Nerone | L’Imperatore incendiò davvero Roma?

La figura di Nerone tra luci e ombre

L’incendio di Roma è un evento storico ancora oggi nel dubbio. Nonostante la communis opinio sia certa della colpevolezza di Nerone, in realtà la causa esatta dell’incendio è ancora ignota. All’epoca di questo eccezionale evento, è ambientato un romanzo storico del Premio Nobel Henryk Sienkiewicz, dal titolo Quo Vadis. Da questo libro è stato tratto un famosissimo film colossal del 1951, dall’omonimo titolo. Oltre a dipingere il contesto storico del periodo in maniera molto puntuale, seppur con delle ovvie licenze, il film è una straordinaria prova di effetti speciali per l’epoca. Dipinge Nerone in modo assai negativo, ma ad oggi non siamo sicuri del quadro che dipingono gli storici di questo Imperatore.

L’incendio di Roma: è stato davvero Nerone?

64 d.C., Roma viene data alle fiamme. Un evento drammatico che ha riempito le pagine di moltissimi storici latini. Sia sul web che dalla voce di certi insegnanti sentiamo accusare Nerone di esserne sicuramente il responsabile. In realtà, la colpevolezza dell’Imperatore non è certa, così come non è certa la sua pazzia. Sappiamo che Nerone regnò sicuramente per i primi cinque anni in modo impeccabile (il così detto quinquennio felice), grazie anche alla presenza di Seneca. Alcuni storici asseriscono che dopo, complice il suo secondo matrimonio con Poppea e l’influenza del prefetto del pretorio Tigellino, egli cominciò a comportarsi come un tiranno. Altri, tuttavia, lo dipingono come un sovrano illuminato, attivo nell’ambito della cultura in quanto poeta egli stesso.

Lo storico Svetonio accusa l’Imperatore di aver incendiato Roma così da poter costruire quella che poi sarà la Domus Aurea. Anche Cassio Dione accusa Nerone, aggiungendo come motivazione il fatto che egli volesse vedere un incendio come quello di Troia, per poter davvero cantare l’incendio di una città. Tuttavia, l’opinione degli storici che attribuiscono l’incendio a Nerone viene messa in dubbio dalla storiografia moderna, in quanto si tratta di senatori appartenenti alla nobiltà, che erano quindi ostili nei confronti dell’Imperatore, in quanto aveva messo da parte certi loro privilegi.

Seneca e Petronio alla corte di Nerone

Con il suo romanzo, Sienkiewicz ha fatto proprie le idee di Cassio Dione, mostrando come responsabile dell’incendio proprio Nerone. Egli viene dipinto come un folle e vigliacco poeta da strapazzo. Questo ritratto è proprio anche della versione cinematografica. Quo Vadis? riflette su moltissime tematiche fondamentali dell’epoca in cui è ambientato, seppur chiaramente la vicenda, al di là del riferimento all’incendio, sia frutto di fantasie dell’autore. Troviamo una mai confermata dagli storici compresenza di Seneca e Petronio al fianco dell’Imperatore, per cui effettivamente Petronio era elegantia arbitrer, come riporta lo storico Tacito.

Tuttavia Seneca viene totalmente messo da parte nel romanzo, quando sappiamo essere stato, prima del cambiamento di Nerone, molto importante per quest’ultimo. Potremmo dire che nel romanzo quanto nel film queste due figure vengono in un certo senso assimilate, unendo alla saggezza del vero Seneca l’ironia e l’elegantia del vero Petronio, realizzando un personaggio dal grande fascino. Del resto Petronio stesso è un autore che gode ancora oggi di grande fortuna, considerato come il primo dandy ed accostato al Decadentismo.

Tuttavia, seppur non storicamente assimilabile in tutto e per tutto al reale Petronio (di cui peraltro sappiamo molto poco), questo personaggio è una figura di consigliere e confidente dell’Imperatore molto verosimile. Ne viene rappresentato anche il suicidio stoico, storicamente esatto in quanto Petronio muore di suicidio. Tuttavia nel film erroneamente rappresentato prima della morte di Nerone, mentre Petronio si uccide proprio perché accusato di aver preso parte alla congiura che portò l’imperatore alla morte. Comunque sia, questa scena ci offre uno specchio importante per comprendere come lo stoicismo fosse la filosofia più importante nell’Impero.

La letteratura del periodo di Nerone

Accanto alla letteratura celebrativa dell’Impero, infatti, all’epoca neroniana ci sono degli intellettuali di fronda che non subiscono passivamente l’autorità ma che vogliono contribuire direttamente ed, in alcuni casi, opporsi al potere. Gli stoici credono in un logos (che ordina il cosmo) a cui il sapiente deve tendere liberandosi dai beni materiali. In questo periodo, quindi, anche grazie al fervente dibattito filosofico, la letteratura latina fiorisce di nuovi generi o di innovazioni in generi già esistenti.

Grazie a Seneca rinasce il dialogo filosofico, in cui l’autore espone modi di comportamento e massime di saggezza, a volte anche nei confronti dell’Imperatore stesso (è il caso del De Clementia). Seneca è anche autore dell’epistola filosofica (è il caso delle Epistolae ad Lucilium). In linea con il Petronio dipinto dal film, vi è anche spazio per l’ironia, usata come mezzo di ribellione e opposizione, grazie alla riscoperta della satira, reinventata da Persio e Giovenale. E ancora con il famosissimo Satyricon, attribuito a Petronio, anche se non sappiamo se il Petronio autore del Satyricon e il Petronio di cui parla Tacito arbitro d’eleganza siano davvero la stessa persona.

I modelli encomiastici dell’epoca della gens giulio-claudia vengono poi rovesciati dall’anti-epica per eccellenza, ovvero quella di Lucano con la sua Farsalia. Egli decide di ambientare un poema epico non durante la conquista e creazione di Roma, ma durante una cruda guerra civile, quella fra Cesare e Pompeo. Accanto a tutto questo, un mondo parallelo di una letteratura pro-regime con trattati scientifici ed enciclopedici, i quali come è ovvio non riescono ad affascinarci quanto la produzione dell’opposizione.

Leggi anche: Claudio | Il primo imperatore gallico di Roma

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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