Nuovi assetti finanziari ed economici: il punto sulle Pmi.

Nuovi assetti finanziari economici

Nuovi assetti finanziari ed economici:

il contesto generale.

Gli anni Dieci del corrente secolo hanno portato con loro i pesanti fardelli della crisi economico-finanziaria scaturita nel 2007-08, i quali, al momento in cui si scrive (Maggio- Giugno 2018), sono stati abbandonati in favore di una ripresa economica generale e sostenuta, che vede nuovi paesi in forte sviluppo anche sotto il punto di vista geopolitico come ad esempio Cina ed India.


L’impatto della suddetta recessione nell’economia italiana è stato certamente notevole, in ragione anche del fatto del particolare tessuto economico costituito in prevalenza da piccole e medie imprese. Esso risulta maggiormente vulnerabile alle dinamiche del mercato sia per quanto concerne i trend positivi che negativi.

Questi ultimi sono la causa di una regressione sul piano occupazionale nell’ordine del milione di posti di lavoro, con un picco in ribasso raggiunto nel 2014 ma fortunatamente ripianato dopo 4 anni. Si è riscontrato in contemporanea un alto tasso di mortalità d’impresa specialmente nei settori dell’edilizia, nel commercio e nei servizi, a fronte di un basso tasso di natalità portando alla luce un turnover in negativo fortemente limitante alla ripresa.

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Nuovi assetti finanziari economici imprese

la crescita economica in difficoltà e le cause correlate.

La ripresa, come accennato, è in atto nel presente seppur con un indice inferiore rispetto alla maggior parte delle economie nazionali europee. Essa é frenata da varie concause strettamente interrelate fra di loro distinguibili in fattori generali e fattori interni: i primi sono riconducibili ad un’eccessiva rigidità degli apparati amministrativi in cui si innesta una burocrazia in affanno nella gestione e nelle infrastrutture.

Quest’ultima è unita ad un sistema legislativo intricato e composto da una mole di disposizioni (leggi, decreti legge, decreto legislativo, regolamenti attuativi etc…) a più livelli di competenza (statale, regionale, provinciale, comunale ed al.). Si viene a creare terreno fertile ad una scarsa dinamicità d’impresa, rinforzata da una generalizzata restrizione del credito da parte delle istituzioni finanziarie con conseguente e prevedibile mancanza di liquidità.

Si associa una struttura fiscale poco edificante comportante un alto costo del lavoro sotto il punto di vista contributivo-assistenziale sia per il lavoratore dipendente che indipendente, nonché per il libero professionista.

Ulteriori “talloni d’Achille”.

Analizzando a fattor comune, è da riscontrare si un aumento degli investimenti in attrezzature e macchinari, oltre che in immobilizzazioni immateriali, ma inferiore ad altri paesi dell’Eurozona, così come una poca propensione all’internazionalizzazione e all’innovazione digitale, importanti strategie di crescita imprescindibili in un sistema di valori aziendali.

Gli atteggiamenti imprenditoriali negativi.

La seconda categoria accennata – i fattori interni – sono da identificare in una scarsa e poco diffusa cultura imprenditoriale, la cui carenza porta allo sviluppo di un eccessivo senso di familismo nell’impresa stessa, con una quasi nulla propensione all’affidamento in una gestione esterna da parte di personale con competenze e conoscenze adeguate.

Si favorisce cosi la visione delle human resources e degli altri fattori produttivi sia a fecondità semplice che a fecondità ripetuta come meri componenti di costo e non come strumenti di creazione di valore per l’azienda.

Cosa non fa spesso l’imprenditore.

Nuovi assetti finanziari ed economici delle imprese

Un’ulteriore conseguenza ricade nella riluttanza da parte degli imprenditori ad operazioni di merger&acquisition in ottica strategica ed una poco evoluta capacità di programmazione a breve e lungo termine mediante la redazione di documenti di budget e business plan con correlata lettura dei bilanci come documenti inespressivi delle vicende d’impresa, mera elencazione di voci e numeri.

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punti di forza del sistema Pmi.

D’altro canto, le peculiari caratteristiche delle PMI mettono in risalto una tendenza, soprattutto nel settore manifatturiero, ad eccellere nei settori di nicchia, con un sostenuto approccio alla ricerca tecnica ed al design, favorendo in quest’ultimi anni l’esportazione verso Paesi come Giappone e Russia a conferma della fama del marchio Made in Italy nel mondo come sinonimo di eccellenza e perizia nell’artigianalità dei prodotti.

La storica esigenza della domanda finale fa da cornice ai punti di forza appena accennati dell’industria manifatturiera italiana, la quale si pone come seconda in Europa con un tasso di imprenditorialità tre volte superiore alla media europea stessa.

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i pilastri dell’eccellenza italiana.

Poli di eccellenza a livello distrettuale come la pelletteria di Firenze, l’occhialeria di Belluno, oreficeria di Valenza, la produzione meccanica di Bologna, Bergamo, Alto Adige, il comparto materie plastiche di Treviso-Vicenza-Padova, nonché le eccellenze enogastronomiche delle Langhe-Monferrato e di Conegliano-Valdobbiadene sono ottimi esempi di politiche di diversificazione settoriale e di crescita nell’export, qualificandosi come aree attrattive di investimenti sia italiani che da parte di buyer esteri, grazie anche a scelte di promozione del territorio e del prodotto.

Le infrastrutture non performanti al confronto con la competitività.

Il risultato appena esposto incontra gravi difficoltà nel passaggio al generale, con una perdita quantifica in 70 miliardi di euro annui a causa di gravi carenze nella logistica e nelle infrastrutture commerciali dedicate alle esportazioni, rispetto alle performance di competitor europei come Germania e Paesi Bassi, come anche sul lato intercontinentale con Usa e Giappone.

La bassa competitività è maggiormente riscontrabile nel comparto marittimo in cui non è sfruttata la peculiare posizione geografica della Penisola Italiana con conseguente perdita di connettività rispetto alle principali reti marittime internazionali.

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nuovo modo di fare ed agire.

Nel contesto delineato nelle righe precedenti è auspicabile un nuovo modo di pensare e di fare impresa, con particolare attenzione a tre fattori: la centralità dell’ Uomo, la cultura del cambiamento e la conoscenza, i quali hanno come corollario lo sviluppo di nuove tecniche comunicative d’impresa e la ricerca della sostenibilità.

La centralità dell’ Uomo.

Entrando nel dettaglio, il primo tassello citato è frutto di riflessioni fra diverse branche dello scibile umano, con un contributo preponderante da parte di varie correnti filosofiche e storiche e da vari punti di vista, fra cui quello della dottrina ecclesiastica, la quale recentemente si è espressa a favore di una maggiore etica nelle tematiche economiche e finanziarie nel documento “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones

Nuovi assetti finanziari ed economici

– Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico finanziario – della Congregazione per la Dottrina della Fede e del Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, pubblicato in data  17 maggio 2018.

Le espressioni della Chiesa Cattolica.

Nel documento sopra citato, viene ribadito il ruolo dei mercati come portatori di benessere materiale per la maggior parte degli uomini e delle donne, ma non riesce da solo ad assicurare quella qualità umana foriera di progresso del bene comune e di dignità, rendendosi necessari nuovi schemi al fine di non far soggiacere il più debole alla volontà e spesso all’abuso del volere del più forte.

Nuovi assetti finanziari ed economici:

etica ed economia.

L’etica su cui si dovrebbero basare i nuovi assetti finanziari ed economici è amica dell’uomo e promuove una valutazione da effettuarsi non solo per mezzo di indicatori basati su base monetaria come il Pil, ma anche tenendo in considerazione indicatori della reale qualità della vita sociale nell’ordine della sicurezza e della salute nonché della qualità del lavoro e del correlato aspetto della crescita del capitale umano.

Punti di tangenza fra eticità e sistema economico-finanziaria.

L’intervento etico or dunque si pone come correttivo di quei particolari aspetti non controllabili dal mercato stesso come la coesione sociale, la fiducia negli operatori e l’onestà contrattuale ed anche quei fattori negativi (degrado ambientale, asimmetrie, disuguaglianze e reati in primis) incidenti sulla collettività in generale.

I beni essenziali: lavoro e microcredito.

Il lavoro come bene essenziale ed imprescindibile e circolarità della ricchezza sono gli obbiettivi da perseguire con sostegno nei confronti di politiche di agevolazione al credito, nella particolare forma del credito cooperativo e del micro-credito, al servizio di famiglie, imprese e più in generale dei Paesi in via di sviluppo.

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credito cooperativo e le nuove sfide.

Proprio il credito cooperativo, oggetto di riforma nel 2015, insieme alla struttura delle banche popolari e BCC, è al centro del recente dibattito circa la sua importanza nel tessuto PMI, portato avanti anche sui maggiori quotidiani nazionali per mezzo di lettere aperte ai decisori da parte degli interessati, timorosi anche del rischio Paese e di una remotissima – ma comunque discussa sui tavoli – uscita dall’Eurozona.

I cambiamenti nel mondo del credito.

Da un lato infatti è perseguito l’obbiettivo di completare la c.d. Unione Bancaria, con la trasformazione in s.p.a al fine di aprire il sistema BCC ai capitali esterni e di razionalizzare ed allocare in maniera efficiente le risorse presenti nel sistema anche con obbiettivo di miglioramento della governance totale; d’altro canto è ribadito il punto di contatto con il mondo delle PMI ovvero la valorizzazione e il potenziamento della territorialità della singola banca, semplificandone però la struttura con l’eliminazione di inefficienze e ridondanze, favorendo quindi uno snellimento nel rapporto banca-socio/cliente.


Conclusioni.

In vista importanti manovre legislative del nuovo Governo Conte, su tutte il c.d. decreto Dignità, le posizioni di incertezza sui contratti lavorativi – famosi il caso dei “riders” e più in generale la Gig Economy -, riforma del sistema fiscale con l’introduzione della flat tax e il tema delocalizzazioni e cambiamento del Jobs Act: possiamo solo sperare che le parti considerino le tematiche sopra esposte e diano una secca propulsione al sistema economico senza sconvolgerne gli equilibri e con beneficio di tutti.

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il Progresso online”.

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Fabrizio Turi
Fabrizio Turi

Di Ostuni ( Br ) laureato in Economia Aziendale presso l'Universita degli studi di Bari , business Advisor e consulente per esami universitari.

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