“Tavole separate” | Umanità in bianco e nero

Tavole separate | Umanità in bianco e nero

I pensionanti inglesi di un piccolo hotel si ritrovano a condividere le loro tristi solitudini

I temi dell’incomunicabilità e dell’isolamento ritornano in modo maniacale nel teatro e nel cinema inglese. Sono espressioni di una società esagitata e instabile in cui tutti appaiono deboli, ansiosi e infelici. Non potendo andare incontro alla vita, cercano consolazione nell’alcool e in altri vizi. Il film del 1958 “Tavole separate” di Delbert Mann racconta questo piccolo mondo che mette in luce segreti e imbrogli; in cui tutti i partecipanti svelano le loro fragilità e i loro desideri.

“Tavole separate” rappresenta molto bene questa visione, soprattutto grazie a dei personaggi appassionanti, interpretati da attori eccezionali. David Niven veste i panni del maggiore Pollock, un militare in pensione che annoia tutti parlando delle proprie imprese. Poi c’è Deborah Kerr che interpreta Sibyl, una ragazza imbranata e ansiosa; che a causa della madre non si è mai sposata. Questo ruolo è di Gladys Cooper, Maude Reiton Bell, un’anziana prepotente e consumata.

La donna giudica spietatamente l’educazione degli altri e parla in modo raffinato e ostile. Nel cast c’è anche Burt Lancaster, John Malcom, un simpatico nullafacente che piace alle signore e ama bere il whisky. Uno scrittore dal passato misterioso che ha una relazione segreta con la signorina Cooper, interpretata da Wendy Hiller. È la dispotica e misurata proprietaria della pensione Beauregard, della cittadina inglese Bournemouth. Ed è proprio in questo luogo che si svolge tutta la vicenda della pellicola.

Soggiornano delle persone perdenti e tristi, tutte racchiuse nelle loro personali infelici solitudini. E tocca all’albergatrice badare alle vicissitudini dei suoi pensionati. Si mischiano, così, rese dei conti, sussulti d’amore, chiacchiere e falsità. La signorina Cooper è la classica donna inglese, rigida, determinata, ma anche dolce. In un primo momento si potrebbe pensare che non sia adatta a stare accanto a John; ma proprio le loro differenze li rendono conciliabili.

Il film regge bene grazie a una buona scrittura e a degli attori di grande livello

La calma che aleggia in hotel, però, viene disturbata dall’arrivo della modella affascinante Anne, l’ex moglie di John, interpretata alla grande da Rita Hayworth. “Tavole separate” è l’adattamento cinematografico dell’omonimo spettacolo teatrale di Terence Rattigan del 1954; non regala spazio a una vera e propria azione. Gli attori, però, con i loro personaggi e le loro storie, rendono la pellicola piacevole e coinvolgente.

Dopo un inizio da commedia, scoppia il dramma che farà smuovere le vite tranquille e tristi dei protagonisti. Si tratta di un bellissimo film d’attori che donano agli spettatori un’interpretazione straordinaria. Gladys Cooper, infatti, è stupefacente; lo stesso vale per Deborah Kerr, che supera sé stessa, tanto da vincere il David di Donatello come miglior attrice straniera. A proposito di premi, Wendy Hiller ha ricevuto l’Oscar come miglior attrice non protagonista.

David Niven ha conquistato non solo l’Oscar come miglior attore protagonista, ma anche il Golden Globe come miglior attore in un film drammatico. “Tavole separate” si può descrivere come una commedia dolce amara, vecchio style Hollywood degli anni’50. È un gioiello del cinema con un elegante bianco e nero. Abbandoni difficili, passioni forti, isolamento, grandi scontri e minuscoli dissapori fanno appassionare gli spettatori alle storie dei bei personaggi, senza mai annoiarli.

La struttura un po’ teatrale dà la possibilità allo spettatore di avvicinarsi emotivamente ai personaggi. Chi guarda il film partecipa alle ironiche riunioni delle donne anziane pensionanti. S’interessa ai romanzi gialli, ai cruciverba, alle litigate, agli amori e alle solitudini che, pian piano, si avvicinano. Il titolo “Tavole separate” è la frase scritta nell’insegna della pensione, come a garantire privacy tra un tavolo e l’altro, ma non succede nulla di tutto questo. Le vicende di tutti i pensionanti, infatti, si mescoleranno tra loro.

La pellicola ha un tono brillante all’inizio, ma poi arriva il dramma con sfumature ironiche

Sono appassionanti le coppie che si vengono a creare: quella travagliata Anne-John e quella goffa Sibyl-Pollock. La parte drammatica è obiettivamente ben scritta e mai pesante. A volte, infatti, ci sono dei toni più leggeri e divertenti che attenuano quelli un po’ più melodrammatici e realistici che non annoiano mai. La sceneggiatura regala dialoghi incalzanti dai toni vivaci e il regista Delbert Mann è bravissimo a dirigere il cast di alto livello.

“Tavole separate” fa parte di un cinema d’altri tempi, ma per nulla datato. Un’opera che va riscoperta per godere delle sue infinite sfumature. È una pellicola corale, gradevole, in cui tutto è sottointeso e mai esibito. Il pregio dell’opera sta nell’abilità di presentare una storia teatrale. Il racconto, infatti, è colmo di piccoli attimi di drammaticità e battute buffe. La pellicola, quindi, appare in linea con l’ambiente circostante e con la psicologia dei protagonisti. Grazie a tutti questi elementi, Il film rientra nel National Board of Review Award come uno dei dieci migliori film.

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Renata Candioto

Roma

Diplomata in sceneggiatura alla Roma Film Academy (ex Nuct) di Cinecittà a Roma, ama il cinema e il teatro. Le piace definirsi scrittrice, forse perché adora la letteratura e scrive da quando è ragazzina. È curiosa del mondo che le circonda e si lascia guidare dalle sue emozioni. La sua filosofia è "La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita".

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