Kim Jong Un | Il mondo si interroga sulla sorte del dittatore

La salute di Kim Jong Un


  • Kim Jong Un catalizza l’attenzione dei media da alcuni anni a questa parte. La sua assenza, lo scorso 15 aprile, alla parata che si tiene per celebrare il Giorno del Sole (festa nazionale che celebra la nascita di Kim Il Sung, nonno di Kim Jong Un, fondatore e “Presidente eterno” della Corea del Nord) ha destato molta perplessità. 

Gli interrogativi sulle sue reali condizioni di salute sono iniziate intorno al 20 aprile. Un quotidiano della Corea del Sud pubblica la notizia che Kim Jong avrebbe subito una delicata operazione cardiaca e che, pertanto, la sua assenza prolungata è legata alla degenza post-operatoria. 

Altri affermano che lo abbia fatto per mettersi in salvo dall’epidemia di Covid-19 che il regime nord coreano afferma però non aver mai infettato il paese.

Come ha sottolineato l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap “è la terza volta quest’anno che il leader nord coreano non appare in pubblico per più di dieci giorni”. La sua assenza più lunga risale al settembre 2014, evidenzia la Yonhap, quando poi ricomparve in pubblico con in mano un bastone e claudicante, dopo essersi sottoposto ad un intervento per rimuovere una cisti all’anca.

Il destino della Corea del Nord senza Kim Jong Un


E’ interessante capire cosa succederebbe in Corea del Nord (che rappresenta uno degli ultimi regimi totalitari sopravvissuti al mondo) se Kim morisse.

Il Washington Post ha sottolineato che “Non lo sa nessuno ed è appunto questo il problema, perché potrebbe scatenarsi una battaglia per il potere tale da far impallidire quella di Game of Thrones”. Secondo la testata, per la prima volta nei suoi 72 anni di storia, la Corea del Nord si trova priva di una linea di successione definita.

 

Infatti Kim Jong Il nel 1994, quando è succeduto a suo padre Kim Il-Sung, ha avuto circa vent’anni per prepararsi al ruolo, e lo stesso è avvenuto per Kim Jong Un prima della morte di suo padre avvenuta nel 2011.

Si deve però sottolineare che “Rocketman” (come lo aveva soprannominato il Presidente Trump prima che diventassero amici) è troppo giovane per lasciare la Corea del Nord nelle mani del suo diretto successore. Infatti, il maggiore dei tre figli che gli vengono attribuiti frequenterebbe la scuola primaria. 

Il quarto Kim potrebbe essere donna?


Non essendoci un discendente in grado di prendere in mano le redini del paese, in pole position ci sarebbe Kim Yo Jong, la sorella minore di Kim (uno dei suoi più stretti consiglieri che, di recente, è stata reinserita nel politburo del partito dei lavoratori).

Kim Yo Jong è diventata, negli ultimi tempi, una delle figure più rilevanti della Dinastia Kim. A favorire la sua ascesa è stata la morte di uno dei suoi fratellastri e di uno zio, dopo che suo fratello Kim Jong Un ne ha ordinato l’esecuzione.

Ma riuscirebbe Kim Yo Jong a raggiungere il potere in caso di morte del fratello?

Se così non fosse le alternative potrebbero essere due: una reggenza, in attesa che il maggiore dei figli di Kim Jong Un diventi maggiorenne, o una lotta di potere con conseguenze davvero incerte e imprevedibili. 

In una società confuciana e dominata dagli uomini, i vertici di potere sosterrebbero mai la candidatura di una donna, tra l’altro giovane, come leader del Paese?

Con il sostegno dei vertici di potere, invece, il prossimo Kim della Corea del Nord potrebbe essere donna.

Ma c’è un argomento che preoccupa particolarmente gli ambienti internazionali. Il pugno di ferro con cui governavano il paese è stato il denominatore comune dei tre Kim che sino ad adesso si sono succeduti alla guida del Paese.

Ma è con l’avvento di Kim Jong Un che la Corea del Nord ha sviluppato una tecnologia nucleare e un arsenale militare di una portata tale da impensierire la comunità internazionale. Una mina vagante, questo potrebbe diventare la Corea del Nord se si verificasse un vuoto di potere o una lotta intestina prolungata nel tempo.

Le relazioni diplomatiche con gli USA


Gli USA hanno allacciato un minimo di relazioni diplomatiche con Pyongyang, tanto che il Presidente Trump è sembrato molto dispiaciuto nei giorni scorsi sulle illazioni riguardanti la salute di Kim.

L’obiettivo di Trump è quello di denuclearizzare la penisola coreana in cambio dell’allentamento o della totale soppressione delle sanzioni internazionali comminate contro il regime. Le sanzioni, infatti, impediscono alla Corea del Nord di intrattenere relazioni commerciali con il resto del mondo.

Ma la questione nevralgica è proprio questa. Kim Jong Un non intende rinunciare nell’immediato alla tecnologia nucleare, poiché la considera un’assicurazione per la sua vita e per la sopravvivenza dell’intero regime.

Sicuramente la morte del leader nord coreano cadrebbe nel peggiore momento possibile, con America e resto del mondo chiusi per “lockdown”. Senza contare che Washington e Pechino sono ai ferri corti a causa delle accuse esplicite rivolte a quest’ultima da Trump di avere sottaciuto su tempi e gravità del Coronavirus.

Sarebbe, quindi, estremamente complicato per Trump conseguire un qualche risultato da Pyongyang nel caso di cambio di leadership. In primis perché chiunque arrivasse al potere dopo Kim Jong Un avrebbe la necessità di mostrarsi forte e per niente arrendevole nei confronti del nemico. 

Inoltre, l’input che riceverebbe dall’alleata Cina non sarebbe certamente improntato alla distensione, ma probabilmente al “congelamento” delle relazioni con gli USA.

Il timore della Cina è che gli USA approfittino, a maggior ragione dopo il Coronavirus, del progressivo dialogo con la Corea del nord per penetrare politicamente e militarmente la penisola, con la possibilità di ritrovarseli alle spalle.

Appare evidente che nell’attuale situazione la morte di Kim Jong Un avrebbe effetti deleteri sui mercati azionari occidentali. Si assisterebbe sia ad un aumento dei rischi geopolitici che ad un possibile ulteriore deterioramento dei rapporti tra Cina e America.

Tra l’altro, sul piano interno, la Corea del Nord potrebbe subire un regresso nel caso in cui il nuovo leader cancellasse ogni agenda di riforme in cambio di un maggiore grado di sviluppo economico del paese.

Inevitabile sarebbe la ulteriore stretta sulle già inesistenti e precarie libertà politiche e civili del popolo nord coreano, in quanto il nuovo leader sarebbe costretto a tentare di consolidare la propria egemonia all’interno di un regime in cui i diversi apparati esistenti tendono a sovrastare gli altri.

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Maria Teresa De luca

Laureata in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari con indirizzo Economico Internazionalistico e abilitata all'esercizio della professione di avvocato dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione e alle Magistrature Superiori. Si occupa da più di venti anni di diritto civile in generale, con particolare predilezione per il diritto bancario, il recupero crediti, le procedure esecutive e il diritto di famiglia. Attualmente svolge, oltre alla professione di avvocato, anche la funzione di Media - Conciliatore presso l'Ordine degli Avvocati di Taranto e di Custode delegato alle vendite immobiliari presso il Tribunale di Taranto. In passato ha svolto le funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Pretura Circondariale di Taranto e ha avuto l'incarico di legale esterno del Banco di Napoli S.p.A. - Filiale di Taranto. Autrice di volumi e contributi su riviste giuridiche e portali on line.

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