I maestri telaisti dell’italica ruota

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MAESTRI TELAISTI DELL’ITALICA RUOTA.

E’ un’Epopea gloriosa, una delle tante nel Belpaese, che lotta per non terminare ma la cui fine è già scritta.

I Maestri telaisti italiani di biciclette da corsa sono stati per decenni non tanto l’eccellenza, ma addirittura il “non sostituibile”.

Dall’età del ferro, quella dell’Acciaio, dell’Alluminio, quella (brevissima) del Titanio a quella del Carbonio, costoro sono stati giustamente percepiti come depositari di una Scienza misteriosa, quella della “velocità” da disvelare solo a chi lo meritava fra i grandi pedalatori.

Fausto Coppi e Faliero Masi, che gli aveva costruito telai quando il Campionissimo aveva lasciato la Bianchi – come Eddy Merckx il Cannibale ed Ugo De Rosa -, sono solo due fra le principali coppie vincenti che la Storia del pedale ha avuto la ventura di raccontare dal Dopoguerra.

Meravigliosi artigiani-fabbri-saldatori come Cino Cinelli, Ernesto Colnago, Luigi Daccordi, Fausto Pinarello o Aldo Gios si sono trasformati da maestri artigiani telaisti in imprenditori di successo apprezzati in tutto il Mondo.

I MAESTRI TELAISTI ITALIANI

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maestri artigiani italiani di biciclette da corsa

La marcia in più, come artisti e artigiani, gli Italiani ce l’hanno da Millenni. Dunque, quale miglior viatico che la sapienza di maestri artigiani come Druido Colnago o Mago De Rosa a cui affidarsi nel calcolare le misure personalizzate dei telai nel modo più efficiente per la pedalata?

Per trent’anni, nella “classifica” mondiale, la top ten ha visto gli Italiani monopolizzare la classifica, e non solo nei telai.

Anche nella componentistica!

Tra i marchi più famosi troviamo: Ambrosio, Campagnolo, Cinelli, 3ttt, Universal; Columbus che in quel periodo dominava la scena internazionale.

Poi è iniziata la fase catabolica. Dapprima con grandi Marchi di biciclette e telai come la Bianchi e la Campagnolo (passati in mani straniere), in un settore sempre più necessitante di immensi investimenti in particolare nella gestione delle Squadre sportive in grado di competere su Giro e Tour o sulle Classiche.

Poi l’utilizzo del leggerissimo e rigidissimo carbonio, divenuto di uso comune e che, con la tendenza alla necessità di una standardizzazione delle misure, ha favorito le grandi industrie americane (come la Bmc) e estremorientali (come la Giant), peraltro in grado di produrre mezzi assolutamente concorrenziali pure da un punto di vista tecnico.

LA COMPONENTISTICA

Anche la componentistica (ad esempio con la Sram) ha visto la creazione di economie sempre più di scala, indispensabili per la ricerca (dei freni a disco allo scambio elettronico). Sicché, in tutto ciò, il made in Italy del settore sta sì resistendo con le proprie eccellenze, ma sempre più faticosamente.

Oggi l’investimento in una bicicletta da corsa “come si deve” supera i 10 mila Euro; la platea degli utenti, se da un lato marginale è salita per l’attività amatoriale (sempre “più seria e curata”), non è verosimilmente ampliabile fra il pubblico normale.

Si pensi a corse amatoriali come la Maratona Dles Dolomites che vede alla partenza circa 10 mila corridori. Vieppiù, una “tempesta perfetta” si è ormai materializzata all’orizzonte con le biciclette a pedala assistita.

PRODUTTORI ITALIANI

Alcuni produttori italiani come Pinarello la stanno affrontando bravamente; prima di ogni tappa del Giro 2018 c’era una corsa per bici a pedalata assistita Pinarello.

Ma è evidente che la concorrenza rispetto alle Specialissime da strada da parte di questi mezzi – in gran parte di produzione di massa estera ( mediamente di innegabile qualità), anche da 1000 watt di potenza e che costano la metà – fa temere che potrà avere in futuro un esito letale per le prime.

In generale permangono numeri importanti che tendono a salire. In Italia l’uso della bicicletta genera 6 miliardi di fatturato e 1 miliardo di risparmi sanitari, ma tutto ciò ha poco a che vedere coi “Maestri telaisti dell’Italica ruota”.

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Paolo Turati

Laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino nel 1982 dopo aver conseguito il Diploma al Liceo Scientifico salesiano Valsalice di Torino, l’imprenditore ed Economista Paolo Turati, Docente a contratto e Referente del Corso di Economia degli Investimenti “Investire” presso la Scuola di Studi Superiori dell’Università Torino per gli A.A. 2016-17 e 2017-18, è dal 2019 parimenti Docente nonché Presidente del Comitato scientifico presso la Saa-School of Management dell’Università di Torino dell’Executive Master di Wealth Management. Classe 1958, sposato con due figli, già Procuratore generale di Agente di Cambio sulla Piazza di Torino, è stato per anni titolare e Amministratore apicale di Società di capitali finanziarie e operanti nella Commissione in titoli e valori. E’ autore di numerose opere saggistiche e narrative edite, diffusamente accreditate in Italia ed all’estero presso numerose Istituzioni ( fra cui il Rijsksmuseum di Amsterdam, la Biblioteca Max Planck di Monaco di Baviera, la New York Public Library, L'Università di Heidelberg, l'Accademia di Brera a Milano, Palazzo Grassi a Venezia), nonché editorialista su testate nazionali, giornalista pubblicista, conferenziere e già per anni titolare di spazi televisivi regionali in rubriche settimanali economico-finanziarie specificamente incentrate sulla tutela del Risparmio. Esperto di Art Market internazionale e Coordinatore del Dipartimento Arte, Diritto e Mercato di “Fidartis-Multi family office”, è altresì da 15 anni Membro del Consiglio Direttivo e responsabile del Settore “Economia, Finanza, Banche e Assicurazioni” di Acp-Federata nazionale Movimento Consumatori, nonché Consigliere di Amministrazione della Fondazione per l’Architettura. Appassionato pianista, nutre grande interesse per il fenomeno del Collezionismo e per la ricerca storiografica e vanta trascorsi agonistici con ranking a livello di punteggio nazionale nello Sci alpino nonché una lunga pratica agonistica nel Ciclismo su strada e nel Motociclismo fuoristrada.

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