Savorani: Stratificazione di linguaggi nell’arte contemporanea
Giovedì 4 luglio alle ore 19, tornano gli incontri di We Are Who We Are. Stratificazione di linguaggi nell’arte contemporanea, un progetto di Damiano Gullì in collaborazione con Annika Pettini dedicato ad approfondire pratica e poetica di artiste e artisti italiani caratterizzati da uno sguardo trasversale e un approccio sempre più fluido rispetto alle diverse discipline. Gli incontri – parte […]
Giovedì 4 luglio alle ore 19, tornano gli incontri di We Are Who We Are. Stratificazione di linguaggi nell’arte contemporanea, un progetto di Damiano Gullì in collaborazione con Annika Pettini dedicato ad approfondire pratica e poetica di artiste e artisti italiani caratterizzati da uno sguardo trasversale e un approccio sempre più fluido rispetto alle diverse discipline.
Gli incontri – parte del programma di Triennale Estate – sono strutturati in conversazioni one to one: ogni appuntamento è dedicato a un singolo artista con l’obiettivo di far emergere, attraverso un confronto intimo e spontaneo, la capacità di analisi e narrazione che è racchiusa nei processi di ricerca artistica e le diverse modalità in cui essa si declina. Per questo appuntamento, Annika Pettini, scrittrice e responsabile Cultura per Edizioni Zero, sarà in conversazione con l’artista visivo e performer Davide Savorani.
Modera Damiano Gullì, curatore per Arte contemporanea e Public program di Triennale Milano.
DAVIDE SAVORANI.
Davide Savorani (Faenza, 1977) è un’artista visivo e performer la cui pratica processuale comprende molteplici media: dal disegno alla scultura, dalla scrittura alla performance.
Al centro della sua ricerca risiede l’interesse ad alterare ed attivare lo spazio al fine di evidenziare la natura mutevole degli elementi esposti.

La ricerca di Davide Savorani (1977) affonda le sue radici in ambiti disciplinari trasversali, che vanno dal teatro alla letteratura, dalla filosofia all’antropologia. Nella sua pratica i diversi linguaggi si fondono, dando vita a progetti articolati che permettono all’artista di sviluppare percorsi d’indagine eterogenei, con un’attenzione all’opera d’arte non tanto intesa come oggetto definito, ma come potenziale di conoscenza. Applicando un “pluralismo metodologico” – teorizzato in ambito scientifico da Paul Feyerabend – l’artista ricerca una dimensione dinamica con il contesto in cui opera, sia esso lo spazio espositivo, o urbano, o naturale, e le persone che sono coinvolte.
Il processo stesso non è guidato da un programma ben definito, e non può essere guidato da un siffatto programma, in quanto contiene le condizioni per la realizzazione di tutti i possibili programmi. Esso è guidato piuttosto da un vago impulso, da una “passione” (P. Feyerabend).
Concepiti come processi aperti, i suoi progetti implicano sovente una dilatazione spazio-temporale che coincide con il periodo di ideazione o di esposizione, eliminando di fatto la distinzione tra i due momenti. In ogni mio progetto ricerco una relazione dinamica con il contesto (la sua architettura o la sua storia o la sua dislocazione o funzione pubblica etc.), insomma gli input che mi trasmette e a come posso mettere in dialogo con esso l’immaginario e le questioni che muovono il mio lavoro. Il contenitore non è mai passivo. Così come lo spettatore, che considero un elemento aggiuntivo a cui lasciare spazio e/o tempo dove inserire, se vuole, il proprio pensiero o la propria presenza. (D. Savorani).

Savorani lavora sull’idea stessa di trasformatività, dando vita a installazioni in continuo mutamento, in cui i lavori che le compongono (sculture, disegni, video,…) entrano in dialogo con l’installazione attuale, e in cui lo spettatore costruisce un proprio percorso, grazie anche all’intervento live di performer che attivano— anch’essi liberamente, a partire dagli input dati dall’artista — l’insieme.
Le sue installazioni e performance sono così declinate come un incontro di energie creative in fieri, date dai diversi elementi che interagiscono, con un’attenzione particolare alla produzione attiva di senso. Esse diventano quindi una modalità di percezione — un modo di vedere attraverso un modo di raccontare — immaginando il mondo attraverso un dialogo che prende vita con una forza trasformativa improvvisa nelle fessure. nelle pause e giustapposizioni, della vita quotidiana. (M.Taussig).
Anna Daneri.
Davide Savorani (Faenza, 1977) è un’artista visivo e performer la cui pratica processuale comprende molteplici media: dal disegno alla scultura, dalla scrittura alla performance. Al centro della sua ricerca risiede l’interesse ad alterare ed attivare lo spazio al fine di evidenziare la natura mutevole degli elementi esposti. Vive e lavora a Milano.
Nel 2022 la casa editrice bruno (Venezia) ha pubblicato Argh!, un libro curato da Frida Carazzato e Caterina Riva, che raccoglie una selezione di disegni estrapolati dai diari di lavoro dell’artista tra il 2005 e il 219. A settembre 2024 l’artista presenterà un nuovo intervento site-responsive all’interno del festival Evolving Love a Centrale Fies (IT).
Savorani ha preso parte a diversi eventi e mostre collettive, tra cui: Una Sauna, Il Colorificio, Milano (2022), Isolationkunst, Samtidskunst Museet, Roskilde (2020); Afterglow, Gavin Brown Enterprise, Rome (2019), Every time You Close Your Eyes, Tile Project Space, Milan (2018); 40° Sopra la performance, Palazzo Magnani, Bologna; News at Betty, Betty Nansen Teatret, Copenhagen (2017); People In A Building Without A Building, ex Guarmet, Milan (2016), Island Time, CAMH, Houston (2015), REVISIT, Overgaden, Copenhagen (2014); Do It: Houston, Alabama Song, Houston (2013); Prune in the Sky, Toves Galleri, Copenhagen (2012); Not an image but a whole world, Kunstraum, Vienna (2012); L’inadeguato/Lo inadecuado/The inadequate, Padiglione Spagna / La Biennale di Venezia (2011); Against Gravity, ICA, Londra (2010); HaVE A LoOk! HAve A Look!, FormContent, Londra (2010); #02 Mal d’archive, La Friche la Belle de Mai, Marsiglia (2010); Eppur si muove, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarene (2009).
Tra le mostre personali: Argh!, CLER, Milano (2022), Something Else I Buried Deep, CLER, Milano (2019) Noi Non Siamo Fiume, Kunsthalle Eurocenter, Lana (2016); Stressed Environment, Marselleria, Milano (2016), Green Room, Careof, Milano (2011), Gallisterna, Brown Project Space, Milano (2008).
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