Donnafugata | di Costanza DiQuattro

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Con Donnafugata Costanza DiQuattro fa rivivere il suo nobile antenato

“Non siamo altro che rose. Duriamo il tempo di un sorriso, di un ricordo da custodire, di una notte da ricordare. E quando ci voltiamo indietro di noi resta solo la scia debole di un profumo che è stato intenso.”

Così il Barone Corrado Arezzo De Spucches sintetizza la sua avventura umana, raccontata con finezza psicologica da Costanza DiQuattro, scrittrice siciliana che di quel casato è discendente. Dunque è una storia di famiglia, quella che si snoda nel suo secondo romanzo, “Donnafugata” pubblicato da Baldini & Castoldi, come la sua prima opera letteraria “La mia casa di Montalbano”.



Profondamente legata alla sua Sicilia, con un linguaggio che mescola abilmente due lingue: l’italiano e il siciliano, l’Autrice fa ruotare tutto il racconto intorno alla figura del Barone, un uomo intelligente, profondamente buono, con un innato senso della giustizia, un mecenate, che anelava per la sua Isola la libertà da ogni dominazione estranea e che ha saputo amare con semplicità e prendersi cura della sua famiglia e delle genti che da lui dipendevano, sia nelle campagne intorno al palazzo che nella filanda che il padre aveva costruito con intuito imprenditoriale. 

Così Donnafugata non è solo la tenuta di famiglia a Ibla (che oggi è il centro storico di Ragusa) ma il luogo del cuore del Barone, che sempre nella sua vita vi farà ritorno per ritrovare la pace interiore. Ed è a questo luogo speciale e ai suoi profumi che anche l’Autrice è intimante legata, tanto che oggi insieme alla sorella si occupa del teatro di Donnafugata, recuperato dopo un attento restauro durato anni e che oggi è l’unico teatro di Ragusa e simbolo di una Sicilia colta e illuminata.

Infatti il padre del Barone Corrado, con l’audacia di chi sa vedere il futuro e non solo il proprio interesse, volle edificare un teatro aperto anche per le famiglie degli operai che gravitavano intorno alla nobile famiglia. Un luogo di delizie da cui si poteva accedere anche direttamente dalla strada. Corrado nella sua vita perseguì sempre gli ideali del padre, sognando una Sicilia finalmente libera da ogni dominazione.

Un sogno condiviso anche saldi rapporti amicali:  due figure di rango elevato suoi pari Gian Battista Marini e Paolo Impellizzeri con cui intavolare lunghe discussioni e un uomo del popolo, Michieluzzo, “il bambino con la tunichetta lisa, vestito di fango e fame”, a lui devoto fin dall’infanzia, ma mai considerato inferiore, tanto che sarà a lui che il Barone confiderà le sue amarezze e sempre a lui affiderà il futuro delle sue amatissime nipoti, le figlie dell’unica figlia scomparsa prematuramente.

Con la sua scrittura brillante l’Autrice riesce a far partecipare il lettore alle gioie e ai dolori di un’esistenza eccezionale eppure così umanamente comune, alternando, anche nella scrittura, momenti di leggerezza alle emozioni profonde scaturite dalla tragedia. La figura di Corrado è tratteggiata con acuta finezza e devozione affettuosa e le pagine regalano incanti appassionati. pervase come sono da quel profumo intenso che sparge nell’aria il roseto di Donnafugata, lascito d’amore della moglie del Barone e luogo di pace e di bellezza.

di Micaela Figliozzi

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