Industria 4.0: opportunità o condanna?

esterno di una Industria 4.0 di notte

Industria 4.0.

Scopriamo cosa è vero e fino a che punto!

Industria 4.0. Ci stiamo lamentando tutti. Continuiamo a prendercela con i robot, con le macchine intelligenti, con gli oggetti iperconnessi e con i software dalla grande potenza di calcolo. Ma perché? Cosa non vogliamo accettare? Crediamo davvero che lamentarci o protestare possa fermare una delle svolte più epocali degli ultimi secoli?

Io ci credo poco, sono un economista e ci tengo a spiegarvi perché dobbiamo accettare che…

l’Industria 4.0 è tra noi e ci resterà.

Smetterla di lamentarci ed assumere un atteggiamento pro-attivo.

Che cosa fare allora?

Restare fermi e aspettare di perdere il lavoro?

Personalmente, trovo tutto questo scetticismo ed “odio” per queste nuove tecnologie piuttosto contro natura. Anche perché, a distanza di tempo, le nuove tecnologie che hanno “tolto lavoro” ne hanno sempre portato del nuovo.

E’ semplicemente bastato re-inventarsi.

Certo è che re-inventarsi nel 1900 poteva essere complicato data la scarsità di alfabetizzazione ed informazione, ma adesso… adesso abbiamo internet, le biblioteche, il wifi gratuito. Insomma, se vogliamo restare informati abbiamo le nostre possibilità, e cosi facendo possiamo evolverci, capire le tendenze occupazionali e provare a metterci in discussione.

Sicuramente, nell’attuale mercato del lavoro, col mondo che corre sempre più veloce, basato su indici ed efficienza, piangersi addosso non è la scelta migliore.

Non è stimolante.

Qual’è la situazione in Italia e nell’Unione Europea?

Come in ogni altro paese economicamente sviluppato, l’Italia ha varato delle norme volte a favorire l’aumento delle imprese innovative ed a carattere tecnologico.

Principalmente, sia quelle che vengono definite “StartUp” sia le meno conosciute “born global”. Il piano del Governo è facilmente reperibile ma per comodità lo linko qui. In ogni caso, l’Italia fa passi avanti ma resta indietro rispetto ai soliti “paesi avanti” (Regno Unito e Germania), mentre alcuni paesi come quelli del Gruppo di Visegard sono vere e proprie sorprese europee.

Stiamo rischiando grosso!

Questa è un’opportunità alla pari, più grande di quella degli anni 60′ e stiamo rischiando di coglierne i frutti più maturi. Il Ministro dello Sviluppo Economico (Carlo Calenda) porta, comunque, dati rasserenanti nella dichiarazione di Luglio 2017 (trovate la breve dichiarazione qui sotto), per poi tornare sul focus principale.

“La crescita su base annua del 4,4% della produzione industriale, indicata dai dati Istat, è un nuovo segnale positivo della ripresa del sistema manifatturiero italiano. In particolare, l’indice riferito ai beni strumentali (+5,9%) e la crescita ancora più significativa della fabbricazione di macchinari e attrezzature (+8,0%) indicano che il Piano Nazionale Industria 4.0 funziona nello stimolare e sostenere gli investimenti delle imprese”.

La virtuosa Germania ce lo dimostra.

In Germania si è cosi ben sviluppata l’Industria 4.0 che si è addirittura scomposta in nove diverse ramificazioni: la cybersecurity, i big data, il cloud computing, la realtà aumentata, la robotica, la prototipazione in 3D, la radio frequency identification, la connessione degli impianti e l’additive manufacturing (la così detta stampa in 3D).

E’ un’opportunità.

Partiamo dal presupposto che tutti sono convinti (e non voglio neanche negarlo) che il “padrone” dell’azienda, almeno come direbbe il lavoratore italiano, “vuole solo fare soldi”. Si deve tuttavia realizzare un dettaglio:

non è detto che egli faccia soldi soltanto assumendo macchine e licenziando persone.

Potrebbe, infatti, come in molti casi imprenditoriali virtuosi, assumere le macchine e di conseguenza affidare mansioni diverse al personale, eliminando così quella componente routinaria e frustrante.

Colui che conduce un’attività d’impresa potrebbe, a tal punto, voler guadagnare di più, non tanto licenziando (quindi diminuendo i costi), piuttosto producendo di più (e quindi incassando di più). Magari offrendo anche i prodotti ad un minor prezzo, grazie al minor costo unitario dovuto alle “economie di scala” (approfondisci qui).

Questo scenario potrebbe già cambiare la concezione di Industria 4.0 che avevate ad inizio lettura. Il punto è senz’altro uno: se siete mummie e volete vivere comodi avete sbagliato epoca. Siamo nell’era in cui si fanno grandi cose, e le grandi cose non si fanno restando fermi.

“il Progresso online”

Nicola Leone
Nicola Leone

Laureato in Economia Aziendale presso L'Università degli Studi della Campania Luigi, amministra un canale di viaggi su Instagram con un discreto seguito. Segue molto la tecnologia ed i suoi sviluppi, dall' IoT ad FoodTech al FinTech, domotica ed automazione. E' appassionato di lingue straniere e la sua ambizione è diventare imprenditore.

Non ci sono ancora commenti

I commenti sono disattivati