UniDad | Gli universitari che vogliono la DAD anche dopo la pandemia

La DAD è nata per l’emergenza, ma può essere sfruttata anche dopo

A Radio Rai 1, il Ministro Bianchi ha spiegato che la DAD è una risorsa che anche dopo la pandemia può essere sfruttata. Questo intervento ha generato diverse polemiche, tra chi concorda con il Ministro dell’istruzione e chi al solo sentire il termine “dad” rabbrividisce. Alcuni studenti chiedono a gran voce che la DAD si mantenga anche dopo la pandemia, per ragioni che sembrano mettere in evidenza le principali problematiche del nostro paese, il quale spesso non garantisce il diritto allo studio. Per implementare la DAD anche dopo la pandemia è nata un’organizzazione studentesca che chiede che si integri nel mondo accademico questa modalità.

Nasce a Torino l’UniDad

Tante critiche sono esplose sul web per questi studenti. Chiaramente è difficile desiderare una modalità a distanza anche dopo la pandemia per uno studente di Roma che studia a Roma o di Milano che studia a Milano, ma un fuori sede con un affitto salato, oppure un lavoratore, un genitore, che vuole studiare in una determinata università e che per farlo deve compiere diversi sacrifici, alla DAD in fondo è grato. Per non parlare di chi è costretto a letto a causa di una malattia.

Sarebbe difficile per qualcuno che vive a Roma decidere di non recarsi nemmeno una volta all’università in presenza. Ma se pensiamo a una persona che per studiare lontano deve pagare almeno 400 euro di affitto oppure che deve lavorare tutto il giorno senza avere la possibilità di recuperare le lezioni, il discorso cambia. Anche per questo, è nata a Torino l’Unidad, un’organizzazione di studenti universitari i quali richiedono che la modalità a distanza, chiaramente integrata con altro, possa mantenersi anche dopo la pandemia. L’organizzazione ha subito accolto attorno a sé aspre critiche di studenti che, dopo quest’anno così complicato, sono atterriti al pensiero di non vivere l’università come era prima.

I vantaggi della dad

Come tutte le cose, la modalità a distanza ha i suoi svantaggi ed è impensabile mantenere esclusivamente questo modus operandi nell’ambito accademico ovunque, ma non è impossibile integrarlo. Altrove, fuori dall’Italia, si è sempre fatto. Mettere a disposizione delle lezioni di cui fruire a distanza, ad esempio con solo esami esclusivamente in presenza, è un’idea democratica e che ridurrebbe le distanze economiche e sociali.

Poiché il diritto allo studio è sancito dalla nostra Costituzione, far sì che non sia esclusivamente la possibilità economica di ognuno a determinarlo (che è il primo fattore che porta una persona a non frequentare una determinata università) può essere importante anche alla luce della crisi economica che sicuramente ci attende – e già è iniziata – post-covid. La DAD genera distanze, è vero, ma permette a chiunque di studiare ovunque. Prima della pandemia, esistevano già studenti che erano costretti a recarsi all’università solo per gli esami, non potendo permettersi un affitto ad esempio. Inoltre, dall’anno scorso in Italia c’è stato il boom delle immatricolazioni, soprattutto alla Sapienza, Università di Roma. Tanti hanno visto un’opportunità interessante nella DAD per recuperare magari un sogno di studio accantonato per varie ragioni. Sono tante le testimonianze di studenti sul Gruppo Facebook di Unidad.

I limiti ma anche le possibilità didattiche della DAD

La paura principale può essere quella di un ulteriore isolamento e alienazione. Tuttavia, è ugualmente isolato e alienato qualcuno che non può neppure immatricolarsi in un ateneo, se è solo in presenza. In realtà, se non esiste come situazione di emergenza, ma come organizzata modalità di diffusione della cultura, nell’ambito accademico la DAD può divenire una risorsa funzionale. Innanzitutto poiché senza il timore del virus, si avrà la possibilità di scegliere: nessuno toglierà niente a chi può e vuole seguire in presenza.

Certo, se per tutti fosse possibile vivere l’università attivamente, tra biblioteche, conoscenze dei colleghi, ecc. sarebbe più bello. Va detto che anche prima del covid moltissimi studenti non vivevano così la propria vita universitaria. Ciò ci riporta senz’altro alla necessità di maggiori fondi per l’istruzione: molto spesso le poche borse di studio non bastano ad aiutare studenti che per mantenersi agli studi lavorano, e quindi non possono seguire le lezioni. Ecco, la DAD consentirebbe loro di recuperarle.

Non è la stessa cosa? Sono molti i docenti che hanno ormai imparato a gestire questa modalità e che potrebbero migliorare sempre di più anche in questo senso. E se così non fosse, integrare due modalità consente sempre di sperimentare, evolversi e cambiare. Nulla vieterà a ognuno di approfittare della modalità in presenza e a distanza, secondo una libera scelta. L’idea centrale, come recita il manifesto di UniDad, è infatti quella di un’integrazione, non di un’unica forma in didattica a distanza, impensabile una volta finita la pandemia.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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