Tribù urbana | Ermal Meta racconta l’umanità

Immagine in evidenza di Giulia Pagano.

Il nuovo album di Ermal Meta tra temi sociali, nostalgia e romanticismo

Ermal Meta è un cantautore che si è fatto conoscere per la sua grande capacità compositiva, oltre che per i temi che affronta nelle sue canzoni. “Ricorda di disobbedire, perché è vietato morire” è il motto tratto dal brano che gli valse il podio al Festival di Sanremo, traguardo che ha ripetuto proprio quest’anno da pochi giorni. Il 12 Marzo Ermal Meta è tornato con un nuovo album, Tribù urbana. A riguardo aveva preannunciato un cambiamento di sound con “No satisfaction”, mentre aveva mostrato la sua ormai famosa poetica delicatezza con la ballad presentata a Sanremo “Un milione di cose da dirti”.

Ermal Meta racconta il dramma del razzismo e dell’omofobia

Fin da subito si capisce come Tribù urbana sia un lavoro impegnato, nutrito dall’ambizione di raccontare l’amore, ma anche la difficoltà di stare al mondo. Il brano d’apertura, Uno è una canzone dal ritmo allegro, che ricorda un’atmosfera marittima, una ventata d’aria fresca. Eppure ha dentro di sé un significato profondissimo: la manifestazione dell’uguaglianza e dell’importanza di star bene insieme, come esseri umani. Infatti, il cielo è uno ed è a questa convivenza fraterna che il testo si riferisce.

Ai temi sociali Ermal Meta è stato sempre assai affezionato, ma per la prima volta mostra il suo grande sostegno alla comunità LGBT (già manifestato quando nel 2016 si tinse gli occhi di color arcobaleno) con una canzone: Nina e Sara è la storia di due ragazze che vorrebbero amarsi normalmente, ma sono ostacolate dalla famiglia e dal mondo.

La discriminazione del resto il cantautore stesso l’ha subita: le sue origini albanesi hanno suscitato commenti razzisti durante la sua partecipazione al Festival di Sanremo e non solo. Contro l’odio, però, Ermal Meta sa cosa rispondere e ha risposto con la sua musica.

Oltre i confini grazie alla musica

Speranze e sogni infranti, ma sempre una gran voglia di lottare, quella che accomuna la tribù che racconta Ermal Meta. Come in Il destino universale, dove ritroviamo anche un riferimento autobiografico: “Ermal ha 13 anni e non vuole morire”. Per andare avanti gli esseri umani hanno bisogno di sostenersi a vicenda, come mostra in Un altro sole, dove il cantante descrive l’autodeterminazione ma anche la forza degli uomini come “coscienza collettiva“, come l’ha definita in una recente diretta Instagram il cantautore. “Con le mani che si aggrappano al cielo stanotte siamo meno lontani, ma nel fango della stessa sorte tutti noi siamo uguali, che ridiamo con le costole rotte per andare avanti”.

Ermal Meta illustra con la solita semplicità e chiarezza che cosa significa davvero essere uomini e affrontare insieme le difficoltà. Nel periodo della pandemia, sicuramente occorre a tutti ascoltare un messaggio del genere:”Scompaiono i confini, diversi eppure uguali, restiamo più vicini, ricominciamo da qui”.

L’attenzione centrale dell’ultimo lavoro del cantautore va soprattutto per gli ultimi, li chiama Gli invisibili nell’omonima canzone, “quelli che vedi quasi sempre sullo sfondo, invisibili che salveranno il mondo”. Probabilmente anche il cantante ha provato tutto questo, infatti l’album risuona spesso di forte malinconia e di nostalgia, con personaggi innamorati del passato, come dice in Vita da fenomeni.

L’amore infine sembra la grande possibilità offerta dalla vita per poter trovare un appoggio e un sostegno nella caduta e affrontare il dolore, la sola cosa che sappia “trovare la luce quando il sole tace”, dice Ermal Meta nel brano Un po’ di pace. La pace è esattamente ciò che Ermal Meta ha donato all’ascoltatore con questo album originale e vivo.

Leggi anche: Emma Fenu | L’intervista

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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