Un breve viaggio a Firenze

Quando leggi di Firenze – ormai grazie al web è cosa facile – ti immergi in una serie di quelli che sembrano essere “luoghi comuni”. È bellissima, storica, poetica. Già solo pensando ai Medici ai più sovviene una sensazione di sfarzo e meraviglia. Come sempre, solo quando si va in un posto si può comprendere fino a che punto tale meraviglia arrivi. 

Io l’ho sperimentato in prima persona. Ho sempre avuto un grande orgoglio per quanto riguarda la mia cultura. Giustamente i libri di storia dell’arte ti raccontano come e quando è stata costruita Santa Maria Del Fiore, il famoso Duomo. Ti raccontano quante e quali opere sono presenti nell’immenso Museo degli Uffizi. Ti raccontano che nella Basilica di Santa Croce trovi la tomba vuota di Dante. C’è una cosa però che, sempre per ovvi motivi, i libri di storia dell’arte non ti dicono: qual è l’emozione che vivi quando ti trovi di fronte a questi luoghi e quando li interiorizzi. Io, allora, con tutta la mia bella conoscenza della storia dei Medici, che insegno anche ai miei alunni, mi sono trovata impreparata di fronte a quei luoghi che, certo, è bellissimo conoscere storicamente e teoricamente, ma non esiste libro che possa istruirti su cosa provi quando entri al loro interno, ma quando loro entrano dentro di te, dentro il tuo essere. 

Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.

– Stendhal

Stendhal, il noto scrittore francese, ne ha dato un’idea, tanto da dare il nome alla famosa Sindrome. Anche su quella ero molto scettica. Sono una persona ansiosa, ma la tachicardia, le vertigini, addirittura quasi allucinazioni – questi sono alcuni dei sintomi della celeberrima Sindrome di Stendhal – per un’opera d’arte? Ma scherziamo!

E invece, adesso, mi ritrovo a dire che forse la descrizione stessa che fa Stendhal di Firenze non è sufficiente. Quando mi sono trovata di fronte al Duomo probabilmente, come chi lo ha studiato, sapevo già che cosa aspettarmi in termini strutturali e visivi. Da un punto di vista emotivo ero invece, come detto, impreparata: i colori, le persone attorno a me, tutti i turisti con sogni e speranze che fanno una fila infinita solo per entrare in un luogo che possa ricordare loro la storia a cui appartengono. La tentazione di sedersi su una delle panchine e osservare il Duomo per ore è forte, forse perché quella magnificenza sembra diventare quasi una proprietà di chi la guarda. È una bellezza che non vedi, è una bellezza che sta dentro di te e ti appartiene. Osservare Firenze dà l’illusione all’uomo di essere stato grande. A me ha dato l’illusione di appartenere a qualcosa.

E forse quell’illusione non è così vana, se si entra ad esempio agli Uffizi. Questi generano nel fortunato visitatore una grande confusione, uno straniamento positivo. La confusione non è data dalla fila, anche perché confesso che prontamente ho prenotato tutto online settimane prima, è data dal fatto di avere troppo davanti. Si finisce in un altro mondo nell’attesa di trovare sempre un colore nuovo, un periodo nuovo. Divisi per periodi storici, gli Uffizi mi hanno dato la misura di cosa qualcun altro è stato in grado di creare. Dentro di me cresce ancora, se ci penso, la sensazione di poter fare tutto, di poter essere tutto.

Infine, a me scettica verso Stendhal, le ginocchia cedono al pensiero del ricordo nella Basilica di Santa CroceUgo Foscolo è famoso per averla portata ad esempio riguardo alla memoria dei defunti, perché riporta le tombe dei Grandi, e si trova proprio lì la sua tomba, a riposare insieme con gli altri uomini illustri. Certo, questa è un’informazione che tutti possono conoscere, è un’altra di quelle cose che leggi tranquillamente sui libri. Io I Sepolcri li ho studiati e li insegno, ma non dico questo per vantarmi della mia cultura, anzi, per mostrare quanto poco fosse sufficiente a fronte di quell’esperienza. Infatti, quando mi sono fermata al cospetto di chi era stato il poeta perché sapevo che a lui avrebbe fatto piacere – lui che pensava a una illacrimata sepoltura – ho capito che cosa volesse dire profondamente quando parlava di importanza del ricordare. Non stavo al cospetto del pantheon delle glorie italiane per rendere onore a loro, ma è quell’esperienza a rendere onore a me. Come spiega lui stesso nei Sepolcri:

egregie cose il forte animo accendono
l’urne de’ forti, o Pindemonte; e bella
e santa fanno al peregrin la terra
che le ricetta. Io quando il monumento
vidi ove posa il corpo di quel grande
che temprando lo scettro a’ regnatori
gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela
di che lagrime grondi e di che sangue.

  • Ugo Foscolo, Sepolcri, v. 151-158

A un certo punto mi hanno dovuto buttare fuori dalla Basilica, perché, purtroppo, a Firenze le Chiese chiudono tutte nel primo pomeriggio. Io stavo prendendo aria al chiostro, mi rigeneravo mentre tutto intorno sembrava più puro e più fresco e pensavo a cosa avevo visto. E avevo un po’ di vertigini, pur non stando in alto. 

Ancora ripenso a quanti altri luoghi Firenze ha da offrirmi e a quanto ci vorrei tornare. Ho capito che puoi conoscerne nomi, date e origini, ma appena li vedi, tutto cambia. Tutto ciò che so, forse utile, forse bello, non mi interessa, l’ho dimenticato e mi sono ricordata chi sono, anzi, forse, l’ho scoperto per la prima volta. Non sono mai stata così vera come quando ho conosciuto la bellezza. 

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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