Mattoni Rosso Scuro | Intervista a Flavio Trotti

mattoni rosso scuro raccolta racconti

Intervista a Flavio Trotti |Autore della Raccolta di racconti “Mattoni rosso scuro”



Flavio Trotti è nato a Roma nel 1962. Da sempre amante della buona narrativa, in essa l’autore ha riconosciuto una forma d’arte capace di coniugare le tensioni estetiche dell’individuo con la rappresentazione degli strati più profondi dell’esistenza umana; un punto di osservazione della realtà secondo prospettive diverse e sorprendenti. Pubblica nel 2016 la raccolta di racconti “Mattoni rosso scuro” per Edizioni 03.

Di cosa parla la tua raccolta di racconti Mattoni rosso scuro?

Mattoni rosso scuro è una raccolta di racconti a carattere autobiografico che abbraccia un arco temporale che va dagli anni ’70 a poco tempo fa. Sono descrizioni di vissuto, di incontri, di viaggi, dove, tra le semplici trame dell’evento, emergono aspetti che caratterizzano gli strati profondi della persona, miei o di altri individui.

Quello che mi interessa e che spero di essere riuscito a trasmettere è la capacità di sentire le situazioni, di esservi presente, con la mente e col cuore, nei ricordi del passato e negli avvenimenti recenti. Mi interessa anche guardare il mondo di oggi o del recente passato per capire da che parte la storia volge il cammino, cosa resta calpestato dall’incedere della storia.

Dal punto di vista dell’occasione narrativa, nel libro, si succedono episodi dell’infanzia e adolescenza in Umbria e Inghilterra, della frequentazione universitaria a Padova, della vita adulta che mi vede risiedere a Verona.

Di quest’ultima, una sezione di testi ha una dimensione speculativa, intima, personale; un’altra è più orientata alla dimensione del viaggio in Italia e all’estero e alla osservazione del panorama umano e sociale fuori delle mura di casa.

Perché hai scelto la dimensione breve del racconto? Che possibilità in più offre alla tua creatività?

Il racconto ha molteplici valenze estetiche e strutturali. Mi piace la sua concisione, o meglio la possibilità di analizzare con una sorta di grandangolo elementi singoli, situazioni specifiche, emozioni individuali senza che sia necessario rapportarli a una trama più articolata, ad un testo madre.

Questa illuminazione improvvisa e breve sul singolo fatto mi sembra che dia un po’ il senso della nostra vita moderna, dove i momenti importanti, le rivelazioni, gli istanti di presenza accadono dentro una realtà densa di cose ordinarie, meccaniche, estranianti.

Da un punto di vista strettamente letterario, del racconto amo molto il suo convergere rapido verso un epilogo che, in qualche modo, restituisce il senso a tutte le parole che lo hanno preceduto, che diventa una sorta di culmine della vicenda letta e dell’emozione che la accompagna.  

Casa dello studente “Ippolito Nievo” è il racconto più lungo presente nella tua raccolta. Che cosa hai voluto esprimere con questa storia?

Ci sono vari aspetti che danno corpo a quel racconto. Certamente, sullo sfondo, c’è il rapporto che ho con Padova, la città dove ho frequentato l’Università, e con il periodo della mia esistenza che ne è stato caratterizzato. Un periodo, quello nella Casa dello Studente, in cui ero lontano dalla famiglia, a contatto diretto con me stesso, forse per la prima volta.

E così era anche per gli altri ragazzi della Casa. Sembrava una sorta di piccolo regno, tutto nostro, in cui potevamo desiderare e realizzare qualunque cosa. Sì, penso che la libertà sia uno dei temi che attraversa il racconto e che ho cercato di comunicare al lettore.

Poi naturalmente, la vicinanza, quasi eccessiva, con gli altri studenti, la quale ci permetteva di scambiare molto, di materiale e della nostra anima, e che fortificava la relazione tra persone tanto da farcene sentire la mancanza solo qualche giorno dopo che avevamo lasciato la Casa per far ritorno alle nostre città.

In questa socialità diffusa, rientravano i temi del politico, del sentimento, dello studio… Ho voluto scrivere il racconto diversi anni dopo la conclusione di quell’esperienza. Per riconoscerne il carattere emblematico, esemplare. Per prolungare l’essenza di quegli episodi, in una sorta di universo atemporale.  

È molto interessante ciò che descrivi nel racconto Lungo il corso dell’Elba. Vuoi parlarcene?

Volentieri. L’occasione è stata un viaggio di lavoro a Dresda dopo il 2005. Non ricordo fossi andato in altri posti dell’Est dopo la fine del periodo socialista. Da un lato ero rimasto colpito dal fatto che il centro della città fosse ancora in parte distrutto dalle bombe della seconda guerra mondiale, che una città mostrasse ancora le ferite aperte di quel conflitto.

Colpito, comunque, dalla bellezza del centro storico, dai palazzi antichi di dimensioni inaudite, dall’atmosfera di attesa e sospensione che si avvertiva di notte. D’altro canto, Dresda era la città dell’ex DDR, i segni del tempo socialista si percepivano ovunque, nei condomini periferici alti e squadrati, nelle fabbriche abbandonate e in rovina, nei semafori con il famoso omino dal cappello con la falda che compariva all’accendersi del verde e del rosso.

Mi era sembrato di far un’incursione dentro il mondo socialista che ai tempi della guerra fredda, in Occidente, non si conosceva se non per sentito dire, spesso in ottica ideologica, estremizzata. Mi aveva dato il senso di una riconciliazione, anche personale, con quel mondo che era stato vicino ma inaccessibile anni prima.

Vuoi condividere con noi una citazione presente in uno dei tuoi racconti che ti sta particolarmente a cuore?

“Come se tutte le strade, le piazze, i vicoli, le corti, i lungofiumi, le scalinate, i portici, insomma ogni luogo fisico della città avesse una natura oltre di sé, oltre le proprie pietre, gli elementi architettonici, i vuoti, i pieni … Come se il costruttore, il progettista, il muratore obbedissero solo in parte a piante e schemi cartacei, a calcoli e misurazioni, quanto fossero invece strumenti dello spirito dell’epoca, essi stessi interpreti delle volontà della città in divenire.

Ecco che i luoghi della città possiederebbero, ciascuno, una qualità distintiva… Avremmo i vicoli languidi, le piazze ridenti, i lungofiumi sensuali … Via S. Mamaso è una via isolata: rari i frequentatori umani, pochi vasi di fiori e piante ai balconi dei piani superiori. Pietre ed ombre solide, echi dentro e fuori di sé, appartata dalla città, non ripiegata, orgogliosa, pensosa.” (da Via S. Mamaso)

Sono sensazioni provate passeggiando per una via del centro storico di Verona. Credo che capiti a tutti, transitando per un luogo, di avvertirne il carattere particolare. È il motivo per cui ci sono posti in cui preferiamo stare rispetto ad altri.

E anche questo è mutevole, cambia a seconda del nostro stato d’animo, a seconda del bisogno interiore che sperimentiamo in quel dato momento. È sorprendente poi, e anche un po’ misterioso, come i luoghi assumano degli aspetti specifici, si connotino secondo modi propri; sembra quasi siano dotati di una loro vita, siano il risultato individuale di una crescita, come per un organismo vivente.        

Quali sono le opere e gli autori che hanno influenzato il tuo percorso di scrittore?

Il punto di svolta del mio rapporto con la letteratura è stata la lettura delle opere Virginia Woolf, James Joyce, Katherine Mansfield. Mi pareva che tramite la scrittura essi avessero disvelato delle dimensioni umane profonde che non altrimenti erano potute emergere. Che tramite la scrittura si potesse parlare dell’essenza dell’uomo e forse della vita.

Gita al faro resta forse l’opera in cui maggiormente ritrovo questo spirito, questa capacità di esegesi dell’esistenza.  Naturalmente ci sono molti altri autori che amo, Thomas Hardy, Roddy Doyle, Jon Kalman Stefansson… Ognuno di essi ha offerto una sua prospettiva diversa della realtà, come spostando la telecamera da un piano di osservazione a un altro.

Sei già a lavoro su un nuovo progetto letterario? Puoi darci qualche anticipazione?

Ho quasi completato un nuovo lavoro. Si tratta di un’altra raccolta di racconti, stavolta più orientata alla dimensione del viaggio, fisico e spirituale. Un elemento che vorrei sottolineare è che i testi scritti saranno accompagnati da acquerelli realizzati appositamente da un’amica pittrice, per cercare di creare un prodotto artistico che fonda segni e risonanze diverse. 

Leggi anche: Tutto ciò di cui ho bisogno è già dentro di me

Titolo: Mattoni rosso scuro

Autore: Flavio Trotti

Genere: Raccolta di racconti

Casa Editrice: Edizioni 03

Pagine: 88

Prezzo: 15,00 € 

Codice ISBN: 978-88-994-78-353

Contatti

https://www.facebook.com/flavio.trotti.9

https://www.edizioni03.com

https://www.amazon.it/Mattoni-rosso-scuro-Flavio-Trotti/dp/889947835X

https://www.edizioni03.com/ecomm_files/preview.asp?i=23

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Il Progresso Magazine Online Logo

 

Associazione culturale “THE PROGRESS 2.0”
Direzione-Redazione-Amministrazione
Via teatro Mercadante, 7
70022 Altamura (Ba)
mail: info@ilprogressonline.it

SEGUICI SU