Searle, John R. ed il Denaro: un viaggio filosofico

Searle, John R. come spunto di riflessione sul denaro

Searle, John R. è al giorno d’oggi uno dei filosofi più importanti. Ex professore di Filosofia all’Università della California (Berkeley) ed esperto mondiale in filosofia del linguaggio e della mente.

In un suo recente libro (Il denaro e i suoi inganni, Einaudi 2018) ha delineato le basi della definizione di denaro e la sua struttura, nonché i suoi “inganni”.

Da contraltare a Searle troviamo Maurizio Ferraris (1956). Docente della medesima materia all’Università di Torino ed autorità eccelsa in campi quali l’ermeneutica e l’estetica.  

I capisaldi del sistema filosofico searliano

Prima di affrontare compiutamente un’analisi del denaro secondo il punto di vista di Searle, riteniamo opportuno dare dei riferimenti sul suo sistema filosofico.

Innanzitutto, è importante distinguere fra il senso epistemico ed il senso ontologico nella definizione di oggettività e soggettività. Il senso epistemico riguarda tutto ciò che concerne la conoscenza, mentre quello ontologico definisce tutto quello che tocca l’esistenza.

In ottica epistemica, siamo di fronte a  predicati di giudizi di un fatto circa la sua verità o falsità. Un fatto è soggettivo epistemicamente se la sua valutazione è influenzata da atteggiamenti, opinioni e sentimenti (“Picasso è migliore rispetto a Manet“).

Un fatto è invece oggettivo epistemicamente quando delle affermazioni su di esso non subiscono le influenze anzidette (“George Washington è stato il primo Presidente degli Stati Uniti d’America”).

Ulteriori livelli d’analisi

Ora spostiamoci nell’ambito ontologico. Qui sussistono invece dei predicati di entità e dei modi di esistere. Questi modi variano in base alla tipologia di esperienza provata da dei soggetti senzienti nella percezione delle entità stesse.

Questa variabilità definisce ciò che è ontologicamente soggettivo ed oggettivo. Facciamo degli esempi. Le molecole e le montagne esistono indifferentemente al fatto che qualcuno le percepisca o meno, e sono dunque ontologicamente oggettivi.

Il dolore, la vista, l’olfatto, il tatto ed altri sensi sono invece ontologicamente soggettivi, perché la loro esistenza stessa è determinata da quanto un essere senziente ne faccia esperienza.

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Un’altra componente fondamentale per capire cosa sia il denaro risiede in un ulteriore approfondimento di questo schema filosofico. Searle distingue fra entità che dipendono dall’osservatore e dalla sua mente, ed entità che sono indipendenti dall’osservatore.

Per descrivere quest’ultime, possiamo riutilizzare come esempio le molecole e le montagne. Per delineare esempi di entità che esistono solo grazie all’utilizzo dei prodotti della nostra mente, citiamo le forme di governo, il concetto di proprietà privata, il matrimonio.

Le funzioni di status e l’intenzionalità collettiva

Da qui Searle costruisce poi un impianto su cui si basa tutta la realtà sociale. Questo modus operandi consiste in primis nell’attribuire ad una cosa o persona un determinato valore, un certo status.

Questo conferimento di status comporta l’assegnazione di una certa funzione, la quale diventa esecutiva e viene performata solo in caso di un riconoscimento ed accettazione di quel preciso status da parte di tutti gli altri membri della collettività.

Il costrutto così esplicitato viene definito funzione di status. Le funzioni di status instaurano a loro volta delle relazioni di potere su cui è eretta la realtà definita prima. In definitiva, questa realtà esiste solo per il semplice fatto che gli esseri umani abbiano creduto che essa esistesse.

La capacità di attribuire delle funzioni a certi oggetti e di cooperare è una caratteristica di tutti gli animali, definiti per l’appunto sociali.

Però, la capacità di assegnare funzioni agli oggetti trascendendo dalla loro struttura fisica, solamente in forza di un’accettazione collettiva del fatto che un oggetto o persona abbia un certo status, per Searle è posseduta solo da una specie animale: l’Uomo.

L’attribuzione ad un oggetto di uno status realizza cosi la funzione di status stessa per mezzo di un’intenzionalità collettiva ed ha contribuito con un certo peso, secondo Searle, allo sviluppo della civiltà umana.

Inoltre il filosofo statunitense rimarca come fondamentale la rappresentazione della funzione di status, ai fini della sua effettiva compiutezza.

I poteri deontici e le regole

Searle ha parlato di poteri, definiti con l’aggettivo deontici (dal greco déon, “è necessario”). Egli descrive quest’ultimi come le ragioni dell’agire di un individuo in un determinato modo indipendentemente dalle sue inclinazioni o desideri.

Questo avviene per il semplice fatto che l’individuo stesso ha accettato in principio gli stessi poteri deontici. Un responsabile d’azienda deve recarsi a lavoro e redigere delle direttive anche se non vuole alzarsi dal letto di mattina, poiché anni fa ha presentato una candidatura per quella mansione ed è stato assunto.

Stiamo parlando quindi di diritti, doveri, obbligazioni.

Il filosofo americano delinea nella sua teoria il concetto di regole costitutive, necessario ad inquadrare le funzioni di status. Le regole costitutive sono un insieme di regole che appunto costituiscono una certa attività.

Tipico esempio sono gli scacchi, dove l’esecuzione iniziale delle regole delle mosse dei pezzi dà essa stessa vita all’azione del giocare a scacchi.

Di converso, esistono anche regole regolative, che disciplinano dei fatti o comportamenti già esistenti in precedenza. Il fatto di guidare un’automobile sussiste in maniera indipendente rispetto alle norme del codice della strada.

Fatti bruti e istituzionali

Le regole costitutive sono connesse ai c.d. fatti istituzionali, ovvero fatti che come dice la parola stessa necessitano di istituzioni per essere legittimati e costituiti.

Le regole regolative sono interrelate ai c.d. fatti bruti, ovvero fatti che non hanno bisogno di un’istituzione per essere giustificati o legittimati.

I fatti bruti (es. semplice pezzo di carta) sono gli elementi fondanti su cui poggiano i fatti istituzionali (es. semplice pezzo di carta che è una banconota da 20 euro).

Nel nostro specifico caso, è importante approfondire il funzionamento delle regole costitutive. Esse funzionano su uno schema riassumibile nella frase “X vale come Y in C”. Come esempio, possiamo pensare a”X  pezzo di carta” vale come “Y , ovvero denaro”, nel contesto “C che è l’Unione Europea”.

La formula appena descritta quindi permette l’elaborazione di funzioni di status (che quindi a buon diritto sono equiparabili ai fatti istituzionali) e di conseguenza dei poteri deontici.

Riassumendo

Searle considera il denaro come una funzione di status ed una forma di potere. In aggiunta, su di esso possiamo costruire affermazioni epistemicamente oggettive ed anche relative e dipendenti dall’osservatore ed al suo pensiero.

Le forme di potere del denaro

Quali sono queste forme di potere?

Per facilitare la trattazione, è utile sistemarle in elenco:

  1. Possedere denaro equivale a detenere un potere d’acquisto in merito a beni e/o servizi. Inoltre possiamo usare il denaro anche per non acquistare nulla effettivamente, ad es. nel pagare tasse o effettuare delle liberalità;
  1. Dall’affermazione precedente deriva il fatto di poter accumulare un determinato valore, ad es. nel risparmiare denaro e depositarlo in un istituto finanziario;
  2. A buon diritto possiamo affermare che il denaro sia una misura di valore, ad es. nel chiedere un prezzo;
  1. Il denaro è digitale. Badiamo bene a non travisare questo termine. Non si riferisce al campo elettronico ed informatico, ma lo utilizziamo nel suo senso originale e primitivo.

Altri punti essenziali

Il denaro deve essere espresso secondo quantità discrete ed esatte, attraverso un preciso numero. Non è “continuo”.

Aggiungiamo anche:

  1. Che continua deve essere invece la persistenza fisica del denaro, che dunque non può essere facilmente deperibile;
  2. Rispettando la precedente disposizione, possiamo utilizzare qualsiasi oggetto come denaro, anche se esso sia utilizzato per altri usi. Esempi sono l’oro e l’argento, utilizzati sia come denaro sia come materie prime in vari campi industriali;
  1. Avendo delle caratteristiche di intermediazione nel suo possesso, il denaro è utile solamente in un contesto sociale formato da istituzioni e uomini che conoscano e applichino la nozione di proprietà. Su un’isola deserta da soli, aver con sé  milioni di euro è inutile ai fini di sopravvivenza;
  1. Il possesso del denaro basato sulla proprietà ed il suo uso di intermediazione esplicitano un’altra caratteristica, la scambiabilità/trasferibilità. Anche quando è fisicamente impossibile trasferire o scambiare un oggetto come denaro, si deve imprescindibilmente attuare in un altro modo un trasferimento/scambio di diritti riconoscibile nella comunità;
  1. Data la complessità delle relazioni che lo circondano, e soprattutto accertata l’importanza del linguaggio ( elemento che permea tutto il sistema filosofico di Searle ), il denaro è utilizzabile solamente dagli esseri umani o specie più prossime a livello cognitivo.

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Fabrizio Turi
Fabrizio Turi

Di Ostuni ( Br ) laureato in Economia Aziendale presso l'Universita degli studi di Bari , Business Advisor - Consulente aziendale per lo sviluppo d'impresa , Praticante Esperto Contabile .

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