Italian Art Project | Un nuovo rinascimento culturale

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La crisi epocale del Coronavirus: un momento irripetibile per proporre un Italian Art Project 

Ci sono momenti storici che non bisogna lasciarsi scappare. La terribile pandemia Covid 19 potrebbe essere uno di questi. Perché la ripresa economica ci sarà, e forse anche forte, finito (magari provvisoriamente fino al prossimo Inverno) tutto, ma se non si ritroveranno la basi “fondamentali” che rimettano al centro l’essere umano su cui costruirla, questa avrà nuovamente i piedi d’argilla (anzi, di carta finanziaria) che abbiamo riscontrato. 

Il substrato immateriale della Cultura è nell’uomo da sempre stata la primaria espressione distintiva rispetto a tutti gli altri esseri viventi. Ed è qui che bisogna “investire” per rigenerare l’umanità durante i momenti difficili. Pare un assurdo, ma investire in modo cospicuo nella Cultura proprio nelle fasi critiche è l’elemento determinante che produrrebbe una ripresa anche economica di lungo periodo. 

Ci sono stati dei momenti storici in cui questo è stato fatto. Per limitarci agli ultimi cento anni, anche quando a prevalere erano state motivazioni politico-nazionalistiche i frutti si sono visti abbondantemente.

Come nel Messico del 1922, sotto il governo del generale Alvaro Obregon, quando furono assunti con scopi nazionalistici per ricomporre le fratture del periodo rivoluzionario dei secondi Anni Dieci del XX Secolo degli artisti per dipingere dei murales negli edifici pubblici: tra questi vi lavorarono Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros e Josè Clemente Orozco. 

Ma l’esperimento decennale che resta il caso scuola è stato quello del Federal Art Project durante la Grande Depressione.

Nel 1933 il muralista George Biddle, scrisse una lettera al Presidente Roosevelt, suo antico compagno di scuola, proponendogli di sostenere gli artisti indigenti con “un salario da idraulico”, che in cambio avrebbero potuto offrire opera di formazione alle scuole e decorare gli edifici governativi.

Vennero fatti stanziamenti già in quell’anno, nonostante la scarsezza delle fonti finanziarie per la Grande Depressione, per la realizzazione di opere d’arte destinate a biblioteche, ospedali, uffici postali, musei, scuole, parchi. 

Nel successivo 1934 furono assunti quasi 4000 artisti che produssero una gran massa di dipinti, murales, stampe, sculture e opere d’artigianato per gli edifici governativi degli Stati Uniti e fornirono formazione artistica presso le scuole di tutto il Paese.

L’operazione si sviluppò ulteriormente attraverso il Federal Art Project, con circa 5000 artisti, fotografi, designer (stipendiandoli con 95 dollari al mese per 96 ore di lavoro), permettendo così loro di sopravvivere economicamente.

Molti di costoro, quasi tutti sotto i quarant’anni, non ebbero successo o ne ebbero limitatamente mentre altri come Mark Rothko, Jackson Pollock, Arshile Gorky e Willem De Kooning (nell’immagine), giunsero al successo internazionale. 

Come ricordò poi De Kooning:

“Il progetto è stato terribilmente importante. Esso ci ha dato abbastanza per vivere e abbiamo potuto dipingere quello che volevamo…”.

Nel 1943 il FAP cessò di finanziare gli artisti e il governo mise all’asta migliaia di dipinti finanziati dal Progetto: molti furono venduti al prezzo di 3 dollari e oggi alcuni di questi possono valere anche decine di milioni di dollari. 

Io non sono un artista come lo era stato George Biddle nel 1933 e non sono stato compagno di scuola di alcun uomo politico, però una lettera a chi di dovere la scrivo qui ed ora, proponendo di stanziare 50 milioni di Euro per dieci anni assumendo 5000 artisti italiani a 800 Euro al mese contro 80 ore (praticamente metà del tempo lavorativo mensile medio) di lavoro per produrre opere d’arte, decorare edifici e spazi pubblici e fornire formazione artistica scolastica.

Potrebbe sortirne davvero un nuovo Rinascimento culturale per un Paese come il nostro che ha un potenziale, sotto questo punto di vista, immensamente superiore a tutti gli altri, capace auspicabilmente di trascinare con sé una ripresa economica basata sui “valori” e non solo su “principi”, come accaduto in questi ultimi 75 anni: e c’è una bella differenza. 

di Paolo Turati

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1 Comment
  1. Potrebbe essere una bella idea visto che come ribadito nell’articolo, l’arte è un dono di tanti qui in Italia e considerato che stiamo attraversando uno dei periodi economici peggiori della nostra storia, potrebbe essere un incentivo a creare e a non stare immobili in attesa che venga qualcosa dall’alto. La gente creativa in Italia non è mai mancata quindi perché non adoperarsi, vengano fatti dei bandi e promosse iniziative magari funzionerebbe. Gli artisti citati mi riferisco soprattutto a Rothko e a Pollock sono stati presentati ultimamente al Complesso del Vittoriano a Roma e io stesso li ho scoperti lì e li ho trovati grandiosi e geniali tanto da rimanere stupito e ammirato. Quindi che aspettare….

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