Il dubbio | rassicurante quanto la certezza

Il dubbio

L’estetica del dubbio

Il dubbio appartiene alla categoria di quei film che non lasciano tregua una volta conclusi i titoli di coda. Lo spettatore continua inevitabilmente a porsi domande su quanto ha visto e, spesso, tende a cambiare opinione più di una volta. Questo accade perché la pellicola analizza la pedofilia nell’ambiente ecclesiastico, una tematica che non può lasciare indifferenti e che determina, in ognuno di noi, sensazioni difficili da digerire velocemente.

Diretto e scritto da John Patrick Shanley, a partire dall’omonima pièce teatrale vincitrice di un premio Pulitzer, Il dubbio è ambientato nel Bronx, New York, nel 1964. Si tratta di un periodo storico complesso, in cui perlopiù regnava un’ondata di pessimismo causata dalla scomparsa, avvenuta un anno prima, del Presidente Kennedy e dei suoi ideali politici. È un momento particolare per la popolazione degli Stati Uniti, combattuta tra un desiderio di cambiamento sociale e la paura di abbandonare i vecchi schemi.

La trama

In questo clima, nella scuola cattolica di St. Nicholas viene ammesso per la prima volta uno studente di colore. Anziché essere vittima di bullismo da parte dei suoi coetanei, come tutta la comunità sembra aspettarsi, il ragazzo sembra diventare vittima di alcune “attenzioni particolari” da parte di Padre Flynn (Philip Seymour Hoffman). Il parroco è da sempre contestato da Sorella Aloysius (Meryl Streep), che critica fortemente i suoi metodi anticonvenzionali. 

I due religiosi, infatti, non potrebbero essere più agli antipodi. Padre Flynn vive la fede in modo moderno, con attenzione ai tempi che cambiano, ama la compagnia degli amici e non disdegna una sigaretta ogni tanto. Aloysius è una donna vecchio stile, che educa gli alunni della St. Nicholas con ferrea disciplina e grande severità. A scatenare il dubbio che il parroco possa aver abusato del ragazzo è Sorella James (Amy Adams), una giovane insegnante che si accorge di alcune situazioni sospette.

La percezione dello spettatore

La narrazione del film ruota intorno al dialogo continuo tra i tre protagonisti, tutti pronti a difendere strenuamente la propria idea di vita e la propria concezione di fede. Grazie all’impostazione di stampo teatrale, il successo del film viene affidato alla bravura – indiscussa – dei tre attori, in grado di insinuare il dubbio nello spettatore. I dialoghi, seppur centrali, sono del tutto inutili e non conducono mai ad una verità certa.

Chi guarda questa pellicola non deve porsi l’obiettivo di scoprire se Padre Flynn ha davvero compiuto azioni tanto aberranti. Semmai, deve riflettere su cosa accade ogni volta che si decide di intentare un processo sommario a un presunto colpevole, nella totale mancanza di prove. Lo spettatore si sente necessariamente partecipe, poiché diventa pubblico determinante nella condanna di un uomo potenzialmente innocente.

A scontrarsi sono due personalità forti, opposte, che fanno alla Chiesa richieste profondamente diverse. La presunta pedofilia del parroco è davvero solo un pettegolezzo? Le prove sparse abilmente lungo la narrazione sono così controverse da non permettere alcun giudizio.

Un finale incerto

Alla fine della vicenda, risultano vincitori sia Padre Flynn che Sorella Aloysius: il parroco ottiene una promozione, ma allo stesso tempo deve lasciare per sempre la scuola e gli studenti. Tuttavia, se Sorella James dichiara di aver finalmente trovato un senso a quanto accaduto, lo stesso non si può dire per Aloysius, che giace nel dubbio atroce di aver perso la fede in Dio.

E così, il film si chiude quasi ad anello, chiedendo allo spettatore di tornare alla predica del parroco delle scene iniziali. Secondo Padre Flynn, non va mai rigettato il dubbio nella fede. Esso è fondamentale, poiché crea nell’uomo il bisogno di crescere come individuo, cercando aiuto e amicizia nelle persone che lo circondano. Ipocrisia, intolleranza e superbia: sono questi i vizi che conducono al peccato. Vizi con cui anche la Chiesa deve ovviamente fare i conti.

Il dubbio (Film drammatico, Usa 2008)

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Sara Signorini

Classe 1994, si è laureata in Filologia Moderna presso l'Università degli studi di Padova e oggi si aggira tra letteratura e giornalismo alla ricerca di idee e percorsi creativi. Scrive di cinema, che considera non solo una grande passione, ma anche un metodo infallibile per osservare la società attuale con spirito critico e ironia.

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