Lupin – Sulle orme di Arsenio | la serie Netflix rivisita un classico

Lupin – Sulle orme di Arsenio

Il colosso dello streaming continua ad accaparrarsi milioni di ascolti. Dopo La regina degli scacchi, arriva la serie Netflix: Lupin-Sulle orme di Arsenio. Con cinque episodi rilasciati ed altrettanti in arrivo: per la serie prodotta da Gaumont Télévision, si parla già di record.

Chiariamo subito che la serie Netflix si rifà al Lupin originale di Maurice Leblanc, il ladro gentiluomo del romanzo del 1907, un classico della letteratura francese. Niente a che vedere, quindi, col giapponese Lupin III del fumettista manga Monkey-punch, il ladro con la cravatta gialla. Con Lupin-Dans l’ombre d’Arsèn, la Francia rilancia sullo schermo l’ormai famosissimo Omar Sy, conosciuto da tutti grazie al film Quasi Amici. Stavolta nei panni di Assane Diop, padre divorziato ed abile truffatore. Una versione simpatica e quanto mai moderna del gentiluomo del romanzo.

La narrazione della serie è tutta giocata tra passato e presente; moltissimi sono i flashback sull’infanzia di Assane, con il preciso scopo di chiarire al pubblico il perché delle peripezie del protagonista. Tutto inizia 25 anni prima, con il furto di una preziosissima collana ai danni di una facoltosa famiglia parigina.

Del furto venne ingiustamente accusato il padre di Assane, Babakar Diop, immigrato senegalese ed impiegato presso la ricca famiglia Pellegrini. La falsa accusa costò a Babakar non solo la prigione, ma anche il suicidio. Al momento del ritrovamento della preziosa collana appartenuta alla regina Maria Antonietta, 25 anni dopo, Assane decide di vendicare suo padre alla maniera di Lupin.

Tra il furto del famoso collier messo all’asta al Louvre, inseguimenti sui tetti ed eccentrici travestimenti, Omar Sy ricorda quasi un James Bond francese. Scaltro, furbo e calcolatore Assane sembra essere, almeno inizialmente, un ladro infallibile. Cambia volto e cambia nome, presentandosi con i tanti pseudonimi usati dal personaggio letterario, nient’altro che anagrammi di Arsene Lupin: Paul Sernine e Luis Perenna.

Nella storia corrono in parallelo due indagini: quella di Assane per dimostrare l’innocenza del padre; quella, assurdamente sconclusionata, della polizia per catturare il ladro dalle mille identità. Ci viene infatti proposto l’abusatissimo cliché del poliziotto geniale, ignorato dai colleghi, che ha scoperto tutto sin dal principio ma viene ostacolato dall’intero distretto incapace.

Quella di Assane è certamente la ricerca più coinvolgente della serie Netflix, introducendo temi socialmente impegnati che alzano il livello della narrazione. Il protagonista infatti è costretto a scontrarsi con ricchezza e potere: un binomio inscindibile che riesce, da sempre, a piegare le regole.


“Loro vivono là, noi viviamo qui. Loro vivono in alto, noi siamo in basso: non ci guardano.”


Il motore della storia parte con l’inganno ai danni di un pover’uomo senegalese: già questo ci riporta con i piedi per terra. C’è un clima d’integrazione precaria, mai del tutto compiuta. È la storia di classi minori che si scontrano con i poteri forti, con i cosiddetti privilegiati che sembrano essere inarrivabili ed inattaccabili.

È riscatto, è giustizia, è una volontà di capovolgere un sistema immobile da troppo tempo. Non parliamo, quindi, di un politically correct, con un Lupin senegalese che tenta di riscattare il nome del padre. Il Lupin di Netflix è una storia a sé, non è Arsenio Lupin ma un uomo che, ispirandosi al celeberrimo ladro gentiluomo, combatte la sua personalissima battaglia.

Proprio per questo possiamo dire che la serie Netflix parta da un Lupin letterario per arrivare ad un Lupin uomo. Non così gentiluomo come nelle pagine del ‘900, anzi. Assane è bugiardo, fedifrago, un padre davvero poco presente, non è un gentleman con cilindro e monocolo ma un uomo moderno con tanto di sneakers.

L’atmosfera francese della serie Netflix

I raccordi con il romanzo francese di LeBlanc sono infiniti: dagli pseudonimi alle ambientazioni, con una ventosa Etretàt, città dove visse lo stesso autore. Ancora poi le continue citazioni ai titoli delle novelle: Lupin in prigione, l’evasione, il viaggiatore misterioso, il collier della regina ed il sette di cuori. La serie Netflix è una divertente caccia all’indizio per il pubblico più appassionato.

Particolare menzione va riservata al maestoso contesto: Parigi. Così presente da sembrare quasi un personaggio a tutti gli effetti; la capitale francese regala alla serie quel tocco in più, capace di far innamorare chiunque. Dal Louvre in notturna con la piramide scintillante, alle passeggiate sulla Senna; la fotografia grigia ed opaca fa vivere al pubblico quella sensazione di freddo pungente, come fossimo davvero in un inverno parigino.

Una serie ancora da scoprire

Lupin di Netflix è quindi una godibilissima serie a metà tra leggera ed impegnata; adattissima al binge watching e senza dubbio apprezzabile dal vasto pubblico. Sicuramente la narrazione ha dei difetti: montaggi snervanti ed uno schema d’azione di Assane ancora poco comprensibile, almeno per ora. Non è certamente il perfetto Sherlock Holmes di Benedict Cumberbatch, col suo palazzo mentale, ma contiamo sull’imminente arrivo della seconda parte per chiarire ogni dubbio.

L’ultimo episodio infatti lascia il pubblico con il fiato sospeso grazie ad un cliffhanger creato ad hoc per invogliare chiunque a continuare la visione.

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Eleonora Forsinetti

Classe 1992, laureata in Letteratura Musica Spettacolo presso L'università degli Studi di Roma "La Sapienza". Da sempre affascinata dall'arte, in tutte le sue forme, scrivo di spettacolo per raccontare storie ed emozioni.

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