Il Transfer Pricing infragruppo per la gestione del profitto.

il transfer pricing

Il Margin Management.

Il termine Transfer Pricing significa letteralmente “prezzo di trasferimento”; quest’ultimo descrive la procedura attraverso la quale un gruppo di Società associate tra loro determinano i prezzi delle transazioni internazionali anomali rispetto al mercato, interessando più Stati.

La disciplina del Transfer Pricing per essere esaminata nello specifico deve essere calibrata alla luce delle leggi fiscali in materia dei diversi Paesi europei, nonché in riferimento alle norme emanate dalle organizzazioni sovranazionali che negli ultimi anni hanno profuso energie per trovare strumenti di cooperazione e scambio di informazioni tra loro.

il transfer pricing

All’interno di un Gruppo infatti, possono esser messi in atto degli arbitraggi tra prezzi “interni” che possono aiutare a spostare i Margini e il profitto dove meglio conviene.

Una sorta di Margin Management che si ripropone come vincolo di bilancio quello di attuare un gioco a somma zero senza che il Gruppo, nel complesso, ne risenta ma che permette di spostare artificiosamente gli utili per ottimizzare la gestione fiscale.

È di grande importanza dunque per le Amministrazioni Fiscali trovare un sistema di regole che permetta di evitare tali aggiramenti od elusioni. Tale sistema di regole deve esser necessariamente condiviso.

Il Valore Normale e l’Arm’s lenght principle.

Il principio individuato dalla maggior parte dei paesi appartenenti all’OCSE – at arm’s length – prevede che le transazioni infragruppo avvengano a condizioni di libera concorrenza e cioè che le stesse siano avvenute al medesimo valore che si sarebbe riscontrato in una paritaria transazione effettuata tra parti indipendenti, e cioè al Valore Normale, tentando così di omogenizzare il Transfer Pricing.

75%

è la porzione di aziende che definisce il “Tax Risk Management” come priorità di gestione mediante pratiche di Transfer Pricing.

L’applicazione di tale nobile principio si basa su una sofisticata e completa comparazione dei prezzi e dei margini fra una o più transazioni infragruppo sotto esame ed una o più transazioni comparabili avvenute sul mercato tra parti indipendenti.

Il Valore Normale, come definito dal comma 3 dell’art. 9 TUIR è:

“[…] il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi. 

Per la determinazione del valore normale si fa riferimento, in quanto possibile, ai listini o alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e, in mancanza, alle mercuriali e ai listini delle camere di commercio e alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d’uso. […]”

Per la determinazione del prezzo di libera concorrenza – e dunque del Transfer Pricing idoneo – dalla lettura del documento OCSE, nella parte relativa ai metodi reddituali, traspare una maggiore apertura all’utilizzo di questi metodi rispetto al precedente Rapporto del 1979 e quindi alla stessa circolare ministeriale.

L’OCSE li considera, infatti, rispondenti ai requisiti previsti dal principio di libera concorrenza, pur ammettendo l’utilizzo degli stessi solo come strumenti alternativi e secondari rispetto a quelli tradizionali e non automatici.

Transfer Pricing:

il metodo di ripartizione del profitto.

Due sono i metodi basati sulle transazioni (transactional profit methods) riconosciuti dall’OCSE:

Profit Split Method (metodo di ripartizione del profitto);

Transactional Net Margin Method (metodo del margine netto delle transazioni).

Il PSM si basa principalmente sulla determinazione dell’utile complessivamente conseguito dalle imprese in una transazione controllata e la sua successiva ripartizione tra le imprese stesse, secondo un criterio capace di riflettere una ripartizione di utili posta in essere da imprese indipendenti.

Secondo le linee guida del 2010 la ripartizione successiva deve avvenire secondo due metodologie equivalenti:

  • Analisi del contributo fornito alla transazione da ciascuna impresa associata (Contribution Analysis);
  • Analisi dell’utile residuo (Residual Analysis).

La Contribution Analysis ripartisce l’utile tra le società valutando il peso comparato del contributo funzionale pesato da ciascuna delle imprese alla produzione del risultato, prendendo in considerazione i beni e i rischi assunti.

La Residual Analysis invece, si sviluppa in due fasi successive, applicando le stesse tecniche di ripartizione della Contribution Analysis ma solo sulla quota di utile residuale a quella utile e sufficiente ad assicurare il rendimento “normale” alle funzioni ordinarie di ciascuna parte svolte nell’alea delle transazioni esaminate.

La Residual Analysis: approfondimenti e pratica.

La prima fase del processo, determina l’utile normale attribuibile a ciascuna specifica impresa; in tale fase si utilizzano le stesse tecniche e criteri previsti dagli altri metodi di determinazione del valore normale, come il CUP (Comparable Uncontrolled Price method, o metodo del confronto di prezzo), l’RPM (Resale Price Minus method, o metodo del prezzo di rivendita), il CPM (Cost Plus method, o metodo del costo maggiorato) od infine il TNMM (Transactional Net Margin method, o metodo della comparazione dei margini di utile netto).

Esempio di TNMM one-side.

Transfer Pricing

Nella seconda fase del processo, invece il profitto residuale (nell’esempio P.C. – NIBT(A) – NIBT(B) = 300 – 10 – 30 = 260) viene ripartito secondo dei fattori di allocazione che vengono individuati in misura omogenea tra le parti costituente il processo.

Generalmente i fattori di allocazione sono:

  • Gli Assets posseduti: possono essere efficacemente utilizzati quando esiste una forte correlazione tra immobilizzazioni immateriali e materiali o il capitale investito (Invested Capital) da una parte, e la creazione di valore dall’altra. Il coefficiente di ripartizione dunque diviene il rapporto tra (a) il valore dei beni immateriali posseduti dalla i-esima società associata e (b) la somma di tutti i beni immateriali delle società soggette alla divisione del profitto; occorre tuttavia prestare molta attenzione all’identificazione e alla valutazione dei beni immateriali, perché talvolta non tutti i beni immateriali sono iscritti a bilancio o sono registrati.

Dunque una parte essenziale del primo fattore di allocazione del Profit Split Method consiste nella corretta individuazione e valutazione di tali beni.

  • I Costi sostenuti: possono essere efficacemente utilizzati quando esiste una forte correlazione tra le spese ed i costi sostenuti e la creazione di valore.

Esiste tuttavia un approccio alternativo per l’applicazione della Residual Analysis che mira a replicare il risultato prescritto dall’articolo 9 precedentemente esaminato, e cioè una ripartizione del profitto netto a seguito simulando una negoziazione indipendente.

Tale elegante processo si sviluppa in due fasi propedeutiche, che andremo a descrivere nel dettaglio.

Nella prima fase, la quota di profitto attribuita a ciascuna impresa è determinata individuando la coppia (a) minimo prezzo al quale una impresa indipendente sarebbe disposta a cedere il prodotto (o a prestare il servizio oggetto di transazione), o prezzo di offerta e (b) massimo prezzo al quale una impresa indipendente sarebbe disposta ad acquistare il prodotto (o il servizio oggetto di transazione) o prezzo di domanda.

Tabella 1: Residual Analysis: Fase I

Transfer Pricing

Supponiamo un prezzo minimo di vendita interno pari a 480 (implica il calcolo del guadagno minimo per il venditore del prodotto o servizio, l’impresa A) e un prezzo massimo di acquisto interno di 660 (implica il calcolo del guadagno minimo per l’acquirente del prodotto o servizio, l’impresa B):

Tabella 2: Residual Analysis: Fase I

Transfer Pricing

La differenza tra il profitto netto di 300 e l’utile primo ripartibile tra i singoli associati pari a 120 viene ripartita sulla base di una analisi finalizzata alla simulazione del comportamento di ripartizione dello stesso tra diverse imprese indipendenti.

Per esempio, supponiamo che su una base di valutazione di funzioni e rischi che l’azienda A si accolla in più rispetto alla società B, il mercato prezzi tale accollo con un rapporto di 2/3 per A e 1/3 per B.

Tabella 3: Residual Analysis: Fase II

Transfer Pricing

Affinché venga mantenuto il risultato ottenuto nella Tabella 3 e dunque la ripartizione 2/3 e 1/3 deve valere nella Tabella 1 che:

Ricavi totali Impresa A = Costi operativi diretti e indiretti Impresa B = 600

che dunque dovrebbe essere il prezzo di trasferimento rettificato.

Se ti è piaciuto l’articolo condividilo, ed iscriviti al Servizio di Notifica, spuntando sulla sezione “Economia e Finanza”. Potrai ricevere così la notifica in tempo reale. Oppure lascia un commento!

il Progresso online”.

Leggi anche: Content Marketing: l’abbraccio di valore fra organizzazione, cliente e contesto.

Filippo Regina
Filippo Regina

Risk Manager, Analista finanziario laureato in Statistica e Metodi per l'Economia e la Finanza. Appassionato studioso dei mercati finanziari, dell'analisi di Bilancio e del Controllo di Gestione.

2 Comments