Tiny houses, houseboats nel subartico.

una Tiny houses in canada

Tiny house.

Le tiny houses sono un esempio di vita sostenibile?

Ritroviamo ricorrenti, nelle news e nelle conversazioni da bar, termini quali eco-sostenibilità, bio-architettura, energie rinnovabili/alternative, edifici passivi.

Se vi aggiungiamo il nuovo trend delle tiny houses (piccole case), otteniamo un cocktail perfetto di ciò che potrebbe essere la nuova frontiera dell’abitare.

Se tutti i designer, architetti, ingegneri, etc. incorporassero i concetti sopra citati nella progettazione degli edifici, forse ora non saremmo afflitti dal riscaldamento globale.

Dunque come potrebbero essere e quale dovrebbe essere lo stile di vita dei suoi abitanti? Questa è una domanda che mi sono posta più volte finché l’immaginazione ha lasciato il posto alla realtà.

Ho vissuto per qualche anno nel subartico canadese, dove la vista del mio ufficio era dominata da houseboats (case-barca). Si tratta di piccole case galleggianti tenute a galla da serbatoi di carburante vuoti. Paradossalmente potrebbero essere sollevate e trasportate in ogni dove.

Se ne contano una trentina. Ce ne sono di ogni forma, colore e dimensione. Costituiscono una forte attrazione per turisti, essendo sulla copertine di molte riviste locali e guide turistiche.

Si ergono sul Great Slave Lake, il decimo lago più grande al mondo, che domina la città di Yellowknife (Northwest Territories). In parole povere, chiunque abbia tempo, fantasia e risparmi potrebbe decidere di costruirne una, vivendo una vita sostenibile ed off-grid.

Tiny houses.

La maggior parte sono costruite dagli stessi fruitori il che li rende architetti, costruttori e proprietari dell’immobile.

Il sistema costruttivo è quello tipico canadese: ossatura di legno rivestita da pannelli metallici. L’ isolamento termico è fondamentale. Non dimentichiamo che queste case sorgono nel sub-artico, dove temperature di -40°, sono la prassi nel periodo invernale.

Ogni pianta e facciata è unica nel suo genere.

 

Varietà di forme e colori (molti dei quali vividi e vivaci) come blu, verde e giallo arricchiscono e rendono mozzafiato la vista della baia. Tutti gli spazi sono ottimizzati e spesso un oggetto ha doppia valenza. Per esempio la scala è al contempo una libreria. il lavandino funge anche da tagliere. E così via…

Ma soprattutto sono eco-sostenibili e autosufficienti, pannelli solari e/o fotovoltaici generano elettricità, stufe a legna il riscaldamento, bombole di gas propano sono usate per cucinare. La toilet si riduce al bagno chimico. Pochi fortunati sono dotati di doccia o vasca da bagno. L’accessibilità è consentita da canoe durante il periodo estivo e da racchette da neve durante il periodo invernale. Sono raggiunte da automobili nel picco dell’inverno, ma nessun posto auto è incluso nel design.

Di sicuro non tutti potremmo vivere in queste case. Tuttavia l’idea che i termini eco-sostenbilità, tiny houses, etc, non siano solo belle parole, mi fa sperare in un futuro migliore.

“il Progresso online”

Mariella Amodio
Mariella Amodio

Mariella Amodio, laureatasi nel 2010 in Architettura presso il Politecnico di Bari, nel marzo 2013 consegue il master internazionale di II livello in "Architettura-Storia-Progetto" presso l'Università Roma tre e presso University of Waterloo, Canada. Ama viaggiare e si interessa di arte e architettura. Ha vissuto a Parigi, Yellowknife (NT, Canada) e Toronto dove attualmente lavora presso Kave Architects, occupandosi della progettazione di edifici residenziali e commerciali presso l'area di Toronto.

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