Olocausto dello Yemen: che ruolo ha il governo Italiano?

guerra in Yemen

L’Olocausto dello Yemen:

il mondo lo mette a tacere. E l’Italia?

Mentre l’occidente si barcamena tra spread e manovre economiche, nello Yemen, da oltre tre anni, si sta combattendo una delle guerre più efferate e sanguinarie dell’ultimo secolo.

La cosa che lascia esterrefatti è che tutto ciò stia accadendo nel costante lassismo delle istituzioni o, peggio ancora, con la complicità di alcuni degli stati “di diritto”. Parliamo del conflitto civile yemenita.

Le cause della guerra sono state molteplici, dalle dispute religiose interne al Paese arabo, sino agli interessi di stati come la ricchissima Arabia Saudita, interessata a mettere le mani sulla preziosa posizione strategica occupata dagli yemeniti.

Il potente governo saudita, appoggiato dagli americani e, parzialmente, dalla Lega Araba, ha bombardato a più riprese il territorio di confine, causando un numero imprecisato di morti (secondo le più recenti stime dell’ONU, oltre 100000).

Decine di migliaia di vite spezzate…

altrettante messe in pericolo dalla carestia e dall’epidemia di colera che sta devastando l’inerme popolazione civile.

Sui social circolano immagini e video strazianti: bambini in procinto di morire per denutrizione e disidratazione, ridotti a veri e propri scheletri, ammassati nei corridoi dei pochi ospedali rimasti in piedi, destinati mestamente ad una fine indegna.

A rendere disperate le condizioni della popolazione e, su tutti, dei bambini, è l’embargo che è stato imposto allo Yemen da gran parte della comunità internazionale.

La Carestia

Oltre ai bombardamenti quotidiani, la popolazione yemenita deve resistere alla gravissima carestia di cibo, acqua e farmaci, il cui ingresso per tramite delle organizzazioni umanitarie è impedito dal governo saudita.

Il Ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, ha dichiarato che 8.5 milioni di yemeniti soffrono la fame, mentre il colera progredisce a un tasso di 14000 contagi a settimana.

L’inviato dell’ONU per gli aiuti umanitari, Mark Lowcock, ha segnalato che 18 milioni di yemeniti, pari al 60% della popolazione, non ha il nutrimento assicurato a causa della povertà e della guerra in corso e che, attualmente, l’80% degli aiuti umanitari passa per il porto “inaccessibile” di Al-Hudayda.

Il colera, una malattia causata da un batterio che causa continue scariche di diarrea e vomito, può curarsi con dei banali antibiotici. La mancanza di farmaci sta causando ancora migliaia di vittime per l’eccessiva perdita di liquidi, non prima di essersi ridotte a vere e proprie mummie.

In tutto ciò Al-Qaeda è riuscito a entrare in possesso di vaste zone nella parte orientale del Paese, mentre l’Isis che si è stabilizzato in diversi villaggi, facendo sentire la sua mortifera voce attraverso attentati contro gli sciiti di Sana’a, la capitale.

Nel 2016, parlando della problematica situazione in Siria, Ban Kii Moon, segretario generale dell’Onu, dichiarò che “la morte per fame, utilizzata come arma, rappresenta un crimine di guerra”.

Peccato però che per la guerra civile nello Yemen non sia stato rivolto lo stesso pensiero.

La potente Arabia Saudita non è stata mai sanzionata per i bombardamenti e, come se non bastasse, si è sempre opposta alla creazione di corridoi umanitari per permettere di inviare cibo e medicinali alla popolazione civile.

Pensate che l’Italia non abbia recitato alcun ruolo con tutto quanto detto sino ad ora?

Potrà sembrare incredibile, ma per lo meno i governi passati hanno recitato un ruolo da tristi protagonisti in questa storia pazzesca. Più di 10 milioni di euro, per l’esattezza 10.453.696 euro, di «armi e munizionamento» esportate lo scorso giugno dalla Sardegna, destinazione Arabia Saudita.

È la laconica cifra apparsa nel lungo elenco del database dell’Istat che riporta le esportazioni mensili di ogni prodotto dall’Italia nel mondo.

MK da 500 a 2000 libbre

I micidiali ordigni della serie MK da 500 a 2000 libbre (prodotti a Domusnovas in Sardegna dall’azienda tedesca Rwm Italia), vengono utilizzati dalla Royal Saudi Air Force per bombardare indiscriminatamente lo Yemen.

Un business gigantesco che il sedicente “governo del cambiamento” dovrebbe, se rispettasse i proclami elettorali, arginare al più presto per non macchiarsi le mani di sangue.

Il tutto appare, se possibile, ancor più assurdo se si va a leggere il primo comma dell’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Oltre che moralmente disgustoso, il comportamento dei nostri governi è stato gravemente incostituzionale, nel generale disinteresse di stampa ed istituzioni, troppo impegnate a vomitare su tastiere e carta stampata la miseria di alcuni decimali di deficit.

Fa riflettere il fatto che, ad oggi, si spendano fiumi di inchiostro e si facciano sproloqui retorici sui fatti accaduti ottanta anni orsono e che, allo stesso tempo, si guardi con indifferenza all’Olocausto yemenita.

È l’ipocrisia del mondo odierno e degli stati democratici: riportare alla memoria gli orrori della storia, senza accorgersi che la stessa si sta ripetendo, quotidianamente, sotto gli occhi miopi di ognuno di noi.

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Luigi Risucci

Editor, Lawyer

Luigi nasce a Matera nel 1990. Dopo aver conseguito la maturità classica intraprende gli studi giuridici presso l'Università degli studi di Bari, dove consegue la Laurea Magistrale in Giurisprudenza. La passione per la legge lo porta a conseguire il Diploma di Specializzazione in Professioni Legali, con tesi in diritto internazionale e dell'immigrazione. Nel 2018 diventa avvocato col massimo dei voti. Ha lavorato nel settore immobiliare ed attualmente è editorialista presso una testata giornalistica sportiva. Ama viaggiare e scrivere, oltre a coltivare una passione viscerale per la natura ed il calcio.

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