Luca Ammirati | L’intervista

Luca Ammirati con “L’inizio di ogni cosa” ci racconta cosa significa ricominciare

Luca Ammirati è un autore la cui vita è immersa nella città di Sanremo, con la grandiosità che la riguarda e che tutti conosciamo. La associamo ovviamente al Festival. Ebbene, Luca Ammirati è proprio responsabile interno della sala stampa del Teatro Ariston, dove la grande manifestazione si svolge.

Ha esordito con un romanzo Se i pesci guardassero le stelle, in cui è la scienza, l’astronomia in particolare, ad avere maggiore spazio. Nel suo ultimo libro, pubblicato il 26 Gennaio 2021 dal titolo “L’inizio di ogni cosa”, ci propone invece la storia di un professore di lettere. Edito da Sperling & Kupfer, ha riscontrato già grande successo di pubblico.


Luca Ammirati, è appena uscito il suo secondo romanzo, qual è la genesi di questo lavoro?


“L’inizio di ogni cosa”, come da titolo, nasce proprio da una riflessione sul concetto di inizio. Una domanda mi ha costantemente accompagnato durante la stesura: quanti inizi può contenere, la vita? Quanti drammi, quante difficoltà, ma anche quante rinascite… Quante volte siamo costretti a ricominciare da capo, ad andare avanti sulle macerie del nostro passato? E da lì tutto ha preso il via.


Il protagonista di “L’inizio di ogni cosa” è Tommaso, un professore di liceo, un mestiere ad oggi assai discusso anche a causa della difficile situazione della scuola, tra dad e sicurezza. Quali sono le caratteristiche di questo insegnante, cos’ha da dirci questo personaggio?


Ho immaginato il mio protagonista come un professore di lettere che insegna al Liceo Cassini di Sanremo, quello in cui sono stato studente negli anni a cavallo tra il Novecento e il Duemila, e che prima è stato frequentato da Italo Calvino. Tommaso, che è un quasi quarantenne come lo sono io, in più di un’occasione nel corso del romanzo riflette su quanto sia difficile essere ragazzi al giorno d’oggi. Sono suggestioni ovviamente extra Covid, ma con la situazione attuale sono diventate ancor più di tremenda attualità.


Tommaso ha anche un’altra peculiarità assai interessante. Ama trascrivere gli incipit dei suoi romanzi preferiti. Sperando che questo possa diventare un romanzo favorito da molti, quali sono le caratteristiche del suo incipit?


Letterariamente parlando, gli inizi sono proprio rappresentati dagli incipit. Ecco perché ogni capitolo de “L’inizio di ogni cosa” è introdotto dalle primissime parole di un capolavoro della letteratura o di un romanzo che comunque per me ha avuto un significato. Da autore e da lettore credo che non si possa che essere affascinati dagli incipit.

Spesso, quando si parla di un’opera, letteraria ma non solo, ci si concentra sul finale, che ovviamente è fondamentale, ma anche l’inizio è qualcosa di altrettanto importante. Qualcosa che, per esempio, può far decidere a un lettore in libreria se acquistare quel libro o meno, qualcosa che ha comunque il compito di catturare, di affascinare.

La grande sfida, se vogliamo dire quella più ambiziosa, è stata trovare degli incipit che avessero un’attinenza con il capitolo che andavano a introdurre e, soprattutto, che svolgessero un percorso coerente con l’intero impianto narrativo. Per quanto riguarda il mio incipit, le prime parole del romanzo sono dedicate al mare, quel mare accanto al quale sono nato e vivo, quella distesa che riempie di immensità e orizzonti i giorni della mia vita. 


Senza anticipare troppo l’esperienza di lettura ai nostri lettori ovviamente. Sicuramente “L’inizio di ogni cosa” riguarda non solo il cominciare, ma soprattutto il ricominciare. Dal dolore, dalle macerie di un terremoto che è letterale ma anche metaforico. Cosa significa per lei ricominciare?


Nel romanzo ripercorro l’incredibile storia di Bussana Vecchia, un affascinante borgo che sorge sulle colline a pochi chilometri da Sanremo. Un luogo che sembra appartenere a un altro tempo. Semidistrutto dal terremoto del 1887, il più violento mai avvenuto in Liguria, non è mai stato completamente ricostruito e a partire dagli anni Sessanta è stato ripopolato da una comunità di artisti.

È stato qui che persone provenienti da tutto il mondo hanno stabilito le proprie botteghe, scavando tra i resti, imparando a vivere in mezzo ai ruderi e riportando la bellezza dove non era quasi rimasto più nulla. Credo non esista metafora più perfetta per identificare cosa significhi ricominciare.


Nel suo romanzo “Se i pesci guardassero le stelle” raccontava di un osservatorio astronomico, che è noto esistere realmente a Perinaldo, dove lei è stato assessore alla cultura. Nei suoi lavori sembra che una costante siano i luoghi che fanno parte della sua vita. Nel suo ultimo lavoro infatti è Sanremo il luogo fondamentale. In questo caso è una città nota a tutti soprattutto per il Festival, a cui peraltro è legato anche il suo lavoro, ma cos’ha da dire Sanremo in generale? Perché scriverne?


La mia avventura da scrittore mi ha fatto capire che ci sono tantissime persone in Italia e all’estero che voglio bene al mio territorio, forse più di quanto non gliene vogliamo noi liguri che siamo abituati ad averlo davanti agli occhi tutti i giorni e quindi a darlo per scontato. Sanremo sembra davvero un luogo inventato: penso sia una rarità assoluta che una città di medie dimensioni abbia un Casinò, un teatro famosissimo presso cui si tiene lo spettacolo più importante del panorama nazionale, una delle classicissime del ciclismo mondiale e tantissime altre manifestazioni trasmesse dalla Rete ammiraglia dello stato.

Per non parlare di un clima eccezionale, delle file dei pescherecci che beccheggiano mentre sullo sfondo si intravedono le alture, della vocazione turistica non solo limitata alla stagione estiva, cosa eccezionale per una località di mare, e la vicinanza con il Principato di Monaco e la Costa Azzurra.

Più in generale, credo che scrivere di quello che si conosce meglio sia fondamentale per restituire autenticità al racconto. Ecco perché Sanremo e dintorni sono veri e propri protagonisti aggiunti delle mie storie, ed è per me motivo di forte orgoglio quando i lettori mi dicono che amano questi posti, che ci sono stati o che vorrebbero visitarli al più presto.


Scrivere è sempre difficile, serve un’idea, un’ispirazione, qualcosa da dire, anche se naturalmente bisogna avere un talento per farlo, cosa che sicuramente le appartiene. Tuttavia, nel 2021 è anche più complicato trovare storie. Qual è il suo rapporto con la scrittura durante la pandemia?

Non ho mai smesso di scrivere, perché la scrittura è ciò che mi salva ogni giorno. Valeva prima della pandemia, e vale ancora di più in virtù del tempo difficile che ci siamo ritrovati ad attraversare.


Nel suo lavoro è molto presente il riferimento all’arte. La sua vita lavorativa e non solo è molto legata all’universo artistico. Attualmente quest’ambito sta vivendo una profonda crisi. Cosa vuole dire ai professionisti della cultura ad oggi ancora nel limbo? E quali sono i prossimi progetti artistici di Luca Ammirati scrittore e non.


Oggi più che mai dobbiamo recuperare un senso della bellezza, e l’arte è fondamentale in questo aspetto: è lo straordinario strumento che ci aiuta a vivere meglio perché ci aiuta a capire di più di noi stessi, o ci spinge a diventare altro, e modificare una parte di sé è un qualcosa che porta sempre a una crescita. La cultura è un elemento imprescindibile per l’esistenza di un essere umano. Dobbiamo ripartire da lì.

A livello personale, ora sono concentrato sulla promozione de “L’inizio di ogni cosa”, con tantissime presentazioni ed eventi online, in attesa che si possa ritornare a organizzare quelli in presenza e di poter riabbracciare anche fisicamente i lettori che mi regalano sempre immenso calore. Quanto al resto, ci sono diverse idee che ballano nella testa, appena sentirò di aver trovato la storia giusta le aprirò e lascerò che si prenda il proprio spazio.

Leggi anche: Nadia terranova | L’intervista

blank
Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

1 Comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Il Progresso Magazine Online Logo

 

Associazione culturale “THE PROGRESS 2.0”
Direzione-Redazione-Amministrazione
Via teatro Mercadante, 7
70022 Altamura (Ba)
mail: [email protected]

SEGUICI SU