PHUBBING: quando il telefono ci allontana dalla realtà.

phubbing

PHUBBING:

La sua definizione deriva dalla crasi di due termini, “phone” (telefono) e “snubbing” (snobbare).

La prima comparsa di questo termine risale al 2008, quando l’australiano Macquarie Dictionary lo inserisce ufficialmente tra i suoi vocaboli.

In quel momento sembra una prassi legata esclusivamente al mondo dei teenager.

Nel 2016, il termine Phubbing è stato accettato nell’Oxford English Dictionary.

Oggi, invece, le scene quotidiane che coinvolgono uno o più “phubbers” non hanno confini di età e abitudini.

Nel corso della giornata chiunque si imbatte in qualcuno impegnato a scrutare uno smartphone.

Non è molto che in Italia  si è cominciato a parlare di questo fenomeno sociologico che ha caratteristiche di natura psicologica e, specificare in modo chiaro e dettagliato cos’è il phubbing, può aiutare a riconoscerlo per contrastarlo e difendersi.

Tuttavia è un fenomeno studiato in altri paesi del mondo, che riconosce problemi di conflitti di relazione che si riversano in ogni contesto sociale.

Amore, amicizie e lavoro, vengono irrimediabilmente compromessi da questa moderna ossessione.

Ed ecco che ci troviamo esclusi da una conversazione perché il nostro interlocutore è intento a digitare i tasti del suo smartphone.

Osserva ossessivamente le pagine dei social, consulta mappe ed effettua ricerche online proprio mentre dovrebbe prestare attenzione al dialogo con noi.

Dov’è l’empatia tipica di una chiacchierata faccia a faccia?

Ed ecco che ci si ritrova in pieno phubbing.

Pphubbing, ossia partner phubbing:

anche la coppia scoppia.

 La ricerca, chiamata “My life has become a major distraction from my cell phone: Partner phubbing and relationship satisfaction among romantic partners” (“La mia vita è diventata una distrazione dal mio telefono cellulare: il partner phubbing e la soddisfazione della relazione di coppia), fa emergere il fatto che l’essere ignorati dal proprio partner può portare all’insoddisfazione e alla depressione.

Lo studio è stato condotto su centinaia di persone ed ha elaborato i primi numeri di questo fenomeno.

Il 36,6% dei soggetti intervistati ha dichiarato di non vedersi riconosciuta la giusta attenzione da parte del proprio partner ed il 22,6% ha messo il phubbing in cima alla lista dei problemi che hanno condotto al disfacimento del rapporto di coppia.

E non si tratta di gelosia, del sospetto di relazioni clandestine a rovinare le relazioni amorose, quanto piuttosto la sensazione di solitudine, il prendere coscienza del sostanziale disinteresse del partner nei nostri confronti.

E la conseguenza immediata del phubbing qual è?

Uno studio più recente denominato Phubbed and Alone: Phone Snubbing, Social Exclusion, and Attachment to Social Media, condotto Meredith David e James A. Roberts, della Baylor University’s Hankamer School of Business del Texas e pubblicato sul Journal of the Association for consume research, sostiene che le vittime di tale mania, a loro volta, si rifugiano nel phubbing.

Si innesca così una sorta di pericoloso circolo vizioso ammazza rapporti.

“Quando un individuo subisce phubbing si sente socialmente escluso, e questo conduce ad un bisogno molto forte di attenzione – spiegano i ricercatori.

E continuano sostenendo che “invece di recuperare l’interazione faccia a faccia, e così ricostruire un senso di inclusione, i partecipanti alla nostra indagine si sono rivolti ai social network per riguadagnare quel senso di appartenenza“.

Ormai diverse realtà si stanno mobilitando per contrastare il fenomeno.

Fra queste il sito Stopphubbing.com, che ci fa comprendere ancora meglio quale sia l’effettiva portata del problema.

The ability to talk or comunicate

face-to-face

completely eradicated

Nel portale si legge che se il phubbing fosse un’epidemia decimerebbe 6 volte la popolazione della Cina.

E non solo.

Si è accertato che in media nei ristoranti si verificano 36 casi di auto alienazione per pasto il che equivale a trascorrere 570 giorni da soli mentre si è in compagnia di altre persone.

Un’infografica, che racconta i dati con le immagini, pubblicata sul portale evidenzia una classifica delle città più colpite dal fenomeno.

Al primo posto troviamo New York (oltre 19 milioni di casi), seguita da Los Angeles (oltre 15 milioni), Londra (circa 13 milioni), mentre Parigi è al quarto posto (oltre 10 milioni).

Nella top 20, Toronto è l’ultima della lista, non troviamo città italiane ma sono presenti Bombay (India) e Karachi (Pakistan).

E’ evidente che anche laddove le condizioni di vita sono disagiate mercato e mode hanno comunque vinto la loro battaglia.

Karen Douglas, ricercatrice dell’Università del Kent, aiutata da un team del suo ateneo, ha esaminato le interazioni sociali di 251 persone di età compresa tra i 18 e i 66 anni.

La ricercatrice ha osservato come tutti i partecipanti allo studio avevano “snobbato” persone vicine a loro per dedicarsi al controllo del proprio telefono.

La dipendenza da schermo era tanto più elevata quanto erano presenti dipendenze dall’uso dei social network e mancanze di autocontrollo.

«La gente è sempre alla ricerca di informazioni

 e non riesce a posare il suo smartphone»,

ha dichiarato la Douglas.

La ricerca ha messo in evidenza che non solo la “fear of missing out” ha un ruolo in queste dinamiche, ma anche che più si è vittima di questi fenomeni è più si risulta inclini a ripeterli.

Phone in your pocket

and have a chat

 in the real world.


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Maria Teresa De luca
Maria Teresa De luca

Avvocato cassazionista. Si occupa di diritto civile e, in particolare, di diritto bancario ed esecuzioni immobiliari. Svolge la funzione di Professionista delegato alle vendite immobiliari presso il Tribunale di Taranto. Autrice di volumi e contributi su riviste giuridiche e portali on line.

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