Eventi estremi: analisi a cura di Ettore Ruberti
Eventi estremi: disastri inevitabili o mancanza di gestione e programmazione? Dopo il disastro di Valencia, come ogni volta che si verificano eventi estremi in Paesi dove manca una corretta gestione dell’ambiente e, in questo caso criminalmente, vengono bypassate le procedure di allarme e messa in sicurezza, ci si straccia le vesti e ci si dispera […]
Eventi estremi: disastri inevitabili o mancanza di gestione e programmazione?
Dopo il disastro di Valencia, come ogni volta che si verificano eventi estremi in Paesi dove manca una corretta gestione dell’ambiente e, in questo caso criminalmente, vengono bypassate le procedure di allarme e messa in sicurezza, ci si straccia le vesti e ci si dispera per il disastro imprevedibile e le inevitabili conseguenze del cambiamento climatico. Ma siamo proprio sicuri che le cose stanno così?

Cominciamo con il chiarire che gli eventi estremi sono sempre avvenuti e le conseguenze sono correlate alla gestione del territorio ed alla mancanza di piani di emergenza e di corretta informazione. Questo a prescindere dal cambiamento climatico. Su questo punto va chiarito che il clima è sempre mutato ed è perlomeno superficiale se non ipocrita utilizzare l’alibi dell’attuale fase climatica per giustificare l’ennesimo disastro annunciato, a prescindere dal fatto che l’andamento del clima sia provocato in toto o in parte dalle emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane, in particolar modo dalla combustione di carbone, petrolio e derivati e gas naturale formato in gran parte da metano.

Per chiarire come effettivamente stanno le cose è necessario distinguere due aspetti della questione: la gestione del territorio e la programmazione della coordinazione degli interventi, cominciando ovviamente dalle informazioni da fornire al cittadino, unitamente alla tempestività di queste ultime.
Gestione del territorio.
Da sempre l’uomo ha modificato il territorio per renderlo adatto alle sue attività, raramente preoccupandosi delle conseguenze del suo agire ma, mentre questo era giustificato in un passato remoto, l’incremento esponenziale delle tecnologie disponibili e le capacità tecnologiche, unitamente all’incremento esponenziale della popolazione, rendono indifferibile programmare e gestire tecnicamente ogni intervento ed ogni costruzione. Questo avviene raramente in alcuni Paesi, come la Spagna e l’Italia, dove si continua a costruire senza criterio e dove capita, ed anche la V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) è considerata al più un ulteriore documentazione burocratica. Va anche menzionata la pratica oscena dei condoni edilizi che, non solo non viene adeguatamente eliminata, ma addirittura implementata, tanto che viene da molti considerata quasi come dovuta.

A tutto ciò si aggiunge la mancanza di una seria manutenzione del territorio, spesso ostacolata anche dal fatto che molti pseudoambientalisti che rappresentano solo se stessi, in mancanza di qualsiasi preparazione tecnico/scientifica, si oppongono a qualsivoglia intervento, appellandosi alla solita frase ideologica demenziale secondo cui “la natura deve fare il suo corso”, non rendendosi evidentemente conto che la natura l’abbiamo rovesciata come un guanto e molte opere sono necessarie a mitigare le alterazioni territoriali.
Cito il caso dei corsi d’acqua, dai torrenti ai fiumi più grossi. I torrenti vengono spesso tombati e coperti persino da strade, gli scavi vengono eseguiti lungo le rive indebolendole, mentre sarebbe auspicabile scavare i fondali per consentire lo scorrimento dell’acqua e mitigare le piene, si dovrebbero anche incrementare le casse di espansione e proibire la costruzione negli alvei fluviali destinati ad essere inondati durante le piene. Andrebbe effettuata la pulizia degli argini e degli alvei nei periodi estivi, quando le piogge son al minimo e ripiantumare dove è necessario.

Per quanto concerne le aree antropiche, è necessaria la pulizia dei tombini e la costruzione di scolmatori. Ovviamente, andrebbero anche costruite delle aree in cui far defluire le acque in caso di piogge intense. Va sottolineato che, in alcune aree critiche, come in vicinanza di vulcani o zone di frane, dovrebbe essere vietata qualsiasi costruzione, salvo ritrovarsi a dove piangere morti e distruzioni al verificarsi di ogni evento estremo.
Programmazione e coordinamento degli interventi.
Ci si dovrebbe chiedere come mai, quando si verificano eventi estremi, sempre accaduti nella storia anche recente, le conseguenze sono direttamente proporzionali alla programmazione ed alla gestione di questi ultimi.
Prendiamo come esempio le recenti alluvioni verificatesi in Toscana ed in Emilia-Romagna: a fronte di disastri significativi, almeno il numero di morti e feriti è minimo. Questo perché è stata correttamente informata la popolazione, la rete di monitoraggio ha funzionato benissimo, gli interventi tesi prioritariamente a salvaguardare la vita umana sono stati efficaci e tempestivi. Allora come mai in Valencia i morti ed i dispersi sono stati tanti (troppi) e, nonostante il coraggio e l’abnegazione dei soccorritori, la situazione è stata tanto critica?

La spiegazione è data dal fatto che è stata sottovalutata la portata e l’emergenza del fenomeno, il responsabile della programmazione aveva addirittura ignorato i gradi di allerta meteorologica e dismesso gran parte dei sistemi di allarme, tanto è vero che, quando l’allarme è stato diramato, molte case erano già allagate.
Altro gravissimo errore, mancavano nelle strutture pubbliche, come i supermercati, i piani e le uscite adatte per far defluire la folla: viene in mente il disastro avvenuto anni fa sempre in Spagna dove, a causa di un incendio, la mancanza o l’inadeguatezza delle uscite di sicurezza di una discoteca, causarono decine di morti.
Inoltre, nessuno si è preoccupato di avvertire la popolazione che, in caso di allagamenti, va data la priorità all’incolumità delle persone rispetto al salvare le automobili. Su quest’ultimo punto va rimarcata la necessità di informare ed addestrare adeguatamente la popolazione sul comportamento da adottare in caso di crisi.
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