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Cambiamenti climatici ed eventi estremi

analisi sui cambiamenti climatici

CAMBIAMENTI CLIMATICI

cambiamenti climatici ed eventi estremi
Distribuzione della temperatura sulla superficie terrestre. In rosso le aree a temperatura più elevata, in blu le aree a temperatura meno elevata.

Da molto tempo si discute sui mass media sull’aumento dell’effetto serra, il cosiddetto riscaldamento globale, sulle sue cause e sugli effetti che provoca.

Ma, mentre la comunità scientifica continua a raccogliere dati e fare previsioni basate su modelli climatici al computer e su osservazioni, le informazioni, spesso mediate in modo inesatto, giungono al pubblico non specialista in maniera spesso caotica e con prese di posizione che sovente sono sorrette da idee o interessi, anche speculativi.

Mi sembra quindi sia giunto il momento di presentare un quadro della situazione che sia il più possibile oggettivo, partendo dalle conoscenze sin qui acquisite.

CAMBIAMENTI CLIMATICI: EFFETTO SERRA

Cominciamo a spiegare cosa è effettivamente l’effetto serra. La Terra, a causa della forza di gravità, è circondata da un’atmosfera (ossia una stratificazione di gas, nella parte più bassa, chiamata troposfera, principalmente azoto ed ossigeno) che, oltre a permettere lo sviluppo e la conservazione della vita come la conosciamo, consente il mantenimento dei cicli degli elementi e dei composti che, in mancanza di questo “guscio” gassoso, si disperderebbero nello spazio.

I raggi solari di lunghezza d’onda corta attraversano l’atmosfera e riscaldano il pianeta, mentre quelli di lunghezza d’onda dell’infrarosso, più lunga, riemessi dalla superficie terrestre  vengono “bloccati” da alcuni gas che sono opachi a questa.

L’acqua, principale gas serra, fa si che la temperatura media della superficie del nostro pianeta non sia meno 18 °C ma più 15 °C.

Quello di cui dobbiamo preoccuparci è quindi l’aumento di questa temperatura media, appunto il riscaldamento globale.

Ma esiste questo riscaldamento globale?

Se si, da cosa è causato? E quale è la sua intensità? Infine, quali conseguenze provoca?

Di seguito cercherò di rispondere a queste domande. Bisogna sottolineare che il clima terrestre non è stabile ma metastabile. Infatti, nel tempo geologico, la dislocazione dei continenti ed altri fenomeni, non ultimi i cicli solari, hanno causato cambiamenti climatici globali anche di vaste proporzioni.

Va anche evidenziato che il clima è determinato in maniera rilevante dalle interazioni atmosfera oceani e dalle correnti presenti in questi ultimi. Anche sul periodo breve, le variazioni climatiche possono essere rilevanti, pensiamo solo alle glaciazioni o alle variazioni verificatesi negli ultimi duemila anni.

E’ noto che le emissioni di gas serra, come anidride carbonica e metano, sia da parte dei vulcani che degli oceani, hanno causato in passato crisi locali o globali.

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Mappa mondiale del riscaldamento globale al 2100 le tonalità dal giallo al rosso indicano le zone più colpite – Cortesia NASA.

Fatte queste necessarie premesse, vediamo quali sono i dati in nostro possesso. L’analisi della concentrazione dell’anidride carbonica, degli idrocarburi presenti in atmosfera e dell’aumento di temperatura media globale, presenta un alto grado di correlazione.

In parole povere, tanto maggiore è il livello di questi composti in atmosfera, tanto è maggiore la temperatura media.

Ora, dall’inizio dell’era industriale (seconda metà del ‘700) ad oggi, la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è passata da 280 ppm (parti per milione) a 410 ppm, mentre quella di metano è aumentata nello stesso arco di tempo del 150 %.

Aumenti ancora più significativi si registrano, in tempi ancora più brevi, per gli altri idrocarburi

Bisogna aggiungere che il metano è 44 volte più efficiente della CO2 come gas serra, tuttavia, durando il suo ciclo in atmosfera la metà di quello dell’anidride carbonica, il suo effetto è SOLO 22 volte maggiore!

Anche gli altri idrocarburi sono efficientissimi gas serra, e bisogna sottolineare che questi ultimi sono stati “immessi” in atmosfera solo dalle attività umane.

Inoltre, i dati raccolti indicano chiaramente che, dalla fine degli anni ’80, la temperatura media terrestre si è percettibilmente alzata di circa 1,5 °C.

Inoltre, come previsto dai modelli di simulazione, l’aumento dell’effetto serra causa un aumento dell’intensità degli eventi estremi, cosa che sta avvenendo.

CAMBIAMENTI CLIMATICI: le correnti subartiche

Va anche sottolineato che i satelliti che monitorano la meteorologia ci hanno mostrato che si sta verificando un cambiamento significativo nelle correnti subartiche.

Secondo gli specialisti della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) questo dovrebbe causare un aumento della piovosità in Europa.

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Stratificazione atmosferica. – Da Internet.

Attualmente, quasi nessuno mette in dubbio che il fenomeno del riscaldamento globale stia effettivamente avvenendo, anche se alcuni sostengono che l’apporto delle attività umane non sia la causa principale del fenomeno, che andrebbe invece ascritta a fenomeni geologici, biogeochimici o extraterrestri (solari o legati alle radiazioni spaziali). Va sottolineato che, almeno negli ultimi 50 anni, la radiazione solare non ha subito aumenti.

Il dibattito è concentrato sulle conseguenze attese. Malgrado sia ormai chiaro che gli eventi attesi si stanno effettivamente verificando e che si sta assistendo allo spostamento delle Specie, sia sulle terre emerse che negli oceani.

Molti sono convinti che un aumento della temperatura media della superficie terrestre porterà a migliori condizioni di vita a livello globale e ad maggiore produttività agricola e forestale.

Gli esperimenti e le simulazioni finora effettuate non corroborano queste previsioni. Va sottolineato che una parte cospicua dei maggiori insediamenti umani è ubicata nei pressi delle coste e se, lo scioglimento progressivo dei ghiacci, porterà ad un aumento del livello degli oceani, si assisterà ad estese migrazioni con conseguenti crisi sociali e conflitti.

CAMBIAMENTI CLIMATICI: gli idrati di metano

Un evento molto critico che già si sta verificando nel permafrost, è lo scioglimento degli idrati di metano. Infatti la maggior parte del metano presente sulla Terra è sequestrato negli idrati di metano, ossia clatrati (gabbiette di ghiaccio) contenenti metano allo stato liquido.

Gli idrati di metano contenuti nel permafrost si stanno già sciogliendo, come scritto più sopra, ma il grosso di questi si trova sul fondo degli oceani, alla base delle scarpate continentali.

Ora, il legame chimico del ghiaccio d’acqua è molto forte, ma gli studi effettuati dimostrano che, se viene portato a meno di 450 metri dalla superficie, si scioglie.

Questo fenomeno si è già verificato 255 milioni di anni fa causando la più grave delle estinzioni biologiche che si sono succedute sul nostro pianeta, quella verificatasi alla fine del Permiano, grazie al fatto che la temperatura media si è innalzata da 40 a 60 °C. Lo sappiamo dalle analisi delle rocce.

Allora, gli idrati sono stati portati verso la superficie degli oceani dall’anidride carbonica proveniente dai vulcani.

A questo va aggiunto che una pratica recente, che si attua per estrarre metano dai depositi sotterranei, è il cosiddetto fracking, ossia la frantumazione delle rocce in profondità con la successiva immissione di metano, di cui una parte finisce in atmosfera, mentre una quantità non trascurabile inquina le falde, ma questo è un altro problema.

Recentemente, grazie allo scioglimento dei ghiacci artici, si stanno rendendo disponibili per l’uomo i giacimenti di metano gassoso presenti sotto la crosta artica, e già le Nazioni che confinano con l’Artico stanno disputandosene l’utilizzo.

Il problema è che il metano, in questi giacimenti, è compresso e, se si sottovaluta questo dato, l’errore conseguente non sarà rimediabile.

Come già sottolineato, anche gli altri idrocarburi sono efficientissimi gas serra, inoltre, come il metano, sono anche inquinanti.

IDRATO DI METANO IN FORMA CUBICA

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Idrato di metano in forma cubica – Cortesia US Office Naval Research.

Un fatto sorprendente è che, coloro che si mostrano scettici verso il riscaldamento globale o sulla negatività delle sue cause, avversano l’utilizzo massivo dei combustibili fossili, mentre coloro che lo considerano devastante ed al limite letale per la nostra specie, sono contrari all’utilizzo dell’energia prodotta dalla fissione dell’atomo.

Leggi anche: GLI ORGANISMI CHE VIVONO NEL TERRENO

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Ettore Ruberti

Naturalista, giornalista scientifico. Professore di Biologia, Chimica, Fisica e Geografia fisica presso il Liceo Scientifico e Linguistico “Maroni” di Varese dal 1983 al 1989. Giornalista free lance, dal 1977, con collaborazioni con le seguenti testate: La Prealpina, Il Giorno, La Stampa, Inquinamento, Il Medico e il paziente, Oasis, Geodes, Migratori Alati, Le Scienze, Petrolieri d’Italia, Ambiente, ecc. Redattore da luglio 1988 a febbraio 1990 presso la rivista Acqua & Aria. Attualmente scrive, per conto dell’ENEA e come attività intellettuale su 21mo Secolo, MuseoEnergia, L’Eco dei Laghi, ecc. Collaborazioni con Enti ed Istituti di ricerca nel campo zoologico, in particolare inserito nel Gruppo di Lavoro Uccelli Migratori dell’Organizzazione Ricerche Ornitologiche dell’RGF dal 1978 al 2010, in cui curava anche l’informatizzazione e l’elaborazione statistica dei dati validati dall’INFS di Bologna e dall’IWT di Slimbridge. Partecipazione gratuita e svolta fuori dall’orario di lavoro, dal 2011, con la Fondazione Gianfranco Realini per la valorizzazione del territorio che si occupa di Zone Umide (paludi, canneti rivieraschi, torbiere, ecc.), in relazione alla possibile partecipazione (in collaborazione con due gruppi di lavoro dell’ENEA Casaccia) ad un progetto LIFE. Collaborazione con l’Università di Pavia, in seguito ad una richiesta ufficiale di quest’ultima all’ENEA, volta alla classificazione di Aracnidi ed Insetti. Collaborazione portata a termine. Collaborazioni con vari Editori per opere editoriali nei campi suddetti e per la referizzazioni di studi e ricerche. I campi in cui ha acquisito le maggiori competenze sono: Entomologia, Aracnologia, Erpetologia, Evoluzionismo, Gestione delle Risorse naturali, Fotografia e Cinematografia Scientifica, Microscopia (sia ottica che elettronica), oltre naturalmente all’elaborazione e gestione dell’informazione, sia a livello divulgativo che scientifico Dipendente dell’ENEA dal 9 aprile 1990, Assunto per concorso per assunzione in prova, con qualifica di giornalista scientifico (7° livello) (Gazzetta Ufficiale – IV Serie Speciale – “Concorsi ed Esami” – n. 103 del 30 dicembre 1988) approvata dal presidente dell’ENEA con delibera n. 24/89/G del 21/12/89, cui si richiedevano almeno otto anni di esperienza nei settori giornalistico scientifico e didattico (provati con ampia documentazione), con graduatoria 95/100. Assunzione divenuta a tempo indeterminato dopo sei mesi (sempre al 7° livello). Inserito nella Divisione Relazioni Esterne, sede di Milano, si è occupato di diffusione dell’informazione, con interventi anche in ambito scolastico ed universitario, organizzazione di Convegni, Conferenze, ecc., spesso ha anche coadiuvato il personale della sede, in particolare Dr. Sani, Dr. Gavagnin, Prof. Bordonali, Sig. Griffini, Dr. Valenza, Prof. De Murtas. Ha pubblicato vari articoli sulla problematica relativa agli OGM sulla rivista “AgriCulture”, aprile 2003, su Migratori alati nel 2001, 2002, 2003, 2004, su La Padania nel 2005, 21mo Secolo. Dal 1991 segue le problematiche relative allo sviluppo dell’Idrogeno come vettore energetico, per conto della Divisione Tecnologie Energetiche Avanzate, che rappresenta ufficialmente al Forum Italiano dell’Idrogeno, inserito nel Consiglio Direttivo e all’AIDIC dove, dal 1993 al 1997, era stato costituito un gruppo di lavoro “CO2: riduzione, contenimento della produzione e riuso” che ha cessato la sua attività nel 1997. Nel contesto di questo incarico ha organizzato vari Convegni e tenuto Conferenze in Italia e all’estero, ha inoltre pubblicato vari articoli su riviste Scientifico-divulgative, tra cui: un articolo interno su “Le Scienze” (edizione italiana di Scientific American) del settembre 2000: “Idrogeno: energia per il futuro” N° 385, settembre 2000, pag. 90/98; un articolo concernente il sistema idrogeno sul numero monografico del 1996 dell’Organo ufficiale degli Ingegneri della Svizzera italiana, pubblicato come Atti di un Convegno sull’argomento; un numero, quasi monografico, di “Petrolieri d’Italia”, 2001; alcuni articoli su 21mo Secolo dal 1994 al 2006; ha inoltre effettuato vari interventi su televisioni italiane e svizzere; .ha partecipato, nel l’ambito del Forum, in qualità di Docente al Corso sulla sicurezza del sistema idrogeno, tenutosi nel 2002 presso l’Istituto Superiore Antincendio dei Vigili del Fuoco, sotto l’egida del Ministero degli Interni. E’ coautore del libro bianco sull’idrogeno “Linee guida per la definizione di un piano strategico per lo sviluppo del vettore energetico idrogeno”, scritto dai membri del Forum. Ha presentato, primo in Italia, un lavoro concernente l’utilizzo di nanotubi di carbonio per l’accumulo ed il trasporto dell’idrogeno (sotto forma di poster), al SolarExpo di Verona nel dicembre 2000. Nell’ambito degli incarichi portati a termine, ha seguito, per conto del Professor Umberto Colombo, gli sviluppi delle ricerche sulla Fusione Fredda, campo in cui ha anche pubblicato alcuni articoli, ed è in corso di stampa un libro che ha scritto sull’argomento. Lavorando in questo ambito, ha acquisito una significativa conoscenza della meccanica quantistica e dei fenomeni nucleari ed elettromagnetici nella materia condensata. Per questo motivo, nel 2004 è stato eletto Membro dell’International Society For Condensed Matter Nuclear Science. E’ Autore di diverse pubblicazioni concernenti la produzione energetica per mezzo della fissione dell’atomo ed i relativi problemi legati alla sicurezza ed all’impatto ambientale. Dal giugno 1996 al giugno 2010 Ricercatore nella Divisione GEM (1996-2001) e BIOTEC (2001-2010) inserito nel Board di Direzione, anche se ha continuato a dedicare una parte del tempo (valutabile al 20% del totale) all’idrogeno. In questo ambito ha lavorato in sinergia con il Professor De Murtas, con il quale collaborava anche precedentemente. Ha pubblicato, sulla rivista Energia Ambiente e Innovazione, n° 6/1997, una monografia sull’Evoluzione Biologica, campo in cui è uno specialista. Ha sviluppato una nuova ipotesi sul ruolo svolto da un debole campo elettromagnetico in argille di origine magmatiche (le montmorilloniti) nella formazione delle prime macromolecole biologiche, ipotesi che sta sottoponendo a verifica sperimentale. In particolare, la parte sperimentale sarà sviluppata presso il laboratorio del Dr. Francesco Celani dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali di Frascati. Sta sviluppando un sistema per la riconnessione di tessuto nervoso reciso, attualmente sui Molluschi Gasteropodi Polmonati (Limax ruber), ma con l’obiettivo di applicarlo ai Vertebrati e, quindi, all’Uomo (si tenga presente che non vi è nessuna differenza rilevante fra il tessuto nervoso dei Molluschi e quello dei Vertebrati). Ha sviluppato, in collaborazione con il Prof. Brera (Rettore dell’Università Ambrosiana), un Progetto di ricerca (Progetto Against Malaria) volto all’interruzione del ciclo del Plasmodio che causa la malaria nel ciclo biologico delle Zanzare del genere Anopheles. Progetto per cui ha proposto all’ENEA una collaborazione. Insieme con il Professor De Murtas, nel 1977, ha scritto un libro sulla Biodiversità. Attualmente è impegnato ad una revisione della classificazione animale, ai livelli superiori, in relazione ai principi della Nuova Sintesi, con gli apporti derivati dalla biochimica (non cladista, di cui rifiuta la teoria, i metodi e le finalità); sta realizzando un atlante di Anatomia degli Insetti, per cui ha elaborato una nuova tecnica di lavoro. Relatore, nel 2011, di una Tesi di Laurea concernente l’utilizzo del Batterio Ralstonia detesculanense per il sequestro dei metalli pesanti. Tesi presentata presso l’Università La Sapienza di Roma da Laura Quartieri che si è laureata con un punteggio di 107/110. Tale tesi è stata in seguito oggetto di pubblicazione su una rivista della Elsevier. Dal ’97 Professore a contratto di Biologia generale e molecolare all’Università Ambrosiana. Dal 25 settembre 2012 con qualifica accademica di Licentia Docenti ad Honorem per merito di chiara fama nella disciplina. Associato alla Società Italiana di Scienze Naturali, alla Società Entomologica Italiana, alla Società Herpetologica Italica, alla Società Italiana di Fisica ed alla Società Italiana di Biologia Evoluzionistica di cui è Socio fondatore. In passato associato all’Associazione Italiana di Cinematografia Scientifica e all’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani.

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