Crisi degli enti lirici non-monumento | Che fare?

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Crisi Enti Lirici

La crisi sempre più marcata degli Enti lirici pubblici, circa cui la richiesta di Commissariamento del Teatro Regio di Torino è una cartina di Tornasole da non sottovalutare, merita un approfondimento che non si lega solo all’eventuale cattiva gestione degli stessi o alla scarsità dei mezzi pubblici oggi disponibili per sostenerli.

Occorre chiaramente domandarsi: ha ancora senso oggi investire decine, centinaia di milioni pubblici per produrre in modo sovrabbondante costosissimi melodrammi lirici legati in molti casi a gusti desueti che ormai distano da noi da un secolo e mezzo e due secoli?

Non vorremmo che sia un po’ come se ci si fosse instestarditi a continuare a produrre carrozze, pur meravigliose, per decenni mentre l’automobile prendeva possesso del mercato dei Trasporti.

Ché, alla fin fine, puoi metterci tutti i soldi pubblici che vuoi ma se i fruitori dei Teatri lirici sono limitati in gran parte a soggetti facenti parte della terza età o che sporadicamente si fanno vedere in quei contesti per motivi di immagine legati al presenziare un Prima… è un problema!

In Istituzioni-monumento (me ce ne sono una o due per Nazione) come il Festspielhaus di Bayreuth o la stessa Scala di Milano la questione è diversa in quanto la valenza storica del contenitore prevale su altre logiche di contenuto ma guardate che (e lo dice un pianista classico, pur dilettante, come il sottoscritto) resistere per ore, per esempio, ai Maestri Cantori di Norimberga di Richard Wagner senza avere dei mancamenti non è da tutti e, specialmente, lo è difficilmente per le generazioni odierne sempre più attirate dall’immediatezza della suggestione emotiva, anche artistica.

Una cosa sono le “arie” meravigliose prodotte da Vardi, Rossini, Puccini ma anche, allora, di Anrew Looyd Webber o Leonard Bersnstein (Maestri compositori del Dopoguerra che non si trovano praticamente mai nei Calendari se non a Londra o New York), un’altra cosa è assistere all’esecuzione di un’opera completa.

Un pubblico pagante cifre sostenute e numeroso, frequenterà il teatro lirico se sarà in grado di far ascoltare loro i capolavori di ogni tipo ed epoca, non solo quelli legati al gusto tardo-romantico e verista.

Finché l’opera lirica si rapportava al gusto corrente, il compito della sua riproduzione aveva un senso, in quanto sostenuto da una tradizione capace di suggerire risorse interpretative in uso. Allontanandosi dal momento della sua creazione, l’opera lirica ha attivato il processo di storicizzazione con il progressivo aumentare del divario fra il gusto corrente e quello dell’epoca che le ha viste nascere.

Su questo bisognerà riflettere, e molto, prima di spendere tanti, troppi fondi pubblici a sostegno degli Enti lirici “non-monumento”, che andranno riformati non solo sulla base della governance ma anche nella Direzione artistica delle scelte da proporre nei Calendari.

A costo di fantasticare in modo “sacrilego”… se a Torino avessimo David Gilmour o Stefano Bollani come Direttore del Regio probabilmente i problemi si scioglierebbero in un amen.

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Paolo Turati

Laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino nel 1982 dopo aver conseguito il Diploma al Liceo Scientifico salesiano Valsalice di Torino, l’imprenditore ed Economista Paolo Turati, Docente a contratto e Referente del Corso di Economia degli Investimenti “Investire” presso la Scuola di Studi Superiori dell’Università Torino per gli A.A. 2016-17 e 2017-18, è dal 2019 parimenti Docente nonché Presidente del Comitato scientifico presso la Saa-School of Management dell’Università di Torino dell’Executive Master di Wealth Management. Classe 1958, sposato con due figli, già Procuratore generale di Agente di Cambio sulla Piazza di Torino, è stato per anni titolare e Amministratore apicale di Società di capitali finanziarie e operanti nella Commissione in titoli e valori. E’ autore di numerose opere saggistiche e narrative edite, diffusamente accreditate in Italia ed all’estero presso numerose Istituzioni ( fra cui il Rijsksmuseum di Amsterdam, la Biblioteca Max Planck di Monaco di Baviera, la New York Public Library, L'Università di Heidelberg, l'Accademia di Brera a Milano, Palazzo Grassi a Venezia), nonché editorialista su testate nazionali, giornalista pubblicista, conferenziere e già per anni titolare di spazi televisivi regionali in rubriche settimanali economico-finanziarie specificamente incentrate sulla tutela del Risparmio. Esperto di Art Market internazionale e Coordinatore del Dipartimento Arte, Diritto e Mercato di “Fidartis-Multi family office”, è altresì da 15 anni Membro del Consiglio Direttivo e responsabile del Settore “Economia, Finanza, Banche e Assicurazioni” di Acp-Federata nazionale Movimento Consumatori, nonché Consigliere di Amministrazione della Fondazione per l’Architettura. Appassionato pianista, nutre grande interesse per il fenomeno del Collezionismo e per la ricerca storiografica e vanta trascorsi agonistici con ranking a livello di punteggio nazionale nello Sci alpino nonché una lunga pratica agonistica nel Ciclismo su strada e nel Motociclismo fuoristrada.

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