Le case d’asta dovranno reinventarsi | Non solo per il coronavirus

I Numeri delle Case d’Asta

I dati al momento disponibili rispetto alle case d’asta sono impietosi. Secondo gli amici della Pi-Ex Ltd di Londra guidata dall’ottima Christine Bourron, il fatturato del primo trimestre 2020 delle Big Three occidentali è calato rispetto allo stesso periodo del 40% certamente per il lockdown delle aste in sala (oltre il 30% negli Usa, poco meno di quella percentuale nel Regno Unito e attorno al 25% in Cina, il che evidenzia come il resto del mondo abbia avuto cali ancor più consistenti, visto che Usa, U.K. e Cina rappresentano assieme oltre l’80% del Mercato globale dell’Arte).

In realtà, si tratta di un fenomeno che ha iniziato a manifestarsi dallo scorso anno, con la perdita del 15% del fatturato dei beni artistici worldwide passati in asta, e che si è riconfermato nello scorcio del 2020 prima dello stop alle vendite in presenza fisica.

Questa situazione promette di proseguire sempre di più nel corso del tempo e diventare profonda per una congiuntura strutturale insita nel Mercato ormai conclamata (il disallineamento fra i livelli di prezzo oggigiorno mediamente desiderati dai venditori e quelli spendibili da parte dei compratori), sicché le case d’asta stanno dannandosi pensando a come risolvere la questione.

Allo stato i provvedimenti presi sono due: l’aumento dell’attività delle vendite online e delle private sales che però, al momento, non appaiono soluzioni in grado di contrastare questa grave crisi.

Quanto al primo aspetto, i dati di Pi-Ex mostrano quanto sia limitato l’impatto complessivo sui dati totali delle vendite online, osservando che nelle ultime due settimane del primo trimestre 2020, le vendite digitali hanno rappresentato il 46 percento del numero di aste programmate e solo il 6 percento delle entrate totali.

Le aste online, bene che vada, superano raramente il fatturato di 10 milioni (Sotheby’s ne ha realizzati come record 13 in una sessione) e, più frequentemente, “battono” sotto i 3 milioni. Il fatto, poi, che il top lot più caro (“Ottobre a Cape Code” di Edward Hopper, 9,6 milioni) mai battuto in un’asta online risalga a otto anni la dice lunga sulla ritrosia dei venditori sull’immettere lotti importanti nelle aste online.

Stesso discorso per le private sales, che le case d’asta stanno ampliando da anni operando come veri e propri dealers e generando da questo settore circa un quinto delle loro vendite per valore. Qui si aggiunge però, in più, un secondo problema alla ritrosia dei venditori di mettere in bella vista a disposizione di chiunque nelle virtual sales rooms delle case d’asta pezzi di valore molto alto.

Nelle stime da proporre ai potenziali compratori, le case d’asta tendono a “prezzare” le opere come se si trattasse di immetterle in un catalogo d’asta dove, per paradigma, è la “gara” che valorizza equamente un’opera.

Proporre ai venditori stime minime conservative, su cui non ci sarà gara ma solo un’eventuale proposta di acquisto su cui appoggiarsi da parte di un potenziale compratore, non può che limitare le intenzioni dei venditori di proporre in questo modo sul mercato, sia in numero che in qualità pezzi, importanti.

Basta visitare i sito di Sotheby’s, Christie’s e Phillips e ci si rende conto che le sales rooms delle private sales non contengono granché di straordinario, anzi… . Per altro verso va detto che c’è ancora sempre molta liquidità a livello mondiale disponibile per essere investita in opere d’arte, purché ci sia qualità da comprare.

Vedremo che “funzionerà” l’innovativa mega-asta “The One” di Christie’s che, il 10 Luglio, si svolgerà con possibilità di streaming continuo nel corso di 24 ore “seguendo l’orologio” da Hong Kong a Parigi e Londra, per terminare a New York. Potrebbe essere una pietra miliare per, se non la ripartenza, la resilienza del settore.

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Paolo Turati

Laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino nel 1982 dopo aver conseguito il Diploma al Liceo Scientifico salesiano Valsalice di Torino, l’imprenditore ed Economista Paolo Turati, Docente a contratto e Referente del Corso di Economia degli Investimenti “Investire” presso la Scuola di Studi Superiori dell’Università Torino per gli A.A. 2016-17 e 2017-18, è dal 2019 parimenti Docente nonché Presidente del Comitato scientifico presso la Saa-School of Management dell’Università di Torino dell’Executive Master di Wealth Management. Classe 1958, sposato con due figli, già Procuratore generale di Agente di Cambio sulla Piazza di Torino, è stato per anni titolare e Amministratore apicale di Società di capitali finanziarie e operanti nella Commissione in titoli e valori. E’ autore di numerose opere saggistiche e narrative edite, diffusamente accreditate in Italia ed all’estero presso numerose Istituzioni ( fra cui il Rijsksmuseum di Amsterdam, la Biblioteca Max Planck di Monaco di Baviera, la New York Public Library, L'Università di Heidelberg, l'Accademia di Brera a Milano, Palazzo Grassi a Venezia), nonché editorialista su testate nazionali, giornalista pubblicista, conferenziere e già per anni titolare di spazi televisivi regionali in rubriche settimanali economico-finanziarie specificamente incentrate sulla tutela del Risparmio. Esperto di Art Market internazionale e Coordinatore del Dipartimento Arte, Diritto e Mercato di “Fidartis-Multi family office”, è altresì da 15 anni Membro del Consiglio Direttivo e responsabile del Settore “Economia, Finanza, Banche e Assicurazioni” di Acp-Federata nazionale Movimento Consumatori, nonché Consigliere di Amministrazione della Fondazione per l’Architettura. Appassionato pianista, nutre grande interesse per il fenomeno del Collezionismo e per la ricerca storiografica e vanta trascorsi agonistici con ranking a livello di punteggio nazionale nello Sci alpino nonché una lunga pratica agonistica nel Ciclismo su strada e nel Motociclismo fuoristrada.

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