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Le donne storiche e letterarie simbolo contro la violenza sulle donne

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25 novembre: giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne.

Le piazze d’Italia e quelle virtuali del web sono piene di pensieri riguardo alla violenza sulle donne. Ciò specie dopo gli ultimi fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica. Oggi 25 novembre è ancora più sentita questa tematica.

Nel 1999 l’ONU ha deciso di istituire una giornata dedicata proprio all’eliminazione della violenza contro le donne, designata per il 25 Novembre.

Non solo in questa giornata, ma sempre, è importante ricordare che un cambiamento deve partire da tutti noi. Soprattutto noi che siamo la società dobbiamo muoverci per prevenire e non fare riaccadere quanto successo. Si è parlato di scuola, educazione, dibattiti che si spera porteranno a qualcosa di concreto.

Accanto agli articoli di cronaca brillantemente realizzati da alcuni, e in modo indelicato da altri, oggi vorremmo ricordare attraverso la storia e la letteratura degli esempi di donne che solo in quanto tali hanno pagato il prezzo per la propria libertà con la vita.

Prenderemo in esame nella fattispecie la vicenda di Ipazia D’Alessandria, filosofia greca lapidata in quanto donna e pagana. Ma anche la letteratura può fornirci spunti di riflessione importanti. Ad esempio se pensiamo a due figure letterarie molto famose e affascinanti: Anna Karenina, protagonista dell’omonimo romanzo ed Hester, protagonista de La lettera scarlatta.

Vogliamo infine puntare l’attenzione su un dramma meno conosciuto ma altrettanto valido, Casa di bambola di Henrik Ibsen.

Violenza sulle donne nella storia: lapidare una donna perché scienziata.

Ipazia nacque ad Alessandria circa tra il 350 e il 370 d.C. Da secoli simbolo di emancipazione femminile e di lotta per il libero pensiero, è stata infatti una scienziata e insegnante di filosofia. Ipazia ricevette fin da bambina un’istituzione esemplare, poiché suo padre Teone Di Alessandria, un matematico, che peraltro curò anche le traduzioni di opere di Euclide e Tolomeo.

Ipazia cresce quindi con suo padre come maestro e mostra fin da subito grande intelligenza. anto che vari storici affermano che ella superò il maestro e fu anche più capace del padre. Non possiamo leggere nessuna opera da lei scritta, purtroppo, molte potrebbero essere andate perse anche a causa del famoso incendio della Biblioteca di Alessandria. Tuttavia, tramite tradizione indiretta (quindi tramite opere di altri autori) conosciamo la sua storia ed il suo pensiero.

Oltre ad aver aiutato il padre nelle traduzioni ed aver rielaborato il pensiero di Diofanto (padre dell’algebra che ha ideato le equazioni indeterminate), inventò anche due straordinari strumenti: l’areometro e l’astrolabio piano. Nonostante per l’epoca una donna che insegnava fosse un caso straordinario, Ipazia fino ad un certo periodo non ebbe difficoltà. Era stimata per il suo straordinario acume ed essere donna non le causò problemi.

Tuttavia, a lungo andare le conoscenze ed il ruolo di Ipazia cominciarono a diventare scomodi per varie ragioni. Prima fra tutte il suo paganesimo. Infatti, ella rifiutò di convertirsi al Cristianesimo, tanto più che anche se pagana affermava comunque la totale differenza fra scienza e religione. Inoltre una donna con un ruolo sociale così preponderante era una minaccia per una società in cui vigeva una misoginia di natura aristotelica e cristiana. Viene così lapidata e uccisa da una folla di fanatici cristiani, probabilmente parabolani, con una violenza inaudita, tanto che alcuni storici raccontano che anche dopo la sua morte la folla avrebbe continuato ad oltraggiare il suo corpo.

La violenza sulle donne dalla società: Anna Karenina e Hester.

Se Ipazia secoli prima è stata lapidata, nei secoli successivi le donne hanno sempre di più subito umiliazioni, non solamente fisiche, ma psicologiche. La società ha sempre ostacolato la libertà della donna impedendole di amare e di scegliersi la vita che desiderava. Emblema di tale meccanismo è la figura letteraria di Anna Karenina, protagonista del capolavoro di Lev Tolsroj.

Questa donna, prima inserita a pieno nell’alta società di San Pietroburgo, viene immediatamente esclusa e totalmente discriminata quando lascia il marito perché si è innamorata di un altro.

Tolstoj con il suo romanzo ha voluto criticare l’ipocrisia della società nobiliare russa, ma Anna è diventata anche emblema della difficile condizione della donna. Per quanto provi a lottare per inseguire la propria felicità e l’amore, l’emarginazione che la società le fa subire la spinge al suicidio, in una vicenda emblematica dell’impossibilità della donna di scegliere liberamente senza subire delle conseguenze che la devastino. Anna Karenina è ancora oggi modello della donna coraggiosa e forte.

L’adulterio è motivo di violenza e discriminazione nei confronti delle donne anche in un romanzo di poco antecedente rispetto al capolavoro di Tolstoj: La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne. L’autore ha voluto riflettere sulla società puritana e sulla sua eccessiva condanna dell’adulterio, spesso punito addirittura con la morte. Ciò è dovuto anche al fatto che nella sua famiglia vi era un magistrato che aveva partecipato ai processi alle streghe di Salem. Hawthorne era quindi sensibile alla tematica, cambiando anche il proprio cognome per allontanarsene. Il romanzo è infatti costruito come un processo a una donna, non per stregoneria, ma per adulterio, che viene costretta a portare una A di “adultera”.

La presa di coscienza di Nora.

Casa di bambola è probabilmente il primo testo teatrale moderno che abbia rivoluzionato e criticato in modo pungente e non frivolo la condizione della donna rispetto all’uomo. Accusato di femminismo estremo, fu scritto da Henrik Ibsen nel 1879. L’autore qui riflette sui ruoli tradizionali dell’uomo e della donna nel matrimonio dell’epoca vittoriana.

Per fortuna questo ultimo esempio che abbiamo scelto non ha un epilogo negativo. Il dramma racconta la storia di Nora che, vittima di un ricatto, cerca di fingere con il marito che vada tutto bene poiché è sicura che egli la proteggerebbe. Quando si rende conto che il marito pensa, di fatto, solo a se stesso, decide di lasciarlo.

Per l’epoca il testo è rivoluzionario, si vede proprio rappresentata sulla scena la presa di coscienza di una donna che vuole fuggire dai normali canoni e non si sente più moglie e madre ma prima di tutto se stessa. L’esito positivo di Nora che sa di libertà e autodeterminazione, è quello che auspichiamo possano avere tutte le donne, senza per questo essere trattenute, se non peggio, uccise.

Nora: Ho altri doveri che sono altrettanto sacri.
Helmer: No, non ne hai. E quali sarebbero?
Nora: I doveri verso me stessa.
Helmer: In primo luogo tu sei sposa e madre.
Nora: Non lo credo più. Credo di essere, prima di tutto, una creatura umana, come te… o meglio, voglio tentare di divenirlo. So che il mondo darà ragione a te, Torvald, e che anche nei libri sta scritto qualcosa di simile. Ma quel che dice il mondo e quel che è scritto nei libri non può più essermi di norma. Debbo riflettere col mio cervello, per rendermi chiaramente conto
di tutte le cose.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura, un master in giornalismo. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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