Rete di impresa e agricoltura.

Un tramonto in pieno campo con dei ragazzi che fanno rete di impresa.

Rete di impresa.

Parliamo di rete di impresa. “Cooperazione”: ho sempre pensato, per qualche assurdo motivo nato nella mia testa, durante gli studi universitari, che fosse questa la parola-chiave per il futuro delle piccole imprese.

D’altronde, non si può negare che il momento economico e le sfide dei mercati, sempre in evoluzione, richiedano almeno una profonda riflessione sul tema. Per questo motivo ho sempre studiato, approfondito e messo in pratica il contratto di rete d’impresa. Ne voglio parlare, seppur brevemente, con particolare focus sulla filiera agroalimentare.

Cos’è una filiera?

Per filiera si intende quell’insieme dei settori produttivi e delle relative imprese, coinvolti nella realizzazione di una determinata produzione. Insomma, nella definizione rientrano tutte quelle imprese che, ad esempio, curano la coltivazione, la trasformazione e la commercializzazione del prodotto agricolo.

Come nasce il contratto di rete d’impresa?

Il contratto di rete nasce con il decreto legge 5/2009 convertito dalla legge 33/2009. La normativa definisce il contratto di rete come “un accordo tra uno o più imprenditori, con lo scopo di accrescere la propria capacità innovativa e competitività sul mercato”.

Cosa serve per stipulare un contratto di rete?

In primo luogo è necessario un programma. Il programma comune di rete è uno strumento tramite il quale le imprese retiste indicano gli obiettivi che intendono raggiungere, le modalità tramite le quali raggiungerli e le regole vigenti nei rapporti tra gli imprenditori stessi.

Elementi obbligatori del contratto sono:

  • denominazione delle imprese aderenti: occorre, infatti, indicare tutti i dati utili all’identificazione delle imprese;
  • obiettivi di innovazione e competitività: le reti d’impresa nascono per perseguire questi obiettivi, comunemente traducibili in R&D e/o costruzione di brand identity. Tali scopi vanno indicati anche nel contratto;
  • durata del contratto;
  • modalità di adesione di altri imprenditori;
  • procedure decisionali delle imprese retiste.

Elementi facoltativi del contratto:

  • fondo patrimoniale comune: è costituito dai contributi delle imprese partecipanti e dai beni acquistati dalla rete stessa;
  • organo comune: è il soggetto incaricato di gestire le operazioni della rete e dare esecuzione al programma della stessa.

Forma delle reti d’impresa.

Si distingue in rete soggetto e rete contratto.

Nel primo caso parliamo di un vero e proprio soggetto giuridico, distinto dalle imprese retiste e autonomo. In questo caso è obbligatoria l’istituzione sia del fondo patrimoniale che dell’organo comune. Nel secondo caso, invece, parliamo di un contratto stipulato dalle imprese che, però, non istituisce un nuovo soggetto ma si limita a regolare i rapporti tra le imprese retiste. Questa è la forma maggiormente diffusa nel settore alimentare.

Rete di impresa e agricoltura.

un fungo interrato per la rete di impresa

Nel settore agrifood, le reti d’impresa non sono diffuse come dovrebbero. Un po’ perché un loro pieno riconoscimento è arrivato solo nel 2014 con la legge 91 (decreto competitività) e un po’ perché vi è sempre stata una certa resistenza all’aggregazione. Resistenza dovuta, principalmente, alla paura di perdere la propria identità. Una paura non totalmente ingiustificata che, però, deve fare i conti con due fattori.

Il primo: il mercato.

Oggi occorre essere competitivi, con un prodotto di qualità e/o un prezzo aggressivo. Da soli, specie se si è piccoli, non si può competere con realtà particolarmente grandi.

Il secondo: l’innovazione.

In molti, oggi, ripetono “innovare, innovare, innovare”. Ma l’innovazione ha un costo che in rete, può essere suddiviso e gestito al meglio.

Un terzo elemento va tenuto in considerazione: con le reti d’impresa, i singoli imprenditori non perdono la propria autonomia e identità. In più, possono ottenere ampi vantaggi sul piano lavorativo, fiscale e civilistico.

Insomma, fare rete conviene.

Non è la soluzione definitiva ma, se ben costruita e gestita, una rete d’impresa può aiutare i singoli imprenditori retisti a innovare, aggredire nuovi mercati e aumentare la propria competitività.

“il Progresso online”

Elio Palumbieri
Elio Palumbieri

Praticante avvocato specializzato in diritto agroalimentare in partnership con lo Studio Associato Zortea Sandri e in diritto dell'innovazione. Presidente dell'associazione NIDOnet con esperienze di team interdisciplinari, problem solving creativo, project management e negoziazione. Editor, oltre che per Il Progresso, per Agrinews (circuito Wolters Kluwer), CloseUpEngineering e Cucina Mancina. Autore dello studio "la diffusione dei preincubatori" per Veneto e Nordest (CGIA di Mestre, 2014).

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