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Conservazione della biodiversità in Italia

conservazione della biodiversità

Conservazione della Biodiversità

Rio Earth Summit 1992

Sono passati ventisette anni dalla Conferenza di Rio, dove si è evidenziato che il dibattito sull’ambiente e la conservazione della biodiversità è fortemente animato o, per meglio dire, dominato, da gruppi di pressione molto forti nei campi della morale, dell’etica e delle religioni, spesso con il risultato di spostare l’attenzione dalle vere priorità ambientali verso concezioni panteistiche che finiscono per creare una visione fortemente critica verso l’uomo, visto come cancro del pianeta e, quindi, da porre l’alternativa tra proteggere questo o il resto dei viventi.

Per certuni, un’entità soprannaturale ha creato la diversità della natura, questa è di sua proprietà, e gli uomini non hanno il diritto di distruggerla, o addirittura di utilizzarla. Altri, con argomenti assai vicini, partono dal principio che bisogna che il pubblico abbia l’impressione di commettere un sacrilegio o meglio un’infrazione, distruggendo la biodiversità, perché possa imporsi l’idea di conservazione della medesima.

Diversi Autori (vedi ad esempio Ehrenfeld, 1988) hanno portato avanti questa concezione filosofica che introduce la nozione di crimine moralmente riprovevole, della colpevolezza verso la natura e verso le generazioni future. Questa concezione è stata sovente utilizzata da molti movimenti conservazionisti che sono, o sono stati all’origine, dei movimenti moralistici che fanno appello all’etica.

In realtà, il dibattito filosofico intorno alla biodiversità prosegue sulla scia, ancora largamente d’attualità (vedi per esempio l’appello d’Heildelberg), intorno alle relazioni che l’uomo intrattiene con la natura, e sembra coincidere con un cambiamento di attitudine nelle società occidentali.

In effetti, durante i secoli trascorsi, ed in molti casi ancora oggi, le società occidentali, il Giappone ma anche l’ex Unione Sovietica, la Cina e l’India, hanno considerato la natura al servizio dell’uomo, e la dominazione dell’uomo sulla natura si è ulteriormente rafforzata all’epoca della rivoluzione industriale.

Figlio di questa concezione, il mito del progresso nel pensiero moderno postula che la natura deve essere dominata al fine di meglio sfruttarla. E’ il caso delle Specie, adesso protette con grande dispendio di mezzi e di risorse che, fino a non molto tempo fa, sono state considerate nocive e sterminate metodicamente in nome dello sviluppo agricolo (Cadoret, 1985). 

Conservazione della biodiversità 

conservazione della biodiversità
Specie un tempo considerate nocive Lince – Foto dell’Autore
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Specie un tempo considerate nocive Lupo – Foto dell’Autore

Questa visione utilitarista della natura sviluppata in Occidente, si è espansa nel resto del mondo attraverso la colonizzazione e gli scambi economici.

Essa ha conosciuto in un certo modo il suo apogeo dopo la seconda guerra mondiale, allorquando lo sviluppo dei mezzi tecnici ha permesso agli uomini di realizzare dei sogni folli: il semi-prosciugamento del Mare d’Aral, i grandi sbarramenti idroelettrici, il prosciugamento d’immense superfici di zone umide, sono i testimoni di questa ideologia, condivisa dai diversi sistemi politici dell’epoca, che considerava che il progresso dell’umanità dovesse necessariamente essere attuato attraverso il dominio sugli elementi naturali per mezzo delle conoscenze scientifiche e l’utilizzo della tecnologia.

Il principio secondo il quale l’uomo e la natura sono due entità separate, quest’ultima potendo essere un obiettivo di studio e sperimentazione, è manifesto a grandi righe nell’evoluzione della scienza ecologica che per lungo tempo si è concentrata a studiare gli ambienti vergini dall’influenza umana, come nel caso del Programma Biologico Internazionale degli anni ‘6O. Questo fu seguito negli anni ‘7O dal Programma l’Uomo e la Biosfera (MAB) che, per la prima volta, introduceva l’uomo come elemento degli ecosistemi. 

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Il logo del Man and the Biosphere Programme – Foto Wikimedia Commons

Ritroviamo l’idea che l’uomo e la natura sono due entità separate, nel rapporto dominante-dominato, nella concezione dei modelli di gestione (detta razionale, il termine è rivelatore) delle risorse viventi che prendevano in conto unicamente le risorse ignorando gli attori sociali.

Ma l’attitudine dell’uomo in rapporto alla natura è andata sempre più evolvendosi, specialmente nelle società occidentali moderne per le quali la natura è spesso diventata un luogo simbolico di piaceri e di riposo, di rigenerazione e contemplazione. L’ambiente naturale diventa così uno spazio neutro dove il cittadino dimentica temporaneamente le tensioni sociali e le costrizioni del lavoro produttivo (Bozonnet et Fischesser, 1985).

L’importanza crescente delle città, ha certamente contribuito a far progredire questa visione nella mentalità del grosso pubblico. D’altra parte, se la società occidentale ha per lungo tempo fondato il suo sviluppo sulla dicotomia uomo-natura, per altre società, al contrario, la sopravvivenza della specie umana passa obbligatoriamente attraverso la conservazione dei grandi equilibri naturali.

All’estremo, certune comunità rurali di tradizione panteista, considerano che la natura è composta di esseri con i quali l’uomo intrattiene delle relazioni a volte conflittuali. Sono queste le concezioni, con livelli di sensibilità diversi, che animano molte delle ONG o dei gruppi di pressione.

Su un piano più istituzionale, la Carta Mondiale della Natura, adottata dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1982, riconosce che il genere umano fa parte della natura e che ogni forma di vita è unica e merita rispetto.

Si fa appello alla cooperazione internazionale per mettere in atto delle strategie di conservazione della natura, ma queste iniziative hanno avuto in definitiva un impatto decisamente modesto, nella misura in cui i governi non sono stati obbligati ad impegni ben precisi che, peraltro, richiedono una vasta gamma di competenze per un utilizzo durevole della biodiversità e, spesso, ingenti risorse economiche.

L’UICN (International Union for Conservation of Nature) ha proposto più recentemente basi etiche per la conservazione della diversità biologica (McNeely, 1989), focalizzando l’attenzione sul fatto che l’umanità è parte integrante della natura, ed è sottoposta alle stesse leggi ecologiche delle altre specie.

Ne discende, in particolare, la necessità di un profondo rispetto della natura:

tutte le Specie hanno il diritto di esistere e la conservazione degli esseri viventi aumenta la qualità della vita.

In questa prospettiva si comprende quanto sia necessario preservare l’integrità dei processi ecologici che condizionano il mantenimento della biosfera e promuovere quindi uno sviluppo che non pregiudichi il rinnovamento naturale delle risorse e non alteri l’equilibrio dei sistemi.

Il concetto di sviluppo duraturo, che non è molto differente in realtà da quello di eco-sviluppo, fa in particolare riferimento alla nostra responsabilità di trasmettere un’eredità in buono stato alle future generazioni.

Questa nozione non è assolutamente neutra politicamente.

Infatti esige implicitamente un approfondimento di pratiche di democrazia partecipata, a partire dal livello locale fino a livello internazionale.

Essa suscita ugualmente un duplice interrogativo:

  • quali sono gli strumenti che ci consentiranno di applicare questo concetto in pratica?
  • sino a quale punto si può perseguire lo sviluppo senza mettere in pericolo l’equilibrio uomo/natura?

Finora, possiamo asserire che, al di la di affermazioni di principio, la maggior parte delle problematiche affrontate in ambito internazionale, non ha trovato soluzioni soddisfacenti, in quanto i singoli Stati antepongono i loro interessi immediati a strategie di ampio respiro e, sovente, i governi tendono a bypassare anche gli accordi e gli impegni assunti a livello internazionale.

Per correttezza andrebbe considerato anche il rispetto del Protocollo di Kioto, concernente le misure da adottare per contrastare il supposto riscaldamento globale causato dall’immissione in atmosfera dei cosiddetti “gas serra”, in quanto è impensabile ritenere la conservazione della biodiversità avulsa dal contesto più ampio formato da tutto l’insieme delle componenti ecosistemiche.

Da questo punto di vista, le misure che sarebbe stato necessario prendere per cominciare a mutare lo scenario energetico, malgrado le roboanti dichiarazioni della classe politica: sono state generosamente finanziate le cosiddette energie alternative (più correttamente integrative), mentre si è trascurata la possibilità di porre un limite all’utilizzo dei combustibili fossili, sostituendoli almeno in parte con nucleare, solare termodinamico a concentrazione, geotermico, ecc.

Il cosiddetto risparmio energetico (o, meglio, efficienza energetica) viene trascurato dai cittadini che, spesso, utilizzano in maniera smodata i combustibili (vedi ad esempio la temperatura media tenuta all’interno degli edifici, ossia altissima d’inverno e bassissima in estate, o l’utilizzo massivo dell’automobile), per non parlare della dipendenza energetica del nostro Paese dal gas naturale e dagli oli pesanti, mentre il solo accennare al nucleare da fissione viene considerato blasfemo.

Parimenti fondamentale è la conservazione degli habitat 

Infatti la prima causa dell’estinzione di specie e popolazioni è proprio la riduzione e/o la distruzione degli stessi: da questo punto di vista, in Italia, nonostante siano state sottoposte molte zone a tutela, si continua a costruire dappertutto ed ad alterare il paesaggio. Basta verificare come vengono “preservate” le zone umide interne!!

Non parliamo della manutenzione ambientale, questa è sconosciuta ai più e, malgrado le enormi somme stanziate per la protezione ambientale, raramente effettuata. Infatti non si è ancora passati dalla cultura dell’emergenza a quella della programmazione e gestione.

Ma, dopo la distruzione di habitat, per distruggere le Specie, il sistema più efficiente è l’introduzione di Specie alloctone, a volte accidentale, ma più spesso risultato di incuria o, peggio, di atti deliberati.

Ovviamente, dopo tali atti irresponsabili, l’eventuale eradicazione delle specie invasive, viene osteggiata dai sedicenti protettori dell’ambiente. In particolare dai cosiddetti animalisti, che antepongono all’integrità degli ecosistemi dove ogni Specie si è coevoluta con le altre, la protezione ad oltranza del singolo organismo immesso, anche se questo causa ingenti danni alle Specie autoctone.

Conservazione della biodiversità 

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Specie autoctona Iris reticulata – Foto dell’Autore
Conservazione biodiversità
Specie alloctona Iris japonica – Foto dell’Autore

Al terzo posto di questa nefasta classifica, viene l’impatto causato dalle attività umane, spesso dovuto alla non corretta applicazione tecnologica delle attività agricole e industriali, e, paradossalmente, dalla mancata realizzazione di infrastrutture (come inceneritori, interporti, incremento del trasporto su rotaia, su vie d’acqua e su arterie di scorrimento) e dal rifiuto, pressoché totale, di nuove tecnologie che, viceversa, potrebbero consentire di migliorare drasticamente la qualità e la salubrità degli ambienti naturali ed antropizzati (come le biotecnologie).

Purtroppo, a fronte del quadro che abbiamo delineato, l’approccio verso le problematiche ambientali (e non solo verso queste) è del tutto peculiare del nostro Paese: oltre all’atavica cultura dell’emergenza, che andrebbe sostituita dalla cultura della programmazione, come più sopra delineato, ogni decisione da prendere è il frutto di accordi ed aggiustamenti o del virare verso chi in quel momento detiene la maggioranza.

Mappa degli ecosistemi e mappa del suolo consumato a livello comunale – Cortesia ISPRA

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Ettore Ruberti

Naturalista, giornalista scientifico. Professore di Biologia, Chimica, Fisica e Geografia fisica presso il Liceo Scientifico e Linguistico “Maroni” di Varese dal 1983 al 1989. Giornalista free lance, dal 1977, con collaborazioni con le seguenti testate: La Prealpina, Il Giorno, La Stampa, Inquinamento, Il Medico e il paziente, Oasis, Geodes, Migratori Alati, Le Scienze, Petrolieri d’Italia, Ambiente, ecc. Redattore da luglio 1988 a febbraio 1990 presso la rivista Acqua & Aria. Attualmente scrive, per conto dell’ENEA e come attività intellettuale su 21mo Secolo, MuseoEnergia, L’Eco dei Laghi, ecc. Collaborazioni con Enti ed Istituti di ricerca nel campo zoologico, in particolare inserito nel Gruppo di Lavoro Uccelli Migratori dell’Organizzazione Ricerche Ornitologiche dell’RGF dal 1978 al 2010, in cui curava anche l’informatizzazione e l’elaborazione statistica dei dati validati dall’INFS di Bologna e dall’IWT di Slimbridge. Partecipazione gratuita e svolta fuori dall’orario di lavoro, dal 2011, con la Fondazione Gianfranco Realini per la valorizzazione del territorio che si occupa di Zone Umide (paludi, canneti rivieraschi, torbiere, ecc.), in relazione alla possibile partecipazione (in collaborazione con due gruppi di lavoro dell’ENEA Casaccia) ad un progetto LIFE. Collaborazione con l’Università di Pavia, in seguito ad una richiesta ufficiale di quest’ultima all’ENEA, volta alla classificazione di Aracnidi ed Insetti. Collaborazione portata a termine. Collaborazioni con vari Editori per opere editoriali nei campi suddetti e per la referizzazioni di studi e ricerche. I campi in cui ha acquisito le maggiori competenze sono: Entomologia, Aracnologia, Erpetologia, Evoluzionismo, Gestione delle Risorse naturali, Fotografia e Cinematografia Scientifica, Microscopia (sia ottica che elettronica), oltre naturalmente all’elaborazione e gestione dell’informazione, sia a livello divulgativo che scientifico Dipendente dell’ENEA dal 9 aprile 1990, Assunto per concorso per assunzione in prova, con qualifica di giornalista scientifico (7° livello) (Gazzetta Ufficiale – IV Serie Speciale – “Concorsi ed Esami” – n. 103 del 30 dicembre 1988) approvata dal presidente dell’ENEA con delibera n. 24/89/G del 21/12/89, cui si richiedevano almeno otto anni di esperienza nei settori giornalistico scientifico e didattico (provati con ampia documentazione), con graduatoria 95/100. Assunzione divenuta a tempo indeterminato dopo sei mesi (sempre al 7° livello). Inserito nella Divisione Relazioni Esterne, sede di Milano, si è occupato di diffusione dell’informazione, con interventi anche in ambito scolastico ed universitario, organizzazione di Convegni, Conferenze, ecc., spesso ha anche coadiuvato il personale della sede, in particolare Dr. Sani, Dr. Gavagnin, Prof. Bordonali, Sig. Griffini, Dr. Valenza, Prof. De Murtas. Ha pubblicato vari articoli sulla problematica relativa agli OGM sulla rivista “AgriCulture”, aprile 2003, su Migratori alati nel 2001, 2002, 2003, 2004, su La Padania nel 2005, 21mo Secolo. Dal 1991 segue le problematiche relative allo sviluppo dell’Idrogeno come vettore energetico, per conto della Divisione Tecnologie Energetiche Avanzate, che rappresenta ufficialmente al Forum Italiano dell’Idrogeno, inserito nel Consiglio Direttivo e all’AIDIC dove, dal 1993 al 1997, era stato costituito un gruppo di lavoro “CO2: riduzione, contenimento della produzione e riuso” che ha cessato la sua attività nel 1997. Nel contesto di questo incarico ha organizzato vari Convegni e tenuto Conferenze in Italia e all’estero, ha inoltre pubblicato vari articoli su riviste Scientifico-divulgative, tra cui: un articolo interno su “Le Scienze” (edizione italiana di Scientific American) del settembre 2000: “Idrogeno: energia per il futuro” N° 385, settembre 2000, pag. 90/98; un articolo concernente il sistema idrogeno sul numero monografico del 1996 dell’Organo ufficiale degli Ingegneri della Svizzera italiana, pubblicato come Atti di un Convegno sull’argomento; un numero, quasi monografico, di “Petrolieri d’Italia”, 2001; alcuni articoli su 21mo Secolo dal 1994 al 2006; ha inoltre effettuato vari interventi su televisioni italiane e svizzere; .ha partecipato, nel l’ambito del Forum, in qualità di Docente al Corso sulla sicurezza del sistema idrogeno, tenutosi nel 2002 presso l’Istituto Superiore Antincendio dei Vigili del Fuoco, sotto l’egida del Ministero degli Interni. E’ coautore del libro bianco sull’idrogeno “Linee guida per la definizione di un piano strategico per lo sviluppo del vettore energetico idrogeno”, scritto dai membri del Forum. Ha presentato, primo in Italia, un lavoro concernente l’utilizzo di nanotubi di carbonio per l’accumulo ed il trasporto dell’idrogeno (sotto forma di poster), al SolarExpo di Verona nel dicembre 2000. Nell’ambito degli incarichi portati a termine, ha seguito, per conto del Professor Umberto Colombo, gli sviluppi delle ricerche sulla Fusione Fredda, campo in cui ha anche pubblicato alcuni articoli, ed è in corso di stampa un libro che ha scritto sull’argomento. Lavorando in questo ambito, ha acquisito una significativa conoscenza della meccanica quantistica e dei fenomeni nucleari ed elettromagnetici nella materia condensata. Per questo motivo, nel 2004 è stato eletto Membro dell’International Society For Condensed Matter Nuclear Science. E’ Autore di diverse pubblicazioni concernenti la produzione energetica per mezzo della fissione dell’atomo ed i relativi problemi legati alla sicurezza ed all’impatto ambientale. Dal giugno 1996 al giugno 2010 Ricercatore nella Divisione GEM (1996-2001) e BIOTEC (2001-2010) inserito nel Board di Direzione, anche se ha continuato a dedicare una parte del tempo (valutabile al 20% del totale) all’idrogeno. In questo ambito ha lavorato in sinergia con il Professor De Murtas, con il quale collaborava anche precedentemente. Ha pubblicato, sulla rivista Energia Ambiente e Innovazione, n° 6/1997, una monografia sull’Evoluzione Biologica, campo in cui è uno specialista. Ha sviluppato una nuova ipotesi sul ruolo svolto da un debole campo elettromagnetico in argille di origine magmatiche (le montmorilloniti) nella formazione delle prime macromolecole biologiche, ipotesi che sta sottoponendo a verifica sperimentale. In particolare, la parte sperimentale sarà sviluppata presso il laboratorio del Dr. Francesco Celani dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali di Frascati. Sta sviluppando un sistema per la riconnessione di tessuto nervoso reciso, attualmente sui Molluschi Gasteropodi Polmonati (Limax ruber), ma con l’obiettivo di applicarlo ai Vertebrati e, quindi, all’Uomo (si tenga presente che non vi è nessuna differenza rilevante fra il tessuto nervoso dei Molluschi e quello dei Vertebrati). Ha sviluppato, in collaborazione con il Prof. Brera (Rettore dell’Università Ambrosiana), un Progetto di ricerca (Progetto Against Malaria) volto all’interruzione del ciclo del Plasmodio che causa la malaria nel ciclo biologico delle Zanzare del genere Anopheles. Progetto per cui ha proposto all’ENEA una collaborazione. Insieme con il Professor De Murtas, nel 1977, ha scritto un libro sulla Biodiversità. Attualmente è impegnato ad una revisione della classificazione animale, ai livelli superiori, in relazione ai principi della Nuova Sintesi, con gli apporti derivati dalla biochimica (non cladista, di cui rifiuta la teoria, i metodi e le finalità); sta realizzando un atlante di Anatomia degli Insetti, per cui ha elaborato una nuova tecnica di lavoro. Relatore, nel 2011, di una Tesi di Laurea concernente l’utilizzo del Batterio Ralstonia detesculanense per il sequestro dei metalli pesanti. Tesi presentata presso l’Università La Sapienza di Roma da Laura Quartieri che si è laureata con un punteggio di 107/110. Tale tesi è stata in seguito oggetto di pubblicazione su una rivista della Elsevier. Dal ’97 Professore a contratto di Biologia generale e molecolare all’Università Ambrosiana. Dal 25 settembre 2012 con qualifica accademica di Licentia Docenti ad Honorem per merito di chiara fama nella disciplina. Associato alla Società Italiana di Scienze Naturali, alla Società Entomologica Italiana, alla Società Herpetologica Italica, alla Società Italiana di Fisica ed alla Società Italiana di Biologia Evoluzionistica di cui è Socio fondatore. In passato associato all’Associazione Italiana di Cinematografia Scientifica e all’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani.

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