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Cinque canzoni dei Queen per sapere qualcosa su Freddie Mercury

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Il ricordo di Freddie Mercury.

I Queen sono tra le band più amate si potrebbe dire addirittura di tutti i tempi. Anche grazie al recente biopic Bohemian Rhapsody, questa band continua a farsi amare da tantissime persone in tutto il mondo.

Per quanto la band abbia avuto successo nella totalità e stia continuando mantenendo il marchio con i due membri rimasti, sappiamo tutti che nessuno dimenticherà mai il loro frontman: Freddie Mercury.

Oggi è l’anniversario della scomparsa proprio del frontman, che ha lasciato un vuoto profondo nel mondo della musica. Un frontman poliedrico, una voce precisa e unica. La presenza scenica, la personalità camaleontica e l’istrionismo che ha sempre dimostrato lo hanno comunque reso immortale.

La tragica scomparsa, dovuta all’AIDS, ha tristemente contribuito ad alimentarne la leggenda. Oltre a ricordarci di lui grazie alla sua voce, possiamo comunque conoscere Freddie Mercury anche attraverso le canzoni stesse dei Queen. Oggi vi proponiamo cinque brani di questa band che ci ricordano la personalità del cantante, per non dimenticarlo.

Bohemian Rhapsody: la canzone simbolo di Freddie Mercury.

Non è un caso che il biopic incentrato soprattutto su Freddie Mercury abbia usato come titolo proprio questa canzone. Bohemian Rhapsody venne scritta da Freddie Mercury ed è forse la canzone più rappresentativa della sua personalità e della sua musica. Innanzitutto perché, proprio come il frontman dei Queen, è un ventaglio dalle mille sfumature.

Opera, hard rock, tantissimi aspetti sono così vari e peculiari in questo capolavoro che è noto ormai a tutti. Sicuramente Mercury per primo è stato un bohémienne.

Don’t stop me now.

Probabilmente Mercury scrisse questa canzone pensando tantissimo a sé. Come si è già ampiamente detto, è considerato uno dei brani che danno più buon umore in assoluto nella storia della musica.

Canzone spensierata che mostra la voglia di spingersi oltre ogni limite che apparteneva al cantante. Sappiamo tutti che, anche se la malattia ha stroncato prematuramente la sua carriera, non si è mai davvero fatto fermare da nulla.

Innuendo.

Sulla stessa scia di Bohemian Rhapsody, seppur come sappiamo con minore successo, si muove Innuendo. Si tratta della title-track dell’ultimo lavoro che i Queen fecero insieme al caro Freddie.

Al di là di questo, troviamo un insieme di stili così brillantemente mischiati anche qui. Il ritornello del testo (composto da Mercury insieme a Roger Taylor) ci dice “continuiamo a provare fino alla fine dei tempi”. Probabilmente ciò che fece Freddie.

Delilah.

Le Delilah di tutto il mondo saranno deluse, ma questo brano non è affatto dedicato a una donna. Infatti, Freddie Mercury lo scrisse per la sua gatta, di nome Delilah. Il frontman dei Queen aveva una vera e propria ossessione per i gatti, li amava incondizionatamente.

I gatti sono stati una compagnia fondamentale nella sua vita ed anche durante la sua difficile malattia. I nomi dei suoi gatti erano Delilah, Tom, Goliath, Romeo, Oscar, Lily, Jerry, Tiffany e Miko. Il cantante vi ha spesso lasciate dediche nei suoi lavori musicali e questa è una di esse.

I’m going slighlty mad: il vero testamento di Freddie Mercury.

Questo brano è considerato da molti il vero testamento di Freddie Mercury, a differenza di The show must go on che, contrariamente da quanto pensano molti, fu scritta da Brian May. Avendo ormai rivelato ai mass media di aver contratto l’AIDS, Freddie Mercury si ritrovò ad affrontare la malattia a trecentosessanta gradi. Il riferimento ironico e umoristico alla demenza ha quindi un significato davvero malinconico: la paura di sprofondare nella pazzia a causa della malattia.

Anche il video ufficiale è in bianco e nero a causa delle difficili condizioni in cui si trovava già l’artista. Così, questa canzone può dirci molto circa il modo in cui Freddie affrontava quella difficile condizione.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura, un master in giornalismo. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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