fbpx

La gestione dei rifiuti solidi urbani

blank

La gestione problematica legata ai Rifiuti Solidi Urbani

L’Italia, annoverata fra i Paesi più sviluppati e con maggiori radici culturali, si distingue tuttavia per la mancanza di una seria gestione delle problematiche energetiche ed ambientali.

Ancora oggi, al di la delle prese di posizione dei politici e degli amministratori e delle roboanti dichiarazioni degli stessi, il Paese è ben lontano dall’affrontare tecnicamente le emergenze che divengono progressivamente più critiche. Fra queste, la gestione degli RSU (Rifiuti Solidi Urbani) ha assunto dimensioni preoccupanti ed un livello di criticità che impone l’adozione di scelte drastiche da attuare in tempi brevi.

L’attuazione di una seria politica della gestione dei RSU deve però tenere in debita considerazione il comportamento della popolazione. Comportamento che sfocia spesso in rivolte condite da eclatanti episodi di violenza e distruzione.

Ovviamente, questa situazione è determinata principalmente da due cause:

  • la prima, esistente ovunque ma che presenta punte paradossali nel nostro Paese (raggiungendo dimensioni inusitate in alcune Regioni), è la mentalità del no a tutto.Ogni problema determinato dalla società (produzione energetica, depurazione delle acque, creazione del reddito e, per l’appunto, eliminazione dei rifiuti) deve essere risolto “da qualche altra parte”, questo, unito ad un utilizzo smodato delle risorse ed ad un livello di spreco delle stesse che non a eguali negli altri Paesi, tranne in parte degli Stati Uniti (California in primis);
  • la seconda, ormai presente in maniera cancerosa in Italia, l’infiltrazione criminosa trasversale sia orizzontalmente che verticalmente. A ciò va aggiunta l’opera devastante dei cosiddetti “profeti di sventura”, ossia di vari variopinti personaggi, (ambientalisti, opinionisti, comici, attori, pornodive, ecc.) che, lungi dall’affrontare tecnicamente le problematiche, diffondono una sottocultura del rifiuto a prescindere di qualsiasi tecnologia, promuovendo spesso comitati, più o meno “spontanei”, e denunce volte allo scopo di rallentare o bloccare qualsiasi opera pubblica di qualche importanza, in ciò favoriti da una legislazione bizantina e dai tempi biblici della Magistratura. 

Questa situazione ha avuto in Italia la paradossale conseguenza della diffusione di discariche che, per quanto ben costruite e gestite, non possono ovviamente risolvere il problema, poiché ovviamente si esauriscono ed inoltre con il passare degli anni possono presentare delle perdite ed inquinare i terreni e le falde. Inoltre, in molte regioni, come la Campania, i RSU sono frammisti con altre tipologie di rifiuti (questo è il motivo per cui è critico l’incenerimento dei rifiuti di Napoli che contengono rifiuti speciali provenienti anche dal resto del Paese).


Discarica.

A quanto più sopra delineato, va aggiunto, il devastante modus operandi, la mancanza di rigore, di onestà e di preparazione tecnico-scientifica di larga parte della classe politica, che pecca inoltre di populismo, inseguendo un successo elettorale basato su dichiarazioni inconcludenti e sulla assoluta mancanza di coraggio e rigore per fare le scelte necessarie al Paese.


 Come è possibile affrontare e risolvere tecnicamente il problema dei Rifiuti Solidi Urbani


Ovviamente, è necessario iniziare con la corretta informazione del cittadino, coinvolgendolo attivamente nelle decisioni relative alle problematiche, ossia responsabilizzandolo.

Questo può, e deve avvenire, partendo dalla scuola e dai mass media, insegnandogli anche a saper soppesare criticamente le informazioni che riceve. Inoltre, come già avviene in altri Paesi, con la coincidenza dei bacini di utenza con gli impianti di gestione, trattamento e distruzione degli RSU.

Nel caso oggetto di queste note, si dovrebbe cominciare selezionando il rifiuto: la parte umida (residui alimentari) andrebbe eliminata, previa triturazione, mediante il sistema fognario (anche se in Italia, tale sistema è ancora in gran parte inadeguato). In alcuni casi, come anche per la parte degli scarti provenienti dalla produzione agricola, sarebbe vantaggioso il compostaggio o la produzione di biogas. I rifiuti inerti (vetro, lattine, carta, ecc.) e quelli tecnici (pile, lampadine, medicinali, ecc.) dovrebbero essere separati e, secondo la tipologia, recuperati tal quali o trattati per inertizzarli e, quindi, utilizzati per le cosiddette materie prime seconde o distrutti. La restante massa dovrebbe essere distrutta per mezzo di incenerimento. 

Gli inceneritori attualmente in uso, se correttamente costruiti e gestiti, presentano un’alta efficienza anche se non risolvono tutti i problemi legati all’impatto ambientale.

Bisogna aggiungere che, sovente, alla protervia ed all’arroganza dei profeti di sventura si aggiunge anche l’ignoranza dell’argomento che trattano: nel nostro caso la mancanza di conoscenze anche elementari del funzionamento degli inceneritori, con l’aggiunta di fantasiose quanto preoccupanti dicerie riguardo i pericoli per il cittadino: fra tutti cito la ricorrente denuncia dell’emissione di diossine dagli inceneritori. Le diossine si scindono fra gli ottocento ed i novecento gradi, mentre gli inceneritori funzionano con una temperatura minima di milleduecento. 

Per ottenere un livello di sicurezza sanitaria ed ambientale, con impatto estremamente basso, le soluzioni maggiormente auspicabili sono rappresentate da nuove tecnologie ormai ben collaudate, anche se, attualmente, utilizzate solo in alcuni settori, eventualmente coadiuvate dalla frantumazione dei rifiuti con il sistema Thor (Total House Waste Recycling), che è un brevetto del CNR.


Il sistema Thor (Total House Waste Recycling)


Thor impianto rifiuti.

Thor impianto mobile.

La prima di tali tecnologie consiste nell’utilizzo delle torce al plasma. Si tratta di un sistema già ampiamente utilizzato per il trattamento di rifiuti industriali tossici, le ceneri prodotte dagli inceneritori, i terreni contaminati, i rottami ferrosi e le leghe metalliche.

Le torce al plasma sono alimentate con corrente elettrica che produce potenza termica ad altissima intensità (fino a 12000 gradi), il materiale da trattare è “immerso” in un gas inerte (Argon). La trasmissione del calore avviene quindi per irraggiamento generato dall’arco di plasma che è causato dalla ionizzazione dell’argon e, quindi, senza combustione.

Gli unici prodotti generati da tale processo sono un materiale vetrificato, definito plasmarok, che si presta all’utilizzo come materiale da costruzione ed un gas sintetico, definito syingas che, essendo ricco d’idrogeno, può essere vantaggiosamente utilizzato per produrre energia. Il range di temperature entro cui avviene il processo, garantisce la distruzione dei composti organici, l’assenza di residui solidi carboniosi (char), idrocarburi pesanti (tar) e di ceneri.

L’efficienza delle torce al plasma rende tale tecnologia più economica dei termovalorizzatori di ultima generazione, consentendo una riduzione dei costi di costruzione e di gestione anche del quaranta per cento.


Torcia al plasma. Fonte Internet

La seconda tecnologia consiste nel forno elettrico ad arco in corrente continua. Già utilizzata per il recupero di metalli contenuti nelle polveri residue dei forni elettrici e per il recupero di metalli preziosi dalle polveri provenienti dall’industria dei catalizzatori, si presta particolarmente per la distruzione di rifiuti liquidi e gassosi.

Il principio di funzionamento è caratterizzato dalla presenza di un elettrodo in grafite che presenta un foro assiale che consente l’iniezione attraverso di esso di liquidi e gas.

E’ dotato di dispositivi per l’immissione di materiali solidi in forno, in modo da impedirne il trascinamento nei fumi. La tecnologia di questi dispositivi dipende dalla dimensione dei materiali da trattare. Generalmente, per dimensioni inferiori al millimetro, si utilizzano lance per iniettare il materiale sotto la superficie del bagno fuso, mentre, per dimensioni maggiori, si utilizza uno snorkel (ossia una tubazione raffreddata o costituita da un materiale in grado di resistere alle alte temperature) inserito nel forno alla minima distanza tecnicamente possibile dal bagno fuso.

I vantaggi di questa tecnologia, oltre alla migliore efficienza permessa per il recupero dei metalli e della qualità degli altri prodotti di recupero, sono rappresentati dall’inertizzazione delle scorie grazie alla temperatura a cui avviene il processo, sempre superiore a millecinquecento gradi, ed al fatto che l’iniezione dei rifiuti, organici liquidi o gassosi, riduce il consumo dell’elettrodo.


Fornace elettrica ad arco da 500 Kg

Leggi anche: Progetto Against Malaria

Avatar photo
Ettore Ruberti

Naturalista, giornalista scientifico. Professore di Biologia, Chimica, Fisica e Geografia fisica presso il Liceo Scientifico e Linguistico “Maroni” di Varese dal 1983 al 1989. Giornalista free lance, dal 1977, con collaborazioni con le seguenti testate: La Prealpina, Il Giorno, La Stampa, Inquinamento, Il Medico e il paziente, Oasis, Geodes, Migratori Alati, Le Scienze, Petrolieri d’Italia, Ambiente, ecc. Redattore da luglio 1988 a febbraio 1990 presso la rivista Acqua & Aria. Attualmente scrive, per conto dell’ENEA e come attività intellettuale su 21mo Secolo, MuseoEnergia, L’Eco dei Laghi, ecc. Collaborazioni con Enti ed Istituti di ricerca nel campo zoologico, in particolare inserito nel Gruppo di Lavoro Uccelli Migratori dell’Organizzazione Ricerche Ornitologiche dell’RGF dal 1978 al 2010, in cui curava anche l’informatizzazione e l’elaborazione statistica dei dati validati dall’INFS di Bologna e dall’IWT di Slimbridge. Partecipazione gratuita e svolta fuori dall’orario di lavoro, dal 2011, con la Fondazione Gianfranco Realini per la valorizzazione del territorio che si occupa di Zone Umide (paludi, canneti rivieraschi, torbiere, ecc.), in relazione alla possibile partecipazione (in collaborazione con due gruppi di lavoro dell’ENEA Casaccia) ad un progetto LIFE. Collaborazione con l’Università di Pavia, in seguito ad una richiesta ufficiale di quest’ultima all’ENEA, volta alla classificazione di Aracnidi ed Insetti. Collaborazione portata a termine. Collaborazioni con vari Editori per opere editoriali nei campi suddetti e per la referizzazioni di studi e ricerche. I campi in cui ha acquisito le maggiori competenze sono: Entomologia, Aracnologia, Erpetologia, Evoluzionismo, Gestione delle Risorse naturali, Fotografia e Cinematografia Scientifica, Microscopia (sia ottica che elettronica), oltre naturalmente all’elaborazione e gestione dell’informazione, sia a livello divulgativo che scientifico Dipendente dell’ENEA dal 9 aprile 1990, Assunto per concorso per assunzione in prova, con qualifica di giornalista scientifico (7° livello) (Gazzetta Ufficiale – IV Serie Speciale – “Concorsi ed Esami” – n. 103 del 30 dicembre 1988) approvata dal presidente dell’ENEA con delibera n. 24/89/G del 21/12/89, cui si richiedevano almeno otto anni di esperienza nei settori giornalistico scientifico e didattico (provati con ampia documentazione), con graduatoria 95/100. Assunzione divenuta a tempo indeterminato dopo sei mesi (sempre al 7° livello). Inserito nella Divisione Relazioni Esterne, sede di Milano, si è occupato di diffusione dell’informazione, con interventi anche in ambito scolastico ed universitario, organizzazione di Convegni, Conferenze, ecc., spesso ha anche coadiuvato il personale della sede, in particolare Dr. Sani, Dr. Gavagnin, Prof. Bordonali, Sig. Griffini, Dr. Valenza, Prof. De Murtas. Ha pubblicato vari articoli sulla problematica relativa agli OGM sulla rivista “AgriCulture”, aprile 2003, su Migratori alati nel 2001, 2002, 2003, 2004, su La Padania nel 2005, 21mo Secolo. Dal 1991 segue le problematiche relative allo sviluppo dell’Idrogeno come vettore energetico, per conto della Divisione Tecnologie Energetiche Avanzate, che rappresenta ufficialmente al Forum Italiano dell’Idrogeno, inserito nel Consiglio Direttivo e all’AIDIC dove, dal 1993 al 1997, era stato costituito un gruppo di lavoro “CO2: riduzione, contenimento della produzione e riuso” che ha cessato la sua attività nel 1997. Nel contesto di questo incarico ha organizzato vari Convegni e tenuto Conferenze in Italia e all’estero, ha inoltre pubblicato vari articoli su riviste Scientifico-divulgative, tra cui: un articolo interno su “Le Scienze” (edizione italiana di Scientific American) del settembre 2000: “Idrogeno: energia per il futuro” N° 385, settembre 2000, pag. 90/98; un articolo concernente il sistema idrogeno sul numero monografico del 1996 dell’Organo ufficiale degli Ingegneri della Svizzera italiana, pubblicato come Atti di un Convegno sull’argomento; un numero, quasi monografico, di “Petrolieri d’Italia”, 2001; alcuni articoli su 21mo Secolo dal 1994 al 2006; ha inoltre effettuato vari interventi su televisioni italiane e svizzere; .ha partecipato, nel l’ambito del Forum, in qualità di Docente al Corso sulla sicurezza del sistema idrogeno, tenutosi nel 2002 presso l’Istituto Superiore Antincendio dei Vigili del Fuoco, sotto l’egida del Ministero degli Interni. E’ coautore del libro bianco sull’idrogeno “Linee guida per la definizione di un piano strategico per lo sviluppo del vettore energetico idrogeno”, scritto dai membri del Forum. Ha presentato, primo in Italia, un lavoro concernente l’utilizzo di nanotubi di carbonio per l’accumulo ed il trasporto dell’idrogeno (sotto forma di poster), al SolarExpo di Verona nel dicembre 2000. Nell’ambito degli incarichi portati a termine, ha seguito, per conto del Professor Umberto Colombo, gli sviluppi delle ricerche sulla Fusione Fredda, campo in cui ha anche pubblicato alcuni articoli, ed è in corso di stampa un libro che ha scritto sull’argomento. Lavorando in questo ambito, ha acquisito una significativa conoscenza della meccanica quantistica e dei fenomeni nucleari ed elettromagnetici nella materia condensata. Per questo motivo, nel 2004 è stato eletto Membro dell’International Society For Condensed Matter Nuclear Science. E’ Autore di diverse pubblicazioni concernenti la produzione energetica per mezzo della fissione dell’atomo ed i relativi problemi legati alla sicurezza ed all’impatto ambientale. Dal giugno 1996 al giugno 2010 Ricercatore nella Divisione GEM (1996-2001) e BIOTEC (2001-2010) inserito nel Board di Direzione, anche se ha continuato a dedicare una parte del tempo (valutabile al 20% del totale) all’idrogeno. In questo ambito ha lavorato in sinergia con il Professor De Murtas, con il quale collaborava anche precedentemente. Ha pubblicato, sulla rivista Energia Ambiente e Innovazione, n° 6/1997, una monografia sull’Evoluzione Biologica, campo in cui è uno specialista. Ha sviluppato una nuova ipotesi sul ruolo svolto da un debole campo elettromagnetico in argille di origine magmatiche (le montmorilloniti) nella formazione delle prime macromolecole biologiche, ipotesi che sta sottoponendo a verifica sperimentale. In particolare, la parte sperimentale sarà sviluppata presso il laboratorio del Dr. Francesco Celani dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali di Frascati. Sta sviluppando un sistema per la riconnessione di tessuto nervoso reciso, attualmente sui Molluschi Gasteropodi Polmonati (Limax ruber), ma con l’obiettivo di applicarlo ai Vertebrati e, quindi, all’Uomo (si tenga presente che non vi è nessuna differenza rilevante fra il tessuto nervoso dei Molluschi e quello dei Vertebrati). Ha sviluppato, in collaborazione con il Prof. Brera (Rettore dell’Università Ambrosiana), un Progetto di ricerca (Progetto Against Malaria) volto all’interruzione del ciclo del Plasmodio che causa la malaria nel ciclo biologico delle Zanzare del genere Anopheles. Progetto per cui ha proposto all’ENEA una collaborazione. Insieme con il Professor De Murtas, nel 1977, ha scritto un libro sulla Biodiversità. Attualmente è impegnato ad una revisione della classificazione animale, ai livelli superiori, in relazione ai principi della Nuova Sintesi, con gli apporti derivati dalla biochimica (non cladista, di cui rifiuta la teoria, i metodi e le finalità); sta realizzando un atlante di Anatomia degli Insetti, per cui ha elaborato una nuova tecnica di lavoro. Relatore, nel 2011, di una Tesi di Laurea concernente l’utilizzo del Batterio Ralstonia detesculanense per il sequestro dei metalli pesanti. Tesi presentata presso l’Università La Sapienza di Roma da Laura Quartieri che si è laureata con un punteggio di 107/110. Tale tesi è stata in seguito oggetto di pubblicazione su una rivista della Elsevier. Dal ’97 Professore a contratto di Biologia generale e molecolare all’Università Ambrosiana. Dal 25 settembre 2012 con qualifica accademica di Licentia Docenti ad Honorem per merito di chiara fama nella disciplina. Associato alla Società Italiana di Scienze Naturali, alla Società Entomologica Italiana, alla Società Herpetologica Italica, alla Società Italiana di Fisica ed alla Società Italiana di Biologia Evoluzionistica di cui è Socio fondatore. In passato associato all’Associazione Italiana di Cinematografia Scientifica e all’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani.

Nessun commento

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Il Progresso Magazine Online Logo

 

Associazione culturale “THE PROGRESS 2.0”
Direzione-Redazione-Amministrazione
Via teatro Mercadante, 7
70022 Altamura (Ba)
mail: [email protected]

SEGUICI SU