. È stata realizzata dal regista russo Aleksandr Alekseev, che inventò la tecnica dello schermo di spilli e la usò anche in questa sequenza: le immagini si creano su una superficie fatta di teste di spilli, disposte variamente e illuminate dalla luce.

L’animazione rappresenta perfettamente il significato della parabola “Davanti alla legge”, pubblicata prima come racconto breve quando l’autore era in vita e poi inserita nel nono capitolo del romanzo “Il processo”, che come sappiamo fu pubblicato postumo.

La parabola racconta di un uomo di campagna che cerca di conquistare la legge, cosa che può fare entrando in un portone, che è aperto ma sorvegliato da un guardiano, il quale afferma che non può entrare senza il suo permesso. Il protagonista non cerca di forzarlo o ucciderlo, bensì di corromperlo, tuttavia senza mai poter varcare la soglia. Dopo anni, quando sta per morire, chiede al guardiano come mai è stato l’unico a cercare di entrare da quella porta, anche se tutti cercano la legge. Il guardiano gli risponde: Nessun altro poteva entrare qui perché questo ingresso era destinato soltanto a te. Ora vado a chiuderlo.

Leggi anche: Fuori onda | il thriller psicologico di Giuseppe Mastrangelo

Foto di Sora Shimazaki da Pexels.

Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

1 Comment

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Il Progresso Magazine Online Logo

 

Associazione culturale “THE PROGRESS 2.0”
Direzione-Redazione-Amministrazione
Via teatro Mercadante, 7
70022 Altamura (Ba)
mail: info@ilprogressonline.it

SEGUICI SU