Murakami sulla spiaggia

Haruki Murakami è uno scrittore amatissimo e molto letto, il che naturalmente è lodevole, ma per un lettore è a volte deleterio. Ne parlano tutti da anni, il che può generare curiosità, ma a volte anche un rifiuto. Sono ovunque le citazioni di questo autore giapponese, a volte estrapolate dal contesto. Tuttavia se Murakami è diventato così inflazionato la ragione non è da ricercare in qualcosa di negativo, bensì nella straordinaria capacità che ha di analizzare l’animo umano e costruire in modo scorrevole storie che toccano nel profondo.
 
La prima caratteristica che può colpire delle sue opere è la possibilità di conoscere la cultura giapponese. All’inizio di A sud del confine a ovest del Sole il protagonista inizia a parlare subito di sé, della sua diversità in quanto è figlio unico (cosa rara in Giappone) e della sua solitudine. Una situazione simile vive Tazaki Tsukuru, il protagonista di L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, romanzo che tratta anche, in anticipo sui tempi, il tema dello stupro.

Anche Tazaki si sente solo, fragile e diverso. Norwegian Wood, il best seller più famoso di Murakami, è il lungo flashback del protagonista che tratta tematiche molto particolari e delicate come il suicidio. Attraverso questi tre romanzi, proveremo ad analizzare le ragioni che rendono l’autore del Sol Levante un narratore di talento.

Essere figlio unico o incolore in Giappone

La vita è come uno spartito complesso. Piena di semicrome e biscrome, di segni strani, di annotazioni dal significato oscuro. Decifrarla è un’impresa ardua, e anche a saperla leggere correttamente, anche a saperla trasformare nella musica più bella, non è detto che poi la gente la capisca e l’apprezzi nel suo giusto valore.

– H. Murakami, L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

La diversità dei protagonisti di Murakami a volte nasce quindi da aspetti banali, ma estremamente importanti. A mostrare quanto la nostra psiche sia complicata, a volte un singolo evento o una singola persona crea scompiglio in una vita intera. Nel caso di Tazaki, è l’unico della sua comitiva di amici che non contiene un colore nel nome. Altro aspetto affascinante e indicativo della cultura giapponese, è infatti la presenza di un nomen loquens. Infatti, i nomi spesso rappresentano una caratterizzazione o un colore: sia in Norvegian Wood che in L’incolore Tazaki è presente una donna che si chiama Midori, che in giapponese vuol dire verde e dà il nome anche a un celebre alcolico all’anguria di quel colore.

La cultura giapponese è quindi caratterizzata è definita anche in queste piccole cose, oltre che nelle ambientazioni, come la sempre presente Nagoya, nella descrizione delle tradizioni, dei costumi e dell’economia. Ne L’incolore Tazaki, non a caso vengono presentate con dovizia di particolari le occupazioni dei vari protagonisti. La divagazione, ad esempio, sulla Toyota e sulle fabbriche in generale è molto interessante, ma mai noiosa. Bisogna tuttavia non lasciarsi trasportare dalla mania sempre verde di ricerca di “esotismo” che spesso accompagna la lettura di scrittori giapponesi. Sicuramente c’è di più.

La nostra memoria e le nostre sensazioni sono troppo incerte e unilaterali e quindi, per provare veridicità di alcuni fatti, ci basiamo su una “certa realtà”. Ma quella che per noi è la realtà, fino a che punto lo è davvero e fino a che punto è quella che noi percepiamo come tale? Spesso è addirittura impossibile distinguere tra le due. 
– Murakami, A sud del confine a ovest del Sole

Murakami, la fragilità e il finale sospeso

Il di più riguarda la capacità di costruire finali originali, di far entrare il lettore in empatia con i protagonisti, analizzare se stesso attraverso le loro vicende.

A unire il cuore delle persone non è soltanto la sintonia dei sentimenti. I cuori delle persone vengono uniti ancora più intimamente dalle ferite. Sofferenza con sofferenza. Fragilità con fragilità.

– H. Murakami, L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

Norvegian Wood è il massimo esempio di cio. Acclamato dalla critica come romanzo di crescita personale, non è solo questo il tratto caratterizzante della storia. Del resto, sono tanti i romanzi che mostrano dei personaggi in crisi o fragili. La psicologia di questi personaggi è definita con allegorie riguardanti la natura ma non solo. Personaggi cuciti nella tela della loro solitudine, ma anche ricamati nel loro rapporto con gli altri.
Nessuno di loro risolve mai completamente il proprio dramma, ma alla fine il messaggio è sempre di speranza. È possibile attraversare la tempesta e sfuggirne. Si dice in Norvegian Wood:

“Eravamo vivi, e l’unica cosa a cui dovevamo pensare era continuare a vivere”.

Il pregio principale di questa trattazione è che nessun protagonista si vergogna di mostrare la sua fragilità né a se stesso né agli altri, ma ne è consapevole e la ritiene un aspetto normale della vita.
Non vi è da parte di nessun ascoltatore del protagonista o sua stessa una forma di sorpresa o spavento. Ogni aspetto difficile della vita viene trattato con maturità e delicatezza. Lo scopo di questi tre romanzi è mostrare al lettore come sia anzi giusto soffrire, ma anche cercare di crescere dalla sofferenza.
Murakami sulla spiaggia ovvero leggere Murakami in spiaggia, non risulta pesante o noioso, ma in realtà mostra come siamo e, forse, cosa dobbiamo essere. E il finale è sospeso perché la vita è imprevedibile, come il mare a riva del quale ho letto questi romanzi.

Per quanto una situazione possa sembrare disperata, c’è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all’oscurità.
– H. Murakami, Norvegian Wood

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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