La scuola della carne | Yukio Mishima

La scuola della carne racconta la passione e la solitudine

Yukio Mishima è un autore famosissimo non solo per i libri che ha scritto, ma per la sua personalità e filosofia. Ad esempio, tutti lo ricordano per il triste gesto che pose fine alla sua vita: un seppoku, ovvero un suicidio volontario rituale. Decise di uccidersi nel 1970 dopo l’occupazione del Ministero della difesa, prima pronunciò un discorso in cui esprimeva il suo ideale di patriottismo.

Il modo in cui Mishima ha deciso di porre fine alla sua vita non riflette solamente il suo pensiero politico, ma anche la sua poetica. L’idea di morte è sempre presente nelle sue opere più famose, forse un po’ meno in La scuola della carne (acquista), che offre altri spunti interessanti, anche se in modo frammentato.

“La scuola della carne”, un’opera minore

Non a caso, il romanzo La scuola della carne, uscito nel 1963 non è considerato tra i capolavori dell’autore. La trama è piuttosto semplice: una quasi quarantenne divorziata si invaghisce di un giovane bisessuale. Il tutto ruoterà attorno al loro rapporto. Tuttavia, ciò viene esplicitato in maniera forse troppo “cronologica”. Si raccontano quasi in fila le loro varie uscite, problematiche, fino a un epilogo alquanto freddo e poco emozionante.

La carica emotiva non è forte, ma sicuramente è forte la carica sessuale. Si fanno strada in questo romanzo l’ideale di verità deluso dalla falsità dell’uomo, ma anche la crisi della solitudine. Sembra quasi impossibile per i due protagonisti appartenersi, per quanto spesso si slancino nel tentativo di costruire qualcosa di vero e meno vuoto.

L’aspetto interessante riguarda la caratterizzazione della donna divorziata e delle sue amiche. Ipocrite, deboli e anche piuttosto presuntuose. In realtà nascondono diverse fragilità, anche se è impensabile manifestarle.

Lei sapeva che le donne all’apparenza arroganti, in realtà soffrivano profondamente per via di qualche imperfezione fisica.

– La scuola della carne

L’erotismo è immaginazione

Probabilmente l’idea centrale di Mishima era di lasciare al lettore un certo spazio di volontà e immaginazione. Come ad avere sprazzi, anche se non divisi in flashback ad esempio, di una vita quotidiana in cui ci si può anche rivedere. Sicuramente lo affascina pensare che questa donna, di un ceto sociale elevato, possa innamorarsi di un giovane bisessuale che è anche promiscuo e di fatto un gigolò.

Anche lo stesso erotismo è quasi immaginazione per il lettore. Sta nelle piccole cose, nel rossetto, nei vestiti. Non servono grandi scene e grandi dettagli, ognuno ritrova erotismo in passi che magari qualcun altro nemmeno considererebbe. Anche in questo sta il potere del lettore in questo romanzo.

Appoggiò con veemenza l’anello di diamanti sul pianoforte bianco, prese tra i denti l’estremità del guanto e lo sfilò.

Improvvisamente era venuta fuori l’ebrezza.

– Ehi, Taeko, così ti rimane il segno del rossetto sul guanto.

– Bè, meglio, non è più erotico?.

– La scuola della carne

L’eleganza del vuoto dell’esistenza

Non si tratta, come già detto, di un capolavoro. Neppure tuttavia si può affermare che questo romanzo non lasci niente all’interno del lettore. Non solo per la caratterizzazione dei pensieri dei personaggi, mentre per il resto lascia al lettore piena libertà, ma soprattutto per ciò che insegna. Più che insegnare, in effetti, forse lo mostra crudelmente e crudamente.

Non esiste un modo di appartenersi se ci si sforza di farlo, non troveremo mai un modo per ottenere la felicità, non c’è un modo. Lo sfondo molto ingombrante di tutto ciò è l’attenzione a dettagli forse superflui, come il vestiario, ma che rivelano il declino di una società dell’immagine in cui si è persa, specie in Giappone, l’idea di principi tradizionali.

Per questo ritroviamo una diversa femminilità, ma anche la mascolinità messa in discussione, probabilmente non è nemmeno importante definire questi ruoli, quanto far sì che le persone si rispettino senza inseguire verità e felicità impossibili da ritrovare. L’eleganza con cui Mishima descrive il vuoto che implica esistere è il punto di forza di un libro che forse non può essere capito a fondo da un occidentale che non ha vissuto il patriottismo dell’epoca.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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