Renzi, sicuro del “nuovo Rinascimento” saudita?

Renzi e lo sciagurato elogio alla monarchia saudita

Una vicenda che, ancora una volta, ha imbarazzato l’Italia nel mondo.

L’Arabia Saudita, il lauto compenso (circa 40mila euro) a Matteo Renzi per la conferenza con il principe Bin Salman, in cui il leader di Italia Viva ha parlato del “nuovo Rinascimento” di quel Paese, piombano sulla crisi politica italiana.

Per fortuna il governo, ancora formalmente in carica nonostante la spallata decisiva datogli dal senatore fiorentino, non ha tardato ad attivare le contromosse. La Farnesina infatti, ha annunciato la revoca dell’esportazione di missili e bombe verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi.

Esportazione di missili bellici, prodotti per lo più in Sardegna, su cui diverse trasmissioni televisive (su tutte, “Le Iene”) hanno indagato, portando a conclusioni sconcertanti.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, con una nota, ha spiegato come l’Italia sia sempre dalla parte dei diritti e del loro rispetto; riferendosi al blocco delle armi, ha scritto: “La nostra azione di governo è ispirata da valori e principi imprescindibili. Lo stiamo facendo anche in queste ore”.

Formalmente non c’è una connessione: da un lato una consulenza, per quanto inopportuna per le tempistiche, dall’altro il ruolo dei sauditi nella guerra in Yemen.


Ma lo stop italiano all’esportazione di armi e l’affaire Renzi-Sauditi sono pressoché contemporanei.


Già sui social si diffonde il video dell’intervista in cui Renzi, con il consueto inglese stentato e maccheronico, loda la “pagina nuova” che Riad sta scrivendo. Il video lanciato su Twitter dallo stesso Renzi fa il giro anche dell’europarlamento.

Marc Tarabella, deputato italo-belga dei Socialisti, ha ricordato opportunamente come il nuovo Rinascimento improvvidamente menzionato da Renzi, sia sovrastato da una costante e reiterata violazione dei diritti dei cittadini (e soprattutto delle cittadine) sauditi. Alla monarchia saudita portano gli indizi sull’intricato quanto tristemente famoso caso dell’omicidio consumatosi nel consolato saudita di Istanbul del giornalista del Washington Post, Jamal Khashoggi.

Secondo un rapporto di Amnesty International il regime saudita reprime la libertà di espressione e associazione. Vessa gli oppositori ed i difensori dei diritti umani, applica in maniera estensiva la pena di morte.

Oltre a continuare a discriminare sistematicamente le donne che – per esempio – quando possono lavorare guadagnano la metà degli uomini. L’aspetto più preoccupante sul piano internazionale resta la guerra nello Yemen, che ha mietuto migliaia di vittime innocenti, anche con la complicità degli ordigni made in Italy.

Per non parlare del trattamento dei lavoratori migranti, costretti a condizioni di simil schiavitù visto che il sistema della “kafala” (sponsorizzazione) vieta loro di lasciare il Paese senza il permesso del titolare. Durante la pandemia i datori di lavoro hanno anche ottenuto il permesso di tagliar loro lo stipendio fino al 40% unilateralmente.

Con il risultato che nonostante gli alti salari dei lavoratori (maschi) locali, il costo del lavoro, in media, risulti sicuramente “invidiabile“, come Renzi ha sottolineato nella conferenza.

Sebbene anche altri premier europei (Macron e Merkel per citarne i più importanti) abbiano conferito Legioni d’onore o altre onorificenze a leader perlomeno discutibili (Al-Sisi o Putin per restare all’esempio precedente) il parallelismo paventato dagli ormai pochissimi sostenitori di Renzi, non regge.

Le azioni politiche più che discutibili di Macron e Merkel trovano una possibile giustificazione nella “Ragion di Stato”.

Invece l’ex presidente del Consiglio non ha (più) la responsabilità di gestire le relazioni internazionali dell’Italia, trattando anche con leader discussi. E dunque la sua imbarazzante presenza ai piedi di Bin Salman trova giustificazione solo nella “ragion del portafogli”. Il suo.

D’altro canto Renzi non è nemmeno tornato a essere un privato cittadino libero di accettare incarichi a pagamento da chiunque.

È ancora un senatore della Repubblica, che costa allo stato italiano circa 14mila euro netti al mese, al pari tra gli altri dell’omonimo “collega” Salvini. Si tratta di questioni sostanziali, oltre che di opportunità, che riportano in evidenza un vulnus normativo nelle istituzioni italiane, già criticato più volte dagli organismi internazionali.

Come ha rilevato The Good Lobby, solo il fatto che il Senato non si sia ancora dotato di un codice di condotta come quello della Camera consente a un suo membro (come i suddetti) di farsi pagare spese di viaggio e alloggio per attività che esulano dall’esercizio delle proprie funzioni.

Vedasi non solo le conferenze all’estero, ma anche sagre ed iniziative gastronomiche varie a cui partecipava, in tempi pre-Covid, il Matteo leghista. Anche il Parlamento europeo ha regole che non consentono tali attività e su questo modello è stato scritto il codice di Montecitorio varato nel 2016. Il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama non ha ancora adottato un provvedimento del genere.

Con tutti i problemi che attraversano il Paese in questo momento, urge occuparsi, appena possibile, anche di questo, per evitare l’ennesima figuraccia italiana nel mondo.

LEGGI ANCHE: Olocausto dello Yemen | Che ruolo ha il governo italiano?

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Luigi Risucci

Public Servant, Editor, Lawyer

Luigi nasce a Matera nel 1990. Dopo gli studi classici, si laurea in Giurisprudenza nel 2015. La passione per la legge lo porta alla Specializzazione in Diritto Internazionale e Umanitario conseguita, col massimo dei voti, nel 2017 ed al titolo di Avvocato brillantemente conquistato nel 2018. Tra università e master vince otto borse di studio in altrettanti anni. Editorialista presso una testata giornalistica sportiva nazionale dal 2014, è arbitro di calcio presso la Sezione di Nichelino (TO). Dal 2019, superato il concorso nazionale, è un funzionario dello Stato, in servizio presso Moncalieri (TO). Ama in maniera viscerale lo sport, i viaggi, la buona cucina ed il contatto con la natura.

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